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  1. #51
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    Mele - Fado (GE)
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Citazione Originariamente Scritto da EnnioDiPrinzio Visualizza Messaggio
    La risposta al tuo quesito:quale fosse l'originaria vegetazione costiera dell'Abruzzo è contenuta nel mio post del 15 sett ore 12.06.Infatti nella stessa zona del robinieto,esistono ancora larghi tratti di bosco a roverella,che in alcuni punti vede anche il leccio(ma prevale comunque la roverella) i motivi per cui questi boschi originari si sono conservati sono di tipo morfologico(terreni scoscesi costituiti da pendii quasi verticali di valli che incidono pianalti arenacei).Molti boschi furono lottizzati nell'800 per essere coltivati, ma molti sono ancora presenti.
    Nei fondovalle invece prevalgono associazioni igrofile,mentre nei pendii più freschi possiamo trovare cerri anche dietro le spiagge,con abbondante copertura di felce aquilina.
    Potrei all'occorrenza postare molte immagini di quanto asserito.Tutto ciò dimostra la prevalenza delle caducifoglie (che richiamano climi temperati o quasi) sull'Adriatico centrale e prevalenza di sempreverdi sulle coste tirreniche.Ovviamente io mi riferisco alle coste ed alle prime pendici collinari;ossia si escludono i fondovalle e le pianure costiere soggette ad alluvioni dove i boschi a farnia possono scendere molto a sud sul versante tirrenico.
    P.S. trovo il lato balcanico dell'Adriatico molto più mediterraneo sin dalla latitudine di Fiume rispetto alle coste adriatiche centrali italiane.Questo dipende dal substrato calcareo che annulla la maggiore piovosità,e dall'azione mitigatrice dei monti che riparano quel lato orientale da freddo e neve a cui il lato italiano è soggetto.Basta dare un'occhiata con street view

    questo ad esempio è un tratto di bosco xerofilo originario(con prevalenza di roverella) su un pendio esposto ad ovest di bassa quota (50-70 m. slm) lungo la A!4 presso il casello autostradale di Lanciano
    -Allegato 324521
    Sì, ma devi tenere conto di due cose: le plantule di leccio sono sciafile, quelle delle querce decidue submediterranee (in particolare roverella, cerro, rovere) sono invece abbastanza eliofile, in un terreno che è stato disboscato è difficile che vi sia una ricrescita diretta della lecceta, anche se questa ne avesse costituito il climax vegetale originario. Ti faccio un esempio banale: quel fenomeno che hai notato sulle colline del Tigullio, a quota molto bassa, vale a dire la crescita di plantulae e giovani esemplari di Quercus pubescens (roverella) in zone occupate dalla gariga secondaria (quella dovuta ad incendi) è la conseguenza della scarsa competitività della lecceta sui terreni acclivi esposti a Sud e ad Ovest, anche in aree in cui questa formazione era almeno originariamente climacica (e lo era almeno fino ai 600-700 m nel Tigullio orientale), laddove infatti il terreno risulta almeno parzialmente esposto ai raggi solari le piante di leccio tendono ad essere sopraffatte dalle roverelle. Invece sui versanti esposti a Nord, compresi quelli piuttosto freddi della Val di Vara i lecci potrebbero benissimo vegetare, ma subiscono la competizione di latifoglie pollonifere, che siano autoctone della nostra flora (carpino nero od orniello) o che siano esotiche (robinia ed ailanto) e vengono quindi relegati in ambiente rupestre. Tieni poi conto di un altro fenomeno: i lecci hanno bisogno di terreni drenati e tendenzialmente basici, su argille e su suoli arenacei solitamente non vegetano o quantomeno non formano consorzi forestali estesi e puri, come avviene di regola sul calcare, questo però non è dovuto, come mi sembra tu creda, al fatto che i terreni calcarei siano "più caldi" e in grado di conservare delle specie termoxerofile che altrove non crescono, ma semplicemente perché per poter vegetare e crescere adeguatamente il leccio, come molte specie calcifile, ha bisogno di una certa quantità di ioni di calcio e, in misura minore, perché su terreni calcarei risulta più competitivo di altre querce sempreverdi (es. Quercus suber) o caducifoglie (es. Quercus petraea). E ad ogni modo non bisogna guardare solo la componente arborea della vegetazione, perché per definire un climax bisogna osservare l'intero corteggio floristico, ad esempio in una formazione di leccio a quote collinari in Sicilia troverai specie tipiche di bioclimi termomediterranei (ad esempio Teucrium flavum) che difficilmente troverai nelle Marche o in Liguria, dove sono presenti solo in ambienti di rifugio (oasi xerotermiche tipo il Conero o Portofino), così come in un bosco misto ad orniello e leccio sulle coste dell'Istria meridionale troverai specie euri-mediterranee e sud europee che in Sicilia saranno (se presenti) relegate nella fascia supramediterraea dei querceti termofili, ossia verso i 1000-1300 m

    Inoltre sottovaluti la resistenza del leccio al gelo, che è nettamente superiore a quella delle più resistenti varietà di olivo, il motivo per cui il leccio o perlomeno i boschi di leccio, sono scomparsi dalla maggior parte del panorama vegetale peninsulare (dalle aree litoranee e sublitoranee) è che è una pianta che per lungo tempo è stata considerata poco redditizia rispetto ad altre: legno meno lavorabile delle querce caducifoglie e meno pregiato, tempi di accrescimento lunghi, esigenze climatiche precise (suolo drenati, discreta umidità edafica, buon ombreggiamento per quanto riguarda le giovani plantule) in più è anche pianta non pollonifera. Probabilmente se non fossero state immesse specie esotiche invasive le aree abbandonate un tempo occupate da colture oggi si evolverebbero naturalmente verso formazioni miste a frassino minore e leccio lungo tutto il litorale adriatico su suoli da neutri a basici, perlomeno da Termoli a Riccione, ossia lo stesso tipo di alleanza vegetale (Orno-Quercetum illicis) che caratterizza ancora le coste dell'Istria e della Dalmazia settentrionale e centrale, mentre avremmo formazioni di querce caducifoglie submediterranee (cerro, roverella e in misura minore rovere) su substrati arenacei e nelle colline retrostanti.

    E poi sulle querce vanno sfatati un po' di miti ad esempio che la sughera non sopporti neppure lievi gelate (riporta danni gravi solo dopo ripetute minime prossime o inferiori a -10°C e i danni all'apparato radicale solo se si scende sotto i -15/-18), oppure quello che vede nalla rovere (Quercus petraea) una specie quasi "nordica" rispetto alla "mediterranea" roverella (Quercus pubescens), in realtà la rovere è meno resistente alle gelate tardive di roverella e cerro, nonostante l'areale più settentrionale...
    Ultima modifica di galinsoga; 18/09/2013 alle 11:45

  2. #52
    Vento forte L'avatar di EnnioDiPrinzio
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    ciao Galisoga
    varrebbe la pena di aprire un 3d specifico sulla vegetazione,non solo del medio Adriatico,ma di tutte le aree dei vari forumisti.Questo si può fare sia con osservazioni dirette,e postando reportage fotografici fatti ad hoc,sia usando google earth e maps.
    Io sono un appassionato "inesperto",riesco a distinguere magari i vari alberi,e poco le piante minori,è giusto che per giudicare nel complesso una associazione climax bisogna guardare tutte le componenti e non soffermarsi solo alle essenze arboree.Tuttavia,in attesa di farlo,mi permetto di correggere alcune tue ipotesi ricostruttive:
    non dobbiamo sforzarci di ipotizzare cosa dovesse crescere sulle coste del medio Adriatico italiano,perchè rimangono,nonostante lo sfruttamento agricolo ed antropico,innumerevoli boschetti residuali(in ogni condizione edafica e di esposizione) che permette di farsi un'idea abbastanza chiara(ripeto non basata su ipotesi,ma sull'osservazione diretta di quello che cresce ad oggi).
    Quello che ai residenti tirrenici,appare strano è che il leccio non abbia sul versante adriatico(italiano) la stessa frequenza che ha nel versante tirrenico.La risposta è abbastanza semplice,da noi a parità di latitune fa più freddo,ed i suoli rocciosi(potenzialmente più aridi rispetto a terreni più sciolti) sono confinati in precisi punti(guarda caso proprio dove invece il leccio prospera pure in Adriatico).
    Della tua ipotesi dovresti correggere solo un dato:scrivere roverella al posto di leccio mentre tutto il resto è giusto.Ossia i boschi collinari e costieri mantengono,ancora oggi una predominanza di roverella rispetto al leccio(fai conto su 10 piante 8 roverelle e 2 lecci).Tutto qui.Poi ci sono situazioni limitate e paricolari dove questo rapporto si può localmente invertire(ma sono casi isolati credimi).
    Quando avrò il tempo(spero di farlo al più presto e mi piacerà confrontarnmi con te che mi sembri molto più esperto di me) ti documenterò il tipo di essenze arboree spontanee che crescono nei boschi residui della mia zona;per ora ti riassumo le varie situazioni:
    1)coste rocciose composte da banchi di arenaria e/o conglomerati di ciotoli tra Ortona e Vasto,vedono boschetti residui di roverelle sparsi un pò ovunque,c'è la presenza di leccio ma prevale sempre la roverella.Inoltre il leccio può crescere ai bordi degli strapiombi in forma più o meno cespugliosa.Nelle vallette vedo anche carpini,frassini,olmi,ma anche lentischi,come pure distese di felce aquilina ecc.Tutti i boschi residui sono assediati da robinie ed in misura minore da ailanti.In qualche caso i semi dei pini di aleppo(spesso coltivati nei giardini) riescono a far crescere qualche esemplare isolato.Lungo ruscelli e torrenti c'è bosco ripariale a salici e pioppi.Tutte le antiche strade medioevali sono bordate da roverelle anche dove i boschi hanno lasciato il posto alle coltivazioni(rarissimo l'uso del leccio).
    2)la fascia collinare appena più interna,diciamo fino a Lanciano,ha le stesse caratteristiche vegetazionali;anche nei terreni pianeggianti dei pianalti di conglomerato(ricoperti da terra nera di mediocre spessore) le stradine antiche medioevali sono esclusivamente bordate da filari di roverelle secolari,(i lecci sono mosche bianche),tuttavia anche qui sui bordi dei pianalti si possono trovare di tanto in tanto lecci frammisti a roverelle.
    3a)ad un certo punto il pianalto arenaceo e di ciotoli subfossili conglomerati finisce verso l'interno,e lascia emergere le argille sottostanti(questo succede poco a sud di Lanciano);le colline argillose,con i loro profili morbidi,sono state quasi del tutto coltivate a seminativi,ma rimangono sempre le quercie nei filari delle antiche strade e qualche raro boschetto di roverelle.
    3b)ancora più verso l'interno,ma a quote basse,emergono i primi speroni calcarei(verso Casoli,il primo sperone emerge in località "Guarenna"qui succede un fatto "Prodigioso" i boschetti a roverella e carpino nero lasciano il posto a lecci e ginepri se il pendio è esposto a sud,mentre continuano indisturbati se l'esposizione è a nord(questo contraddice quanto asserivi nel tuo intervento sui lecci che amano l'ombra:quello che dici tu l'ho notato a Portofino nei riguardi del pino d'aleppo dove le due essenze si distribuiscono in base all'orientamento;ma da me la compezione è nei riguardi del bosco misto di quercie,che soccombe nelle aride pendici calcaree esposte a sud sotto i 300 m e lascia campo libero al leccio compatto).
    3c) se invece di scendere da Lanciano,verso le colline argillose della val di Sangro,rimaniamo sui pianalti arenacei e di conglomerati che continuano sulla linea Ortona-Orsogna fin quasi alle falde della Maiella,qui subentra a quote di poco superiori 350-400 metri nelle località Filetto ed Orsogna,un clima più fresco ed umido(la piovosità supera i 1000 mm/anno,mentre a Lanciano si attesta a 780 mm/anno,e sulla costa rimane a 600 mm anno.Quindi verso Filetto alla roverella subentra un bosco più mesofilo(pare ci siano anche piccoli assembramenti di castagno).

    Ultime note sui lecci,sulle rocce calcaree esposte a sud o ovest del versante orientale della bassa valle del Sangro (sotto il monte Pallano) i lecci sono compatti,mentre sui terreni più sciolti,verso il mare prevale la roverella.Gli ultimi lecci cespugliosi si trovano isolati sugli strapiombi,assediati dal bosco a quercie e carpini,fino a 700 m. ed oltre quando il cerro prende il sopravvento e prepara il climax della faggeta-abetina(che inizia ad 800-900 m).(valle del torrente Turcano)

    P.S. dalle parti di Pescara oltre ai boschetti di roverelle,sulle colline circostanti la città.esistono assembramenti di pini di aleppo(ma non ho idea se siano naturalizzati oppure originari)forse sono il residuo di bonifiche spagnole del 500 ma non ci metterei la mano sul fuoco,certo che nella costa più a sud,di cui ho parlato sopra(Ortona Vasto) tali boschetti non esistono.
    Ultima modifica di EnnioDiPrinzio; 18/09/2013 alle 22:00

  3. #53
    Vento forte L'avatar di Daniele_Bianchino_rm
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    -la connessione clima-vegetazione è molto importante a mio avviso.
    Vi ricordo che nel bacino del Mediterraneo, su gran parte delle coste rocciose d' Italia (per lo meno in Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Liguria e sulle coste di Tunisa, Algeria, Spagna ed alcune isole greche) è presente l'unica specie di palma autoctona del continente europeo, Chamaerops humilis, e questo non è un caso. Un altra speci dei palma, piu' grande, tipical del Mediterraneo Orientale (Creta, Turchia, Cipro) e' la Phoenix theophrasti. Ovviamente in gran parte del centro-sud e del sud abbiamo moltissimi giardini dove proliferano palme varie, yucche, ficus, cycas, banani, araucarie (come le bellissime Araucaria columnaris di Palermo tipiche di un' isola tropicaledel Pacifico), e pappagalli parrocchetti che volano in branchi in alcune ville d'Italia (adirittura riproducendosi). Questi ovviamente sono solo casi "alloctoni" di specie vegetali e animali che sono riusciti ad ambientarsi, ma anche il solo fatto che si sono riuscite ad ambientare la dice lunga sul nostro clima..
    Ultima modifica di Daniele_Bianchino_rm; 27/09/2013 alle 12:14
    .."Ma una parte di me ascoltava il silenzio di quel bosco,di tutti quegl'esseri nascosti,e pensavo..esiste anche questo intorno a noi,cio' che non verra' mai toccato,nè visto da tutti gli uomini comuni..solo da quelli che vivono davvero..

  4. #54
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Subtropicale o no,il clima mediterraneo in rapporto alla latitudine è un pò la croce dei freddofili.
    La"classifica"delle estati italiane dal 1948 al 2009:
    http://picturepush.com/public/2198351

  5. #55
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Citazione Originariamente Scritto da John Visualizza Messaggio
    Subtropicale o no,il clima mediterraneo in rapporto alla latitudine è un pò la croce dei freddofili.
    Uhm, diciamo che se non si è freddofili estremisti, in certi posti non è così male, basta scegliere una quota collinare (adriatica più che tirrenica)

  6. #56
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Citazione Originariamente Scritto da Daniele_roma Visualizza Messaggio
    -la connessione clima-vegetazione è molto importante a mio avviso.
    Vi ricordo che nel bacino del Mediterraneo, su gran parte delle coste rocciose d' Italia (per lo meno in Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Liguria e sulle coste di Tunisa, Algeria, Spagna ed alcune isole greche) è presente l'unica specie di palma autoctona del continente europeo, Chamaerops humilis, e questo non è un caso. Un altra speci dei palma, piu' grande, tipical del Mediterraneo Orientale (Creta, Turchia, Cipro) e' la Phoenix theophrasti. Ovviamente in gran parte del centro-sud e del sud abbiamo moltissimi giardini dove proliferano palme varie, yucche, ficus, cycas, banani, araucarie (come le bellissime Araucaria columnaris di Palermo tipiche di un' isola tropicaledel Pacifico), e pappagalli parrocchetti che volano in branchi in alcune ville d'Italia (adirittura riproducendosi). Questi ovviamente sono solo casi "alloctoni" di specie vegetali e animali che sono riusciti ad ambientarsi, ma anche il solo fatto che si sono riuscite ad ambientare la dice lunga sul nostro clima..
    Mah, l'areale della Chamaerops humilis L. non comprende in realtà né le coste liguri né quelle toscane, ma risale a fatica il litorale tirrenico fino ai dintorni di Terracina, per poi smembrarsi in piccoli popolamenti che rientrano in una fascia di vegetazione quasi completamente extrazonale e che, divenendo sempre più isolati tra loro raggiungono, infine, la Toscana meridionale. Di queste popolazioni la più consistente è quella dell'Argentario, dove la cosiddetta "Palma di San Pietro" è localizzata ma relativamente abbondante sui versanti ovest e sud del promontorio mentre più a Nord abbiamo un paio di stazioni (costituite in tutto da una trentina di individui) nei pressi di Piombino e una micropopolazione ligure sul versante ovest del Monte di Portofino, segnalata nel 1986 da Francesco Orsino e da Silvia Oliveri (UniGE) e costituita, attualmente, da quattro-cinque esemplari, io francamente sulla naturalità di questa stazione ho qualche dubbio, visto che è una specie coltivatissima nei giardini ottocenteschi delle ville del Tigullio e del Golfo Paradiso e che a diffonderla, anche su distanze di parecchie centinaia di Km sono gli uccelli, che ne mangiano i frutti; sicuramente è più facile spiegare la presenza di questa specie come prodotto di una naturalizzazione da piante coltivate che come sopravvivenza di un antico popolamento naturale risalente al Grande optimum climatico post glaciale o addirittura come il relitto della flora tardo-terziaria... e poi c'è anche il rovescio della medaglia, ad esempio le coste liguri e in particolare le zone litoranee poste in prossimità delle foci dei torrenti nel tratto costiero tra Genova e Savona vedono la presenza, rara e localizzata a livello del mare, di specie tipiche della fascia delle faggete, come Aruncus dioicus (Walter) Fernald, Saxifraga rotundifolia L. Saxifraga cuneifolia L., Epilobium angustifolium L. o di relitti micotermi come Carex panicea L., mentre nelle zone collinari retrostanti, a 5-6 Km in linea d'aria dal mare troviamo specie boreali e montane come il mirtillo comune (Vaccinium myrtillus L.) o la betulla comune (Betula pendula L.) a soli 250-300 m di quota, ma questo non vuol dire che quelle zone abbiano un clima boreale o montano, ma solo che si tratta di stazioni extrazonali di specie relativamente più comuni sulle montagne vicine, magari al di sopra dei 700-900 m e che hanno alcune micropololazioni di rifugio anche in prossimità della fascia costiera, favorite ovviamente da particolari condizioni microclimatiche.

    L'argomento riguardante le specie esotiche naturalizzate ha senso fino a un certo punto, molte delle piante che citi sono state infatti acclimatate non solo lungo le coste italiane ma, nel caso delle yucche e di alcune specie sudamericane di Araucaria perfino in Centro Europa... poi sì, certo sono d'accordo, il clima mite di molte zone costiere italiane consente l'acclimatamento di specie tropicali dell'America, dell'Asia meridionale o dell'Oceania, peccato che molte di queste piante provengano ad esempio dalle cosiddette "tierras templadas" mesoamericane, ossia zone che, essendo poste in altitudine, hanno comunque selezionato specie relativamente resistenti al freddo e, in parecchi casi, anche a lievi gelate. Non è così difficile acclimatare un esemplare di Ficus magnolioides Desf. ex Pers a Palermo o a Messina visto che è diffuso allo stato naturale fino alle coste centro meridionali del Nuovo Galles del Sud il cui clima invernale non è molto diverso da quello del litorale tirrenico siciliano, magari potrà essere leggermente più complicato farlo cresce a Bordighera, ma anche lì può vivere indisturbato molti decenni, ma se si riesce a farlo vivere all'aperto a Portsmouth nell'Hampshire o in alcune località della Cornovaglia non vuol dire che quelle zone abbiano un clima subtropicale... ma solo che tra le specie sutropicali questo Ficus ha una discreta resistenza al freddo e lo stesso vale per il mango e per una o due specie del genere Bouganvillea, originarie della zona di confine tra Brasile, Paraguay e Argentina, dove d'inverno si possono registrate minime anche piuttosto basse per la latitudine. Di veri banani (Musa x paradisiaca L.) in Liguria o in Toscana non ne ho mai visti, se non coltivati in grandi vasi e riparati in inverno, so per certo che negli anni '90 un mio conoscente era riuscito a far trascorrere un paio di inverni consecutivi a un suo banano in pieno centro a Sanremo, ma la pianta era vissuta precariamente e infine era morta in seguito a una lieve gelata. Musa basjoo Siebold. & Zucch. invece è coltivata all'aperto anche in zone con inverni tutt'altro che miti e del resto essendo originaria del Giappone, dove è presente fino alle coste centro-settentrionali di Honshu non solo è bene adattata al freddo, ma pure al gelo e alla neve, per cui, lo ripeto, dipende da che si intende con acclimatamento di specie tropicali...

    Ciao
    Ultima modifica di galinsoga; 29/09/2013 alle 20:09

  7. #57
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Citazione Originariamente Scritto da Daniele_roma Visualizza Messaggio
    -la connessione clima-vegetazione è molto importante a mio avviso.
    Non solo secondo il tuo avviso. La climatologia alle origini nasce proprio in seno a scienze ambientali tipo l'ecologia e la biologia vegetale. I primi climatologi furono geografi ed esploratori che studiavano la distribuzione in senso spaziale della vegetazione.
    [B]Lorenzo Smeraldi : [/B]le migliori idee sono sempre quelle che vengono realizzate

  8. #58
    Tempesta violenta L'avatar di Dream Design
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Citazione Originariamente Scritto da Stefano De C. Visualizza Messaggio
    Uhm, diciamo che se non si è freddofili estremisti, in certi posti non è così male, basta scegliere una quota collinare (adriatica più che tirrenica)
    ah, quindi il clima NORMALE Mittel Europeo è per temerari seguendo questo ragionamento ............... e poi il clima collinare Adriatico non c'entra nulla col clima Mediterraneo per antonomasia (parlo di città come Urbino, San Marino, Macerata, Chieti etc), è grazie al piffero che li le soddisfazioni le hai.

    e comunque non si sceglie dove si nasce, purtroppo

    NAPOLI, Febbraio 2018: IO C'ERO !!!

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  9. #59
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Citazione Originariamente Scritto da Dream Design Visualizza Messaggio
    ah, quindi il clima NORMALE Mittel Europeo è per temerari seguendo questo ragionamento ............... e poi il clima collinare Adriatico non c'entra nulla col clima Mediterraneo per antonomasia (parlo di città come Urbino, San Marino, Macerata, Chieti etc), è grazie al piffero che li le soddisfazioni le hai.

    e comunque non si sceglie dove si nasce, purtroppo
    Stavo per dire la stessa cosa.
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  10. #60
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    Predefinito Re: Clima mediterraneo: subtropicale o no?

    Per tornare alla Liguria,che io amo tantissimo e conosco un pò(per esserci nato),lì gli estremi si toccano,ci sono valichi di quota collinare(400-500 m) che in pochi tornanti dividono le specie esotiche e la macchia mediterranea dalle pinete montane e dalle faggete;il polo del freddo dell'alessandrino dove ristagna l'aria fredda in inverno e la neve caduta dura molto a lungo anche a quote basse,e dove crescono latifoglie temperate sfuma in pochi chilometri sulle balze rocciose dove la macchia mediterranea si adatta a meraviglia,complice l'orientamento dei pendii a sud e la vicinanza di un mare profondo subito,come serbatoio di caldo in inverno.(tuttavia anche sulle coste a bassa quota,basta un pendio esposto a nord per avere vegetazione temperata,mentre su quello opposto a sud abbonda la macchia.
    Per latitudine direi che la Liguria non dovrebbe quasi essere mediterranea ma lo è soltanto grazie a questi due fattori citati prima(mare profondo e riparo offerto dai monti),mentre l'Abruzzo sebbene più a sud ha una mediterraneità costiera attenuata dall'esposizione agli spifferi balcanici ,che regalano nevicate inusitate anche sulle coste(salvo poi avere microisole mediterranee all'interno dove il riparo dei primi rilievi dai venti settentrionali ed il suolo calcareo regalano isole mediterranee di bassa quota collinare(escludendo il fondovalle dove le gelate selezionano la vegetazione più delicata):in certe basse valli costiere l'ulivo gela e non attecchisce come nella valle della Gogna(presso S Eusanio del Sangro a 100 m slm).
    Una volta ero a Vasto,in spiaggia e parlando con dei turisti toscani,essi mi chiesero come mai c'erano tanti cartelli stradali che sull'autostrada costiera A14 invitavano a prestare attenzione ai mezzi spalaneve(a loro sembrava un'assurdità una simile segnaletica con vista mare) io mi limitai a dire che gli spazzaneve su quell'autostrada sgombrano la neve che cade,e non è affatto raro che ne cadano anche più di 20-30 cm sulla costa.

    All'interno però l'Appennino ligure è molto più nordico(come vegetazione)a parità di quota rispetto all'Appennino centrale(la latitudine si sente).

    Ultime notazioni: la Corsica che,nella sua parte centro-settentrionale ha grosso modo la stessa latitudine dell'Abruzzo,sulla costa occidentale (rocciosa) è molto mediterranea dal punto di vista della vegetazione, mi ha sorpreso moltissimo paragonandola alle coste di casa mia,proprio per questo aspetto botanico diversissimo dal più freddo Adriatico.Allo stesso modo in Costa Azzurra,andandoci con google earth si nota come la macchia mediterranea,penetri per molti chilometri all'interno nelle colline e basse montagne,e si trovano alberi mediterranei anche a 700 m.(nella Liguria orientale,la macchia mediterranea si spinge pochissimo all'interno ed a 700 m troviamo gli untimi castagni ed i primi faggi.
    Ultima modifica di EnnioDiPrinzio; 01/10/2013 alle 06:34

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