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  1. #12301
    Vento forte L'avatar di galinsog@
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Gianni78ba Visualizza Messaggio
    Secondo me anche se non se ne ha la percezione, questi due anni non sono passati invano per le ambizioni ambizioni e le velleità russe.
    Per tutto il primo anno di questa guerra sono state sicuramente ridimensionate, ora non so, pesano troppe variabili sui prossimi mesi e molte derivano da incertezze di natura politica, sulla quale la disinformacija e la "guerra ibrida" russa fanno uno sporco ma efficace lavoro e lo si sta vedendo nelle ultime settimane con i trattori per le strade... quindi mi sa che per quanto velleitari certi istinti stiano per riaffiorare...

  2. #12302
    Vento moderato L'avatar di Gianni78ba
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da galinsog@ Visualizza Messaggio
    Per tutto il primo anno di questa guerra sono state sicuramente ridimensionate, ora non so, pesano troppe variabili sui prossimi mesi e molte derivano da incertezze di natura politica, sulla quale la disinformacija e la "guerra ibrida" russa fanno uno sporco ma efficace lavoro e lo si sta vedendo nelle ultime settimane con i trattori per le strade... quindi mi sa che per quanto velleitari certi istinti stiano per riaffiorare...
    Come la interpreti la protesta degli agricoltori da un punto di vista della validità delle loro istanze?
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  3. #12303
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Gianni78ba Visualizza Messaggio
    Come la interpreti la protesta degli agricoltori da un punto di vista della validità delle loro istanze?
    Non lo so, gran parte delle richieste vanno nel segno di un protezionismo "autarchico" e più che dalle grandi reti commerciali ("grande distribuzione") rischiano di essere pagate, in termini di aumento dei prezzi, dal consumatore, in quanto utente finale o dal contribuente, se si deciderà di sussidiare in misura ulteriore e più massiccia il settore. Mi sovvengo anche del fatto che, il "cittadino medio contribuente", da già un consistente contributo fiscale per finanziare quei sussidi che costituiscono fino al 41-42% del reddito da agricoltura. Questi sussidi hanno mantenuto il sistema produttivo agricolo in precario equilibrio (tra decifit di competitività, prodotti pagati pochissimo al produttore e rivenduti con ricarichi anche del 500-600%) e creato una "finta" concorrenza, per cui quando si va a comprare le zucchine non ci si rende conto che una parte significativa del loro prezzo lo abbiamo già anticipato con le nostre tasse.

    Nella protesta ci sono però anche (poche) cose che giudico positivamente, tipo una certa apertura verso le TEA e forse un qualche cauto segnale nei confronti degli OGM. C'è una sacrosanta protesta verso Coldiretti e le altre organizzazioni di rappresentanza, perché queste organizzazioni non solo non hanno svolto il loro ruolo nella contrattazione tra agricoltori e grande distribuzione, ma hanno perseguito, per interessi di bottega (tesseramento) l'erogazione di sussidi non finalizzati e "a pioggia" da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni e soprattutto hanno contribuito a un sottodimensionamento asfittico delle aziende del settore, ad esempio non incentivando la formazione di consorzi, come hanno fatto ad esempio in Spagna e in Francia...

    Però mi domando perché protestare ora, anche perché se è vero che la Legge di Stabilità 2023 ha ridimensionato una parte degli incentivi e ha introdotto politiche fiscali meno generose nei confronti delle aziende agricole e che le politiche agricole in sede UE, per il "green deal", sono roba degli ultimi mesi, ma sono cose già decise e per le quali al massimo possono ottenere forme di "mitigazione". Oltretutto gli agricoltori avrebbero ottenuto di più facendosi sentire quando le politiche agricole comunitarie erano ancora in fase di elaborazione e approvazione, che farlo ad approvazione avvenuta. E infatti continuo a pensare che ci fossero più ragioni per protestare un anno fa che non oggi e aggiungo che per come è nato questo movimento a livello internazionale, partito dalle proteste in Polonia nei confronti del grano e dei prodotti agricoli ucraini, io la longa manus del Cremlino continuo a vedercela, anche se sono convinto che una buona parte degli organizzatori non ne sia consapevole...
    Ultima modifica di galinsog@; 12/02/2024 alle 22:54

  4. #12304
    Vento moderato L'avatar di Gianni78ba
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Gio83Gavi Visualizza Messaggio
    In teoria la vice di Biden (Kamala Harris) e l'avversaria di Trump (Nikki Haley) avrebbero molte più qualità e capacità rispetto ai due personaggi in questione, a me soprattutto la vice di Biden non dispiace per niente.
    Purtroppo quei due personaggi lì vedono le prossime elezioni come una sfida personale che nessuno vuole perdere, e vanno avanti con il paraocchi come i cavalli ... Vedrai adesso in campagna elettorale quante se ne sentiranno e quanto poco si sentirà un programma elettorale serio.

    Va poi detto, d'altra parte, che più fai scena più prendi voti... E' andata al governo gente con la motosega in pubblico, personaggi politici che si sono permessi di andare a citofonare a casa di un privato cittadino dicendo "scusi, lei spaccia?"... Ma anche politici (vedasi Brasile ma anche negli stessi USA) che sono accusati di colpi di stato nei confronti delle istituzioni.

    No words
    @Gio83Gavi @galinsog@

    dal corriere federico rampini, è a pagamento faccio copia incolla

    La riluttanza di Joe Biden a fare un passo indietro e annunciare che non si ricandida, l’impaccio di tanti suoi amici e collaboratori che ancora esitano a spingerlo in quella direzione: questi comportamenti hanno un’attenuante e una spiegazione. Si chiama Kamala Harris.
    Fare un passo indietro, annunciare che non ci sarà un Biden 2, senza lanciare la candidatura «automatica» della propria vice, sarebbe difficile. Perché mai Biden volle quella vicepresidente, se non in vista della successione? Questo era lo scenario scontato nel 2020. Oggi è uno scenario impossibile.

    È un tabù, di cui si trova raramente traccia nei media vicini al partito democratico. Ma nelle cene tra i notabili del partito, a Washington o a New York o in California, il tema scabroso della vicepresidente affiora di continuo. In sintesi, il dilemma è questo: come far fuori una vice che quasi tutti considerano un’incapace, senza fare un tremendo autogol scatenando una rissa con i Guardiani della Rivoluzione Identitaria? Come eliminare una donna di colore senza esporre il fianco alle accuse di sessismo e razzismo? Per non parlare dell’uso che farebbe il partito repubblicano della sua rimozione: «Per tre anni abbiamo corso il rischio (se Biden usciva di scena) di avere alla Casa Bianca una incompetente».

    E’ utile ricordare in che modo venne selezionata la numero due nel 2020. Biden era partito debolissimo nelle primarie di quell’anno, all’inizio raccoglieva molti meno consensi rispetto ai due candidati dell’estrema sinistra «socialista», Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, e al candidato centrista ma giovane e innovativo Pete Buttigieg (sposato con un uomo). In un memorabile dibattito televisivo proprio Kamala Harris, anche lei candidata alla nomination, aveva sferrato contro Biden un attacco durissimo che rischiava di affondarlo definitivamente. La Harris lo aveva apertamente accusato di razzismo. Perché? Agli inizi della sua carriera da senatore Biden aveva criticato la politica del «busing». Il «busing», letteralmente il trasporto in autobus, fu un sistema applicato negli anni Settanta per mescolare alunni bianchi e neri nelle scuole pubbliche e superare una separazione legata alle diverse concentrazioni etniche nei quartieri. Il «busing» fu criticato per delle buone ragioni, da sinistra: applicandosi solo alle scuole pubbliche (e neanche a tutte) ha significato che i figli della borghesia medio-alta ne sono stati esenti, hanno optato per le scuole private, hanno continuato così ad avere un’istruzione privilegiata e di miglior qualità. Tutto il peso dell’integrazione razziale – che spesso ha significato abbassare il livello scolastico medio – è ricaduto sui figli bianchi della classe operaia. Criticare il «busing» non significa essere razzisti, c’è una robusta corrente di pensiero nella comunità afroamericana che prese le distanze da quell’esperimento di ingegneria sociale solo apparentemente egualitario.

    L’attacco di Kamala a Biden in quel dibattito tv del 2020 era fazioso e ingiusto; ma «cavalcava» l’atmosfera del tempo, l’ascesa di un movimento antirazzista molto aggressivo come Black Lives Matter, l’avanzata della Critical Race Theory nelle scuole, in sostanza una nuova forma di razzismo, stavolta anti-bianco (per i dettagli che giustificano questa mia descrizione vi rimando al mio libro «Suicidio occidentale», o ad un prossimo ritratto che uscirà sul Corriere, di una italiana sottoposta a sedute di pentimento, espiazione e rieducazione alla Columbia University di New York).

    Biden fu salvato inaspettatamente proprio dai black. Gli afroamericani moderati, prevalenti nel profondo Sud, lo ripescarono dal fondo della classifica e rilanciarono la sua candidatura. Restava però un politico maschio, bianco, anziano, eterosessuale, cattolico, e con una lunga carriera da moderato centrista. Poco adatto a mobilitare le nuove constituency di estrema sinistra che nel 2020 erano all’apice della loro potenza: anti-razzisti radicali, fautori delle frontiere spalancate a tutti i migranti della terra, ultrà dell’ambientalismo, Lgbtq.

    Al momento di scegliersi il numero due Biden optò per la Harris su basi puramente «identitarie»: donna, di colore (i genitori sono un’indiana e un afro-giamaicano), assai più giovane di lui. Come icona di una politica identitaria, la Harris era un imbroglio fin da principio. I suoi genitori appartengono a un mondo di immigrati di élite: la mamma indiana veniva dalla casta superiore dei bramini ed era approdata in America come ricercatrice medica; il padre è un economista affermato, una celebrity accademica. Le storie dei genitori della Harris erano, semmai, la conferma di quel Sogno Americano legato alla meritocrazia: un tema maledetto dai nuovi anti-razzisti, per i quali è infamante descrivere l’America come una terra delle opportunità per i meritevoli (è obbligatorio descriverla invece come un inferno di oppressione e ingiustizie, una società segnata da “razzismo sistemico” in tutte le istituzioni).

    La Harris inoltre non era mai stata veramente allineata con l’estrema sinistra. La ricordo quando era ministro della Giustizia della California: applicava una politica penale piuttosto rigorosa, non la depenalizzazione a oltranza imposta oggi dalle procure sedicenti progressiste. Al primo impatto con la vicepresidenza, la Harris è implosa subito. All’inizio del 2021 Biden le ha affidato un dossier esplosivo, certo: l’immigrazione. Ma se vuoi dimostrare che in futuro potresti essere la prima donna presidente degli Stati Uniti, non puoi pretendere di occuparti solo di questioni facili. Sull’immigrazione la Harris ha dovuto subito gettare la maschera. Alle frontiera col Messico si stava ingrossando il flusso di clandestini, attirati dai messaggi lassisti dell’estrema sinistra (Alexandria Ocasio Cortez, per fare un nome) sulle frontiere spalancate.

    La Harris al suo primo viaggio in Centramerica è andata a dire: «Non vi vogliamo. Vi aiuteremo a rimanere a casa vostra». La finzione della sua appartenenza all’ala radicale del partito è crollata subito. I media che l’avevano esaltata l’hanno abbandonata. Tutti coloro che ne avevano cantato le lodi hanno cominciato a raccontare la «vera Kamala»: spesso sguaiata, antipatica a furia di voler essere simpatica, incompetente, e una fabbrica di gaffe quasi altrettanto imbarazzanti di quelle di Biden.

    La fine della Harris è stata decretata in modo pressoché unanime nei primi mesi di questa Amministrazione. Ora però è un personaggio ingombrante da eliminare. Biden potrebbe farlo subito: il presidente ha facoltà di chiedere al proprio numero due le dimissioni immediate e di sostituirla. Ma sarebbe una mossa scabrosa, forse un autogol. Nell’atmosfera dottrinaria e dogmatica che ancora condiziona gran parte del partito democratico, è difficile far ingoiare all’ala sinistra e alla base più militante lo spettacolo di un vecchio maschio bianco che licenzia una donna di colore. In quanto alla destra, obietterebbe: «Vi accorgete solo ora, dopo tre anni, che alla seconda massima carica dello Stato avevate messo una persona che non era all’altezza?». La trappola Kamala è micidiale.

    Cosa ne pensate?


    Ultima modifica di Gianni78ba; 13/02/2024 alle 15:36
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  5. #12305
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Concordo con Rampini sull'inadeguatezza della vicepresidente, ma la Harris non poteva essere sostituita nemmeno a metà mandato, per cui non ha molto senso parlare di "trappola". In realtà c'è un motivo ben preciso per cui ha senso che Biden ottenga "di default" la nomination per il Partito Democratio ed è il più banale del mondo, Biden è l'unico, di tutto lo schieramento politico americano (democratico e anche repubblicano) che può andare davanti a Trump e davanti agli elettori e dirgli: "Io sono l'unico che ti ha battuto e ti batterò ancora". Comunque anche per Trump si porrà il problema del vice... perché la designata "naturale" per certi versi sarebbe Nikky Haley, che potrebbe convincere ad andare alle urne e a votare per Trump anche quella parte di elettorato del Grand Old Party che non è "trumpista" ma dubito che Trump se la voglia trovare "tra i piedi"...

    Forse per la prima volta nella storia statunitense assisteremo a un'elezione presidenziale davvero "polarizzata", in cui non si confrontano le "idee" (sulle tasse, sui sussidi, sull'emigrazione, ecc) o lo "stile" dei candidati (Carter vs Regan, Bush sr. vs Clinton, McCain vs Obama) e non siamo nemmeno alla sfida tra vecchio e "nuovo", come alle presidenziali del 2016, in cui (per quanto apparisse strano) Trump, un uomo ormai anzianotto, da 40 anni sotto i riflettori dei tabloid e ormai notissimo personaggio televisivo era comunque la novità imprevista e dunque "dirompente" della politica americana, "ospite" (da neoiscritto) di un partito che non era nemmeno il suo e quindi per definizione candidato di "rottura" e "trasversale". Questo effetto a me sembra esaurito: Trump è lo stesso di otto anni fa ed è diventato prevedibile e il Partito Repubblicano ora è davvero il suo partito ed assomiglia sempre più quello del Thea Party ma senza i connotati "libertari" (nel senso che questo termine assume negli USA) di quel movimento interno alla destra repubblicana, anzi con connotati tendenzialmente autoritari e pose fasciste (che il Thea Party e i suoi esponenti, pur nel loro radicalismo identitario, non avevano comunque mai avuto). Attualmente negli USA c'è una parte di paese che vuole che Trump vinca e una parte di paese che vuole che Trump perda e la seconda parte di paese è numericamente maggioritaria rispetto alla prima, bisognerà vedere quanto sarà invece divisa e quanto Biden riuscirà di nuovo ad unirla (e secondo me se la può giocare benissimo o malissimo, lo sapremo nei prossimi mesi).
    Ultima modifica di galinsog@; 13/02/2024 alle 22:22

  6. #12306
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da galinsog@ Visualizza Messaggio
    Concordo con Rampini sull'inadeguatezza della vicepresidente, ma la Harris non poteva essere sostituita nemmeno a metà mandato, per cui non ha molto senso parlare di "trappola". In realtà c'è un motivo ben preciso per cui ha senso che Biden ottenga "di default" la nomination per il Partito Democratio ed è il più banale del mondo, Biden è l'unico, di tutto lo schieramento politico americano (democratico e anche repubblicano) che può andare davanti a Trump e davanti agli elettori e dirgli: "Io sono l'unico che ti ha battuto e ti batterò ancora". Comunque anche per Trump si porrà il problema del vice... perché la designata "naturale" è Nikky Haley ma dubito che se la voglia trovare "tra i piedi"... Forse per la prima volta nella storia statunitense assisteremo a un'elezione presidenziale davvero "polarizzata", in cui non si confrontano le "idee" (sulle tasse, sui sussidi, sull'emigrazione, ecc) o lo "stile" dei candidati (Carter vs Regan, Bush sr. vs Clinton, McCain vs Obama) e non siamo nemmeno alla sfida tra vecchio e "nuovo", come alle presidenziali del 2016, in cui (per quanto apparisse strano) Trump, un uomo ormai anzianotto, da 40 anni sotto i riflettori dei tabloid e ormai notissimo personaggio televisivo era comunque la novità imprevista e dunque "dirompente" della politica americana, "ospite" (da neoiscritto) di un partito che non era nemmeno il suo e quindi per definizione candidato di "rottura" e "trasversale". Questo effetto a me sembra esaurito: Trump è lo stesso di otto anni fa ed è diventato prevedibile e il Partito Repubblicano ora è davvero il suo partito ed assomiglia sempre più quello del Thea Party ma senza i connotati "libertari" (nel senso che questo termine assume negli USA) di quel movimento interno alla destra repubblicana, anzi con connotati tendenzialmente autoritari e pose fasciste (che il Thea Party e i suoi esponenti, pur nel loro radicalismo identitario, non avevano comunque mai avuto). Attualmente negli USA c'è una parte di paese che vuole che Trump vinca e una parte di paese che vuole che Trump perda e la seconda parte di paese è numericamente maggioritaria rispetto alla prima, bisognerà vedere quanto sarà invece divisa e quanto Biden riuscirà di nuovo ad unirla (e secondo me se la può giocare benissimo o malissimo, lo sapremo nei prossimi mesi).
    Come giudichi le condizioni di salute di Biden ed i dubbi al riguardo di tutti gli americani compresi chi lo voterebbe?
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  7. #12307
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Gianni78ba Visualizza Messaggio
    Come giudichi le condizioni di salute di Biden ed i dubbi al riguardo di tutti gli americani compresi chi lo voterebbe?
    Ma sai, parliamo di un 82enne, in sostanziale buona salute fisica anche se a tratti un po' intorpidito e rallentato dall'età, probabilmente non un fenomeno ma comunque un buon politico (data la deprimente media attuale dei politici statunitensi e mondiali) che a novembre si confronterà non con un aitante giovanotto come DeSantis o con una tosta signora di mezza età come la Haley ma con un 78enne, in grave sovrappeso, a sua volta non sempre lucidissimo e con manifesti problemi psicologici (non oso dire "turbe psichiche" ma a tal proposito ci sono i "pareri qualificati" di ex-collaboratori come John Bolton) per cui, chi si preoccupa della salute di Biden, ha buone ragioni di essere preoccupato anche da quella di Trump... Ecco, non vorrei che la competizione elettorale per le presidenziali si giocasse tutta a colpi di cartelle cliniche...
    Ultima modifica di galinsog@; 13/02/2024 alle 22:23

  8. #12308
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Aggiungo che per dare rassicurazioni agli elettori (quelli democratici e quelli semplicemente "contro-Trump") la scelta del vicepresidente sarà di nuovo fondamentale e che Biden, data l'età media dei "papabili" rischia di avere più difficoltà, mentre Trump uno yes-man quarantenne lo troverebbe senza problema alcuno. I big del Partito Democratico sono tutti piuttosto anziani, e poi Biden deve, da un lato stare molto attento all'elettorato afro-americano e a quello ispanico (che è il meno prevedibile) e ha margini di scelta risicati sui politici di spicco più giovani all'interno del suo partito. Perché i 40-50 enni emergenti nel Partito Democratico non solo sono molto pochi ma quei pochi che hanno raggiunto una visibilità nazionale sono molto radicali su temi come la questione israelo-palestinese e tali idee, per la parte più moderata e anziana dell'elettorato democratico, sono molto poco digeribili...
    Ultima modifica di galinsog@; 13/02/2024 alle 22:19

  9. #12309
    Vento moderato L'avatar di Gianni78ba
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

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    Riassume bene il contenuto dell'intervista a putin da parte del complottista americano
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  10. #12310
    Burrasca L'avatar di wtrentino
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da galinsog@ Visualizza Messaggio
    Ma sai, parliamo di un 82enne, in sostanziale buona salute fisica anche se a tratti un po' intorpidito e rallentato dall'età, probabilmente non un fenomeno ma comunque un buon politico (data la deprimente media attuale dei politici statunitensi e mondiali) che a novembre si confronterà non con un aitante giovanotto come DeSantis o con una tosta signora di mezza età come la Haley ma con un 78enne, in grave sovrappeso, a sua volta non sempre lucidissimo e con manifesti problemi psicologici (non oso dire "turbe psichiche" ma a tal proposito ci sono i "pareri qualificati" di ex-collaboratori come John Bolton) per cui, chi si preoccupa della salute di Biden, ha buone ragioni di essere preoccupato anche da quella di Trump... Ecco, non vorrei che la competizione elettorale per le presidenziali si giocasse tutta a colpi di cartelle cliniche...
    Comunque è veramente imbarazzante che uno stato con più di 300mln di persone non riesca a trovare candidati almeno “mentalmente sani”…
    prospetticamente le carte mostrano una potenziale tendenza verso alte potenzialità di prospettiva....

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