che temperature (medie massime o minime) servono per definire un giorno freddo o caldo?...e per definire un giorno ventoso che media del vento o che raffica massima serve?
Belle domande, mi associo.
Si trovano in giro alcuni indici (giorni estivi, giorni torridi) ma non saprei come (convenzionalmente) definire operativamente un giorno freddo o uno ventoso.
Ho una definizione di giorno estivo:
Per definizione, in un giorno estivo la temperatura massima deve raggiungere o superare i 25°C.( MeteoSvizzera - Primi giorni estivi )
Se trovo altro posto il link, ma ci vorrebbe una tabellina con tutte le definizioni in modo compatto...
è la vecchia questione.. cosa si intende per "ondata di caldo"?
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Ma da quel che ho capito, la query riguarda definizioni di carattere convenzionale, criteri classificatori comunemente usati da una comunità scientifica in un contesto dato. Chiaro che un giorno estivo a Livigno è diverso da un giorno estivo nel Sahara Occidentale, e che un giorno freddo oggi è diverso da un giorno freddo nella Piccola Era Glaciale. Ma ci sono gruppi di definizioni convenzionali più o meno buone di fatto per interpretare e ordinare la realtà, che alcune comunità (di ricercatori, di tecnici, di teorici ecc) considerano buone o tali definiscono reificandole attraverso la propria autorità accademica.
Io mi bagno anche con 0.6 mm, ma sotto 1 mm per il criterio del "giorno piovoso" non è piovuto. Ditelo ai peschi che fanno la bolla e alle viti che sviluppano la peronospora, alle fragole con la botrite... Diciamolo alle auto che scivolano sull'asfalto bagnato, diciamolo al tipo cui si rovina il vestito da 1000 euro che la pioggia era immaginaria. Ma la definizione è quella.
A ogni modo quelle definizioni interessano anche a me. Non importa il mio consenso o meno sulla bontà dei loro contenuti: mi permettono di comunicare sinteticamente qualcosa in un modo codificato in un codice condiviso da chi mi legge.Se poi sono s****zate amen, basta capirsi.
Ultimamente sto dando una rinfrescata alle mie ormai un po' arrugginite nozioni di epistemologia e rileggendo un libro sull'analisi della correttezza del ragionamento mi sono imbattuto in un brano pertinente per questo topic che vale la pena riportare.
Le definizioni nominali non sono, certamente, né vere né false, ma soltanto perché sono delle semplici stipulazioni linguistiche che, nei casi più elementari possono addirittura valere come "regole di cancellazione". Nel caso paradigmatico della cosiddetta "definizione esplicita", si ha un'espressione linguistica (il definiens) che viene posta "uguale per definizione" ad un'altra espressione linguistica (il definiendum), con il sottinteso che, tutte le volte che ci tornerà utile abbreviare il discorso, potremo introdurre il definiendum al posto dell'ingombrante definiens senza alterare le condizioni di verità del discorso e senza introdurvi elementi semanticamente nuovi.
Senza negare i vantaggi pratici delle definizioni nominali (che non si riducono ad un puro ruolo stenografico, ma aiutano anche a raggiungere chiarezza ed esplicitezza al discorso), è tuttavia chiaro che esse hanno una portata ben diversa dalle assai più impegnative definizioni reali. Queste corrispondono al tentativo di rendere esplicito quanto la nostra "intuizione" afferma a proposito di vari tipi di realtà, traducendo in parole (ossia utilizzando un vocabolario e un linguaggio necessariamente finiti e relativamente poveri) il contenuto densissimo della nostra esperienza cognitiva nei più svariati aspetti e dimensioni.
Agazzi E. (1998). Normatività logica e ragionamento di senso comune, pp. 45-66 in Normatività logica e ragionamento di senso comune, a cura di Francesca Castellani e Luisa Montecucco, Bologna, Il Mulino.
Per cui, come osservavo sopra, ok come definizione nominale che il giorno piovoso sia quello con prp>=1mm, ma come definizione reale soggettivamente rilevante tentavo di comunicare che la pioggia mi inzuppa i vestiti anche con 0.6, le strade diventano scivolose già con 0.2, e che in certe condizioni si possono avere effetti fitosanitari rilevanti anche con quantità inferiori al mm. La definizione nominale (prp>1mm) va bene per spiegarsi con altri, ma non a catturare ed esprimere la nostra esperienza e la complessità del mondo.
Sarebbe da menzionare anche che la definizione nominale permette di produrre classificazioni e confronti fra misure e dati costruiti in modi comparabili; chiaramente, però, Agazzi vede la cosa da logico, non da metodologo o da ricercatore applicato, per cui non cita nemmeno la questione.
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