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Praga
Vorrei provare a portarvi un poco dell'odore antico di quella città, incastonata nella Boemia.
Vorrei provare a far distogliere gli sguardi dal paesaggio gelido che molti di voi avranno da contemplare fuori dalla finestra.
Provo a portarvi un istante a Praga.
Praga d'Oro o la Perla dell'Est sono nomignoli non dati a caso dalle agenzie, ricalcano la sua strana storia, questa città non è il presunto "parco divertimenti per italiani", è qualcosina di più.
Praga è il perfetto crocevia delle polveri ebraiche con quelle cristiane, è la città dove si sciolgono assieme i detentori massimi della nostra cultura, gli ebrei e i signori del Cristianesimo, è un antico centro perlopiù mercantile, che ha scoperto l'argento attorno a sè e s'è arricchita rapidissimamente dal 1000 in poi.
C'è tanto vetro, ed altrettanto n'è stato rotto.
Dai tre defenestramenti ai 116mila ebrei deportati e svaniti nei forni.
La città dei cristalli sospesi, delle lacrime barocche e dei respiri gotici che inquietano ed intimoriscono ancora proprio come facevano 600 anni prima.
Partiamo il 15.
Il viaggio è eccezionale: l'Alpengarten (qui) è tutto secco, ma da Innsbruck in su il paesaggio muta.
Monocromie uniche si mescolano con la linea scivolosa e lenta dell'orizzonte tedesco ed austriaco.

Der Schwarzenwald, la Selva Nera, è avvolta da 15 cm bianchi e gelidi.
E così tutte le vallate fluviali austriache fino a Salisburgo.
Lì il 15 tirava fortissimo il vento da Est, le nubi sfuggivano e la neve volava ovunque.
Da Salisburgo in poi il cielo cambia: nubi cieche e pesanti, fiocchi ribelli e neve costante.
In Repubblica Ceca sostiamo ad un dolce paesello medievale, nascosto al tempo dal suo stesso castello arroccato, dove nacque Egon Schiele il pittore.
Krumlov, penso sia nota: è meta ambita per i turisti e non mi soffermerò molto, dolce villaggio del XIII e arricchitosi nel XVI secolo.

Il castello nelle sue corti interne, è tipicamente italiano:

L'aria ci punge, ci graffia le ossa: -8° con fiocchi sparsi.
Non sapevamo ancora che cosa ci attendeva.

I cappelli non bastano, eccomi qui ritratto al gelo, ero freddo come un sasso:







Eppoi eccola:

Solo un giorno vedemmo il cielo di Praga, ma avremmo voluto non vederlo mai.
Il mattino dopo iniziamo a capire come stanno le cose: temperature sempre più fredde e fiocchi sempre più presenti.
Il 16 minima a -11° massima a -5°.
Ma a noi si apre il cuore di pietra della città.
Praga è esplosa grazie ad un uomo: Carlo IV imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, che ai tempi suoi, XIV secolo, univa noi tutti con Praga dalla Lega Anseatica fino a Firenze.
Lui, praghese, portò la sede imperiale lì e rese a quella città la gloria delle arti.
Il gotico arrivò subito, e così pure il primo dissidio fra ebrei e cristiani.
Ignoro la città cristiana, mi concentro subito sulle polveri ebraiche di Praga.
Il ghetto è morto: è oggi la calca di negozi extralusso e frotte di turisti.

I suoi tetti non son più gli stessi di 600 anni fa, cambiano:

Trabant:

Nel ghetto, capiamo bene la sua storia recente, cosa sono stati l'89, Jan Palach ed il '68: condanna e liberazione.
Condanna perchè la gioventù attuale e la moderna Repubblica Ceca hanno perso tutto il fondamento astratto dei suoi pensieri e delle sue linee guida in politica così come nella società: son crollati gli ideali, e la gioventù s'è aggrappata o all'idiozia (Skinhead molti) o si sono persi in un'arte che non possono più capire, tentando di spaccare le anime studiando e atteggiandosi a filosofi o gettandosi cecamente (manco dirlo apposta
) in una musica (Jazz - Classica) che cercano senza capire.
Liberazione è la "Normalizzazione" di Praga, così chiamati i giorni di tensione del 1989.
La povertà non manca.
Ma è qui, è solo in questa città che s'è realizzato un incrocio impossibile!!
Non ho mai visto, mai, al posto di una croce sulla punta di un campanile di una cattedrale Cattolica, le stelle a sei punte dell'Ebraismo.

Apparte il lato fiabesco della struttura tardo-gotica (1470) della cattedrale, è incredibile constatare l'immensa allegoria nei gargoyle: le bestie in pietra non ritraggono demoni e mostri, bensì mercanti ebrei noti in quel tempo.
Eppoi eccoci lì, dove la nostra Cultura ha inizio.
La Sinagoga Prima di Praga, ed il suo antichissimo cimitero ebraico.
L'entrata inquieta, ma le ragioni ci sono:

La Sinagoga è ricoperta di 88mila nomi e cognomi e date di nascita e di morte.
Ottantomila nomi di uomini e donne nati e morti in giro per l'Europa.
88mila su 116mila: la Sinagoga era troppo piccola per contenere tutti i nomi.
Così come l'oblio della Shoah, anche la neve ci accompagna nella inquietante ed incerta visita al cimitero, consci di calpestare un suolo ancestrale ed antico, luoghi dove davvero la leggenda locale ha toccato la realtà.
Qui il Golem, qui gli ebrei di polvere, qui il vero cuore dell'Europa.
Qui le persecuzioni, le anime che con i cristalli ghiacciati ritornano alla loro terra, la vita che aspetta e tutto il silenzio sono qui:





La roccia è fredda ed ancestrale.
Il 17 con -7° a mezzogiorno inizia a nevicare e non smetterà più.
Alle 18:00 fuggiamo dentro i locali, con -9° non riusciamo a stare troppo fuori.
Nella fuga, un po' disneiana appare la sapientissima gestione registica delle luci, come in un quadro, i moderni architetti praghesi sono influenzatissimi dalle avanguardie, tant'è vero che il Jazz europeo è prima di tutto Praghese.

Così appare la Cattedrale di S. Venceslao, santo patrono di Boemia e Praga, santo protettore dei cani, dei ladri e dei menestrelli (ciò invita a pensare
) ,alla sera.
Notare le lanterne sui balconi laterali delle guglie, chicca magnifica.
Veniamo a Venerdì 18.
Ore 9:40, il cielo improvvisamente si apre e appare un timido sole.
NON FOSSE MAI ACCADUTO!
Un po' alla "the day after", ci rendiamo conto di cosa succede.
Camminavamo in direzione del museo del Comunismo ed in 40 minuti la temperatura passa da -7° a -12°, usciti dal museo scappiamo sui tram e saliamo fino a Mala Strana ed al castello di Praga.
Lì, l'ombra della mole della cattedrale di San Vito avvolge:

Nel gelo sempre più forte, fuggono rintocchi lontani e voci di cori profondi.
Al castello c'è un termometro a Mercurio: -17°C.
Non ho mai avvertito tanto freddo.
In seguito, beh il sollazzo a Praga è fatto anche per riscaldarsi per bene:
Assenzio Bohemien e birra sono ottime bevande:


Il viaggio di ritorno è stupendo.
Sabato 19, in pullman, via via che ci muoviamo giungono notizie delle nevicate in atto in Italia.
Non faccio in tempo ad immaginarmele che ci troviamo bloccati fra Praga e Norimberga da 10 cm di polvere, vento teso e -18°C!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Infine otteniamo il Brennero, scivolando per una Germania anch'essa tutta bianca.

Eppoi il fohn delle nostre Alpi, a secco.
Comunque Praga è lì, la croce ebraica, alla luce tenue di un'amenorah, nell'ombra sottile di una navata gotica arredata col Barocco, nelle nebbie deliranti dei suoi fumi e delle sue effusioni alcooliche.
Fra gli assurdi onirici di Kafka e le sincopate di un pianoforte jazz, provate ad andarci un giorno, senza macchine fotografiche e troppi soldi.

Buona lettura, grazie della pazienza, buona domenica, buon freddo, buon Natale e buona giornata.
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