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  1. #91
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Citazione Originariamente Scritto da FilTur Visualizza Messaggio
    O è il contrario? Le temperature a che media fanno riferimento?
    no perchè? b) ed e) con le temperature più elevate nell'emisfero nord sono la stagione estiva boreale, il riferimento è un run di controllo preindutriale fatto girare fino quasi all'equilibrio (600 anni).

    Non mi aspetto che la simulazione fornisca un accurata ricostruzione delle medie globali e ci sono delle differenze con i proxy ma mostra chiaramente la stagionalità e il pattern atteso da una variazione nell'insolazione che mitigano le medie globali rispetto ai proxy dell'emisfero nord sensibili alla stagione estiva.
    Ultima modifica di elz; 12/08/2020 alle 22:41

  2. #92
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Citazione Originariamente Scritto da Lou_Vall Visualizza Messaggio
    Molto molto interessante...

    Ho a disposizione, raccolto nel tempo, questo, riguardo i periodi caldi del passato remoto:

    6.000 – 2.500 a.C.: Optimum Climatico Olocenico: fu probabilmente uno dei periodi più caldi della Terra, con temperature stimate di 2-3° più alte di quelle attuali. Questo è supportato dal ritrovamento di piante tropicali in Scandinavia; il Nord Europa era ricoperto da un'impenetrabile foresta di tigli, olmi, abeti rossi e querce. In Danimarca sono state trovate ossa di vari animali terrestri e marini di climi più temperati: pesci spada, storioni, sardine, tonni, pellicani e tartarughe di terra. In Scozia, sui Monti Cairngorms, sono stati trovati fossili di di pini di 4.000-4.500 anni fa che crescevano intorno ai 650 metri sul livello del mare, un'altitudine che, ora, è il limite massimo per alcuni stentati arbusti. Sul Dartmoor, in Cornovaglia, è stata trovata un fattoria coltivata dell'Età del Bronzo a 450 metri di altitudine, quando ora il limite massimo delle coltivazioni è sui 300 metri. L'analisi dei fossili di legna sulle spiagge e della linea di costa del nord-est della Groenlandia mostra che era libera dai ghiacci marini durante l'Optimum Climatico Olocenico. E' stato calcolato che il ghiaccio marino raggiunse il suo minimo tra il 6.500 e il 4.000 a.C., quando il limite settentrionale del mare libero dal ghiaccio tutto l'anno era situato circa 1.000 km più a nord del presente, e in estate il ghiaccio ricopriva solo metà dell'area ricoperta nell'estate 2007, una delle peggiori estati per estensione dei ghiacci marini. Alcuni studi indicano che la temperatura mondiale della superficie dell'acqua era circa 5° maggiore di quella attuale. La calotta glaciale in Peary Land (Groenlandia del nord) fu carotata nel 1977. La carota di ghiaccio conteneva diverse fusioni e rifusioni di acque dolci fino alla roccia di fondo, il che indicava che non conteneva ghiaccio della Glaciazione di Weichsel: questo significa che la calotta glaciale più a nord del mondo fu completamente sciolta durante l'Optimum Olocenico, e che si è riformata solo quando il clima divenne più freddo intorno al 2.500 a.C. Quel periodo il clima del Nord Europa divenne un clima definito "Atlantico": un clima umido e piovoso con temperature estive più alte di 2-3° rispetto a quelle odierne. Il Mar Baltico, al tempo una calotta glaciale, fondette completamente, dando origine prima ad un lago freddo di acqua dolce, e poi ad un mare salato, collegato con l'Oceano; la vegetazione, costituita da steppe secche e tundra, venne sostituita da foreste di betulle, pioppi, salici e pini. Con la mitigazione del clima, con estati dalle temperature medie intorno ai +18°/+20° e temperature invernali che raramente scendevano sotto zero, la composizione delle foreste cambiò, e pini e betulle furono sostituiti da noccioli, olmi, querce, ontani, abeti e tigli.
    Nell'Emisfero Australe, l'analisi dei sedimenti dei laghi australiani Frome e Woods mostra come il clima, nel primo Olocene (tra il 7.500 e il 6.000) e successivamente (tra il 5.000 e il 2.200 a.C.) era notevolmente più piovoso di quello odierno, e che le condizioni attuali, con le piogge periodiche stagionali, si stabilirono dal 2.000 a.C. Allo stesso modo l'analisi dei sedimenti nel Bacino Cariaco, in Venezuela, per lo stesso periodo mostra un clima molto più piovoso di quello attuale.
    Durante l'Optimum Olocenico (ma forse anche in un periodo più ampio, le datazioni sono molto incerte) il Nord Africa visse un lungo periodo di clima molto più umido e piovoso dell'attuale. Dove adesso c'è il deserto c'era savana, prateria e alcuni alberi, e vivevano leoni, elefanti, giraffe e altri animali caratteristici dell'Africa del Sud. Le maggiori catene montuose come il Tibesti e l'Ahaggar, ora esclusivamente rocciose, erano coperte da foreste di noci, querce, tigli, olmi ed ontani, mentre le terre più basse, insieme ai rilievi minori, erano coperti di oliveti, ginepri e pini di Aleppo, e nelle vallate scorrevano fiumi. Le incisioni rupestri di quel periodo, ora in pieno deserto dove non potrebbe crescere neanche un filo d'erba, mostrano laghi, fiumi e uomini in barca, mente il Lago Ciad raggiunse la sua dimensione massima, circa 400.000 km quadrati, cioè più grande dell'attuale Mar Caspio, ed era circa 30 metri più alto dell'attuale. Il Deserto del Sahara raggiunse poi il suo aspetto odierno intorno al 3.500 a.C., quando la civiltà preisorica africana, colpita dalla siccità, fu costretta a vivere nella sola Valle del Nilo, dando poi origine alla civiltà egizia.
    Anche il Deserto Arabico, il Medio Oriente, il Deserto del Rajastan tra India e Pakistan sperimentarono un periodo più piovoso nel primo Olocene, con un paesaggio simile alla savana, così come anche l'Asia Centrale visse un periodo più umido e piovoso, con estati dai 2° ai 2,5° più calde di quelle attuali. In Cina il riso potè essere piantato un intero mese prima, e il bambù cresceva fino a 3° di latitudine più a nord rispetto ad ora.

    1500-1400 a.C: Periodo Caldo Minoico: il miglio, che ora cresce nelle zone tropicali e subtropicali o al massimo nelle zone temperate calde, arrivò a crescere fino in Scandinavia; nell'Emisfero Boreale la temperatura è stimata di circa 2° superiore a quella attuale.

    250 a.C. - 400 d. C: Periodo Caldo Romano. Periodo insolitamente caldo in Europa e nell'Atlantico Settentrionale. Secondo gli studi condotti nel Golfo di Taranto, in quel periodo la temperatura della superficie e delle acque marine dell'Italia Meridionale erano simili a quelle odierne; a conclusione simile si arriva anche dalle prove dendrocronologiche del legno trovato al Partenone risalente al V secolo a.C. Un'analisi del polline proveniente dalla Galizia mostrò un periodo caldo circa dal 250 a.C. al 450 a.C., mentre una ricostruzione basata sulla granularità dei sedimenti oceanici profondi mostrò che l'apice del periodo caldo fu raggiunto intorno al 150 a.C. Più a nord, un'analisi degli isotopi di ossigeno trovati nei gusci dei molluschi in Islanda rivelò che l'isola artica visse un periodo particolarmente caldo dal 230 a.C. al 40 d.C. I legionari romani portano l'olivo in Piemonte, soprattutto nel Monferrato. Il clima mediterraneo doveva essere mite e piovoso: l'Africa del Nord e la Sicilia offrivano condizioni di vita rigogliose e divennero il "granaio" dell'Impero Romano. Non solo il Mediterraneo, ma anche il Medio Oriente: ne sono la prova i ponti romani costruiti in Siria, Giordania ed Iraq, ponti alti che attraversavano fiumi, ora completamente disseccati da migliaia di anni. Lucio Giunio Moderato Columella scrive, intorno al I secolo dopo Cristo, di "aree [in Italia] che precedentemente a causa del loro clima rigido non offrivano protezione alle piante di vite e olivo, ora producevano olive e vino in abbondanza". Teofhrastus (371 a.C – 287 a.C.) scrisse che le palme da dattero sarebbero potute crescere anche in Grecia, se fossero piantate.
    All'interno di questo periodo c'è l'estate del 138 a.C., descritta come caldissima, memorabile, la più asfissiante mai conosciuta per l'epoca, e il periodo che va dal 53 al 117 d.C: che fu particolarmente caldo senza essere secco, quando l'Impero Romano riuscì ad espandersi verso nord, i valichi alpini erano transitabili per tutto l'anno e nelle zone alpine più elevate potè praticarsi attività mineraria in aree in cui, nel XIX e XX secolo, ci sarebbero stati ghiacciai. Negli scritti di Plinio il Vecchio si legge che vite e olivo erano coltivati molto a Nord delle Alpi, soprattutto nella Valle del Reno, mentre limoni e viti vennero coltivati in Gran Bretagna fino al Vallo di Adriano, presso Newcastle. Nel 120 d.C. Claudio Tolomeo descrive il clima di Alessandria d'Egitto per un anno intero, ed era diversissimo da quello attuale: piovve ogni mese eccetto agosto, con frequenti temporali anche in giugno e luglio, e giorni molto caldi comuni tra luglio e agosto. Descrive anche l'Arabia come una terra attraversata da quattro fiumi (ora inesistenti).
    Sempre in questo periodo (stimato intorno 244 d.C.) è avvenuta probabilmente una fusione del Summit Groenlandese, mentre nel 309 l'Asia fu funestata da una siccità estrema, durante la quale fu possibile attraversare a piedi il Fiume Azzurro e il Fiume Giallo.
    Piante tropicali in Scandinavia ma nemmeno nell'Eemiano

  3. #93
    Burrasca forte L'avatar di burian br
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Ottimo @elz

    Per documentarvi su quei periodi se ne è già parlato a iosa nel thread della paleoclimatologia, poco frequentato da tanti, ma pieno di ricerche e informazioni. Tra me, Alessandro, Ennio e snowaholic abbiamo ricostruito la storia paleoclimatologica della Terra degli ultimi 3 milioni di anni.

    In generale, nel clima olocenico si sono distinti periodi di alti e periodi di bassi (questi ultimi prendono il nome di eventi Bond). Essi mostrano una sorta di ciclicità ogni 1000 anni circa da quel che ricordo.

  4. #94
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Citazione Originariamente Scritto da Lou_Vall Visualizza Messaggio
    Molto molto interessante...

    Ho a disposizione, raccolto nel tempo, questo, riguardo i periodi caldi del passato remoto:

    6.000 – 2.500 a.C.: Optimum Climatico Olocenico: fu probabilmente uno dei periodi più caldi della Terra, con temperature stimate di 2-3° più alte di quelle attuali. Questo è supportato dal ritrovamento di piante tropicali in Scandinavia; il Nord Europa era ricoperto da un'impenetrabile foresta di tigli, olmi, abeti rossi e querce. In Danimarca sono state trovate ossa di vari animali terrestri e marini di climi più temperati: pesci spada, storioni, sardine, tonni, pellicani e tartarughe di terra. In Scozia, sui Monti Cairngorms, sono stati trovati fossili di di pini di 4.000-4.500 anni fa che crescevano intorno ai 650 metri sul livello del mare, un'altitudine che, ora, è il limite massimo per alcuni stentati arbusti. Sul Dartmoor, in Cornovaglia, è stata trovata un fattoria coltivata dell'Età del Bronzo a 450 metri di altitudine, quando ora il limite massimo delle coltivazioni è sui 300 metri. L'analisi dei fossili di legna sulle spiagge e della linea di costa del nord-est della Groenlandia mostra che era libera dai ghiacci marini durante l'Optimum Climatico Olocenico. E' stato calcolato che il ghiaccio marino raggiunse il suo minimo tra il 6.500 e il 4.000 a.C., quando il limite settentrionale del mare libero dal ghiaccio tutto l'anno era situato circa 1.000 km più a nord del presente, e in estate il ghiaccio ricopriva solo metà dell'area ricoperta nell'estate 2007, una delle peggiori estati per estensione dei ghiacci marini. Alcuni studi indicano che la temperatura mondiale della superficie dell'acqua era circa 5° maggiore di quella attuale. La calotta glaciale in Peary Land (Groenlandia del nord) fu carotata nel 1977. La carota di ghiaccio conteneva diverse fusioni e rifusioni di acque dolci fino alla roccia di fondo, il che indicava che non conteneva ghiaccio della Glaciazione di Weichsel: questo significa che la calotta glaciale più a nord del mondo fu completamente sciolta durante l'Optimum Olocenico, e che si è riformata solo quando il clima divenne più freddo intorno al 2.500 a.C. Quel periodo il clima del Nord Europa divenne un clima definito "Atlantico": un clima umido e piovoso con temperature estive più alte di 2-3° rispetto a quelle odierne. Il Mar Baltico, al tempo una calotta glaciale, fondette completamente, dando origine prima ad un lago freddo di acqua dolce, e poi ad un mare salato, collegato con l'Oceano; la vegetazione, costituita da steppe secche e tundra, venne sostituita da foreste di betulle, pioppi, salici e pini. Con la mitigazione del clima, con estati dalle temperature medie intorno ai +18°/+20° e temperature invernali che raramente scendevano sotto zero, la composizione delle foreste cambiò, e pini e betulle furono sostituiti da noccioli, olmi, querce, ontani, abeti e tigli.
    Nell'Emisfero Australe, l'analisi dei sedimenti dei laghi australiani Frome e Woods mostra come il clima, nel primo Olocene (tra il 7.500 e il 6.000) e successivamente (tra il 5.000 e il 2.200 a.C.) era notevolmente più piovoso di quello odierno, e che le condizioni attuali, con le piogge periodiche stagionali, si stabilirono dal 2.000 a.C. Allo stesso modo l'analisi dei sedimenti nel Bacino Cariaco, in Venezuela, per lo stesso periodo mostra un clima molto più piovoso di quello attuale.
    Durante l'Optimum Olocenico (ma forse anche in un periodo più ampio, le datazioni sono molto incerte) il Nord Africa visse un lungo periodo di clima molto più umido e piovoso dell'attuale. Dove adesso c'è il deserto c'era savana, prateria e alcuni alberi, e vivevano leoni, elefanti, giraffe e altri animali caratteristici dell'Africa del Sud. Le maggiori catene montuose come il Tibesti e l'Ahaggar, ora esclusivamente rocciose, erano coperte da foreste di noci, querce, tigli, olmi ed ontani, mentre le terre più basse, insieme ai rilievi minori, erano coperti di oliveti, ginepri e pini di Aleppo, e nelle vallate scorrevano fiumi. Le incisioni rupestri di quel periodo, ora in pieno deserto dove non potrebbe crescere neanche un filo d'erba, mostrano laghi, fiumi e uomini in barca, mente il Lago Ciad raggiunse la sua dimensione massima, circa 400.000 km quadrati, cioè più grande dell'attuale Mar Caspio, ed era circa 30 metri più alto dell'attuale. Il Deserto del Sahara raggiunse poi il suo aspetto odierno intorno al 3.500 a.C., quando la civiltà preisorica africana, colpita dalla siccità, fu costretta a vivere nella sola Valle del Nilo, dando poi origine alla civiltà egizia.
    Anche il Deserto Arabico, il Medio Oriente, il Deserto del Rajastan tra India e Pakistan sperimentarono un periodo più piovoso nel primo Olocene, con un paesaggio simile alla savana, così come anche l'Asia Centrale visse un periodo più umido e piovoso, con estati dai 2° ai 2,5° più calde di quelle attuali. In Cina il riso potè essere piantato un intero mese prima, e il bambù cresceva fino a 3° di latitudine più a nord rispetto ad ora.

    1500-1400 a.C: Periodo Caldo Minoico: il miglio, che ora cresce nelle zone tropicali e subtropicali o al massimo nelle zone temperate calde, arrivò a crescere fino in Scandinavia; nell'Emisfero Boreale la temperatura è stimata di circa 2° superiore a quella attuale.

    250 a.C. - 400 d. C: Periodo Caldo Romano. Periodo insolitamente caldo in Europa e nell'Atlantico Settentrionale. Secondo gli studi condotti nel Golfo di Taranto, in quel periodo la temperatura della superficie e delle acque marine dell'Italia Meridionale erano simili a quelle odierne; a conclusione simile si arriva anche dalle prove dendrocronologiche del legno trovato al Partenone risalente al V secolo a.C. Un'analisi del polline proveniente dalla Galizia mostrò un periodo caldo circa dal 250 a.C. al 450 a.C., mentre una ricostruzione basata sulla granularità dei sedimenti oceanici profondi mostrò che l'apice del periodo caldo fu raggiunto intorno al 150 a.C. Più a nord, un'analisi degli isotopi di ossigeno trovati nei gusci dei molluschi in Islanda rivelò che l'isola artica visse un periodo particolarmente caldo dal 230 a.C. al 40 d.C. I legionari romani portano l'olivo in Piemonte, soprattutto nel Monferrato. Il clima mediterraneo doveva essere mite e piovoso: l'Africa del Nord e la Sicilia offrivano condizioni di vita rigogliose e divennero il "granaio" dell'Impero Romano. Non solo il Mediterraneo, ma anche il Medio Oriente: ne sono la prova i ponti romani costruiti in Siria, Giordania ed Iraq, ponti alti che attraversavano fiumi, ora completamente disseccati da migliaia di anni. Lucio Giunio Moderato Columella scrive, intorno al I secolo dopo Cristo, di "aree [in Italia] che precedentemente a causa del loro clima rigido non offrivano protezione alle piante di vite e olivo, ora producevano olive e vino in abbondanza". Teofhrastus (371 a.C – 287 a.C.) scrisse che le palme da dattero sarebbero potute crescere anche in Grecia, se fossero piantate.
    All'interno di questo periodo c'è l'estate del 138 a.C., descritta come caldissima, memorabile, la più asfissiante mai conosciuta per l'epoca, e il periodo che va dal 53 al 117 d.C: che fu particolarmente caldo senza essere secco, quando l'Impero Romano riuscì ad espandersi verso nord, i valichi alpini erano transitabili per tutto l'anno e nelle zone alpine più elevate potè praticarsi attività mineraria in aree in cui, nel XIX e XX secolo, ci sarebbero stati ghiacciai. Negli scritti di Plinio il Vecchio si legge che vite e olivo erano coltivati molto a Nord delle Alpi, soprattutto nella Valle del Reno, mentre limoni e viti vennero coltivati in Gran Bretagna fino al Vallo di Adriano, presso Newcastle. Nel 120 d.C. Claudio Tolomeo descrive il clima di Alessandria d'Egitto per un anno intero, ed era diversissimo da quello attuale: piovve ogni mese eccetto agosto, con frequenti temporali anche in giugno e luglio, e giorni molto caldi comuni tra luglio e agosto. Descrive anche l'Arabia come una terra attraversata da quattro fiumi (ora inesistenti).
    Sempre in questo periodo (stimato intorno 244 d.C.) è avvenuta probabilmente una fusione del Summit Groenlandese, mentre nel 309 l'Asia fu funestata da una siccità estrema, durante la quale fu possibile attraversare a piedi il Fiume Azzurro e il Fiume Giallo.
    Comunque ottime fonti, tutto giusto eccetto quelle due affermazioni iniziali circa uno dei periodi più caldi della storia della Terra, e la presenza di piante tropicali in Scandinavia.

    Grazie anzi, potresti portarli ad integrazione di molte osservazioni fatte nel td della paleoclimatologia.

  5. #95
    Uragano L'avatar di Lou_Vall
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Citazione Originariamente Scritto da burian br Visualizza Messaggio
    Comunque ottime fonti, tutto giusto eccetto quelle due affermazioni iniziali circa uno dei periodi più caldi della storia della Terra, e la presenza di piante tropicali in Scandinavia.

    Grazie anzi, potresti portarli ad integrazione di molte osservazioni fatte nel td della paleoclimatologia.
    Allora sono io che ho sbagliato, oppure la fonte non era attendibile. Clima e storia: eventi meteorologici e storici Pardon

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  6. #96
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Citazione Originariamente Scritto da setra85 Visualizza Messaggio
    intendi dire che anche durante la peg c'erano forti oscillazioni stagionali dal freddo al caldo ?
    Da fonti scritte che hanno anche analizzato il clima del passato si diceva praticamente che la PEG non è un periodo che va inteso solo freddo... nel senso che comunque mediamente era molto più freddo di ora e dei periodi limitrofi, ma che potevano esserci contrasti meteorologici tra un anno/mese e l'altro più marcati rispetto quanto avviene oggi.

    Da annotazioni francesi risulta ad esempio che le estati "pari" del decennio 1530 (1530-32-34-36-38-40) fossero percepite come "calde e secche", mentre quelle "dispari" (1531-33-35-37-39-41) risulterebbero "fresche e piovose". Il 1540 lo citavano "caldissimo e secchissimo", come anno è famoso perché da studi effettuati sembrerebbe abbia portato nell'europa centrale uno dei più forti periodi di siccità avuti nell'ultimo mezzo millennio.
    Qualche anno fa, direi erroneamente, era stato pubblicato un articolo dove addirittura si paragonava il 1540 con il 2003, il paragone termico non regge (confutando con gli studi che dicevo prima, al limite si trattava di un'estate calda come le TOP del XX secolo e annualmente un comunque notevole livello da anni 1990), ma quello precipitativo invece sì se non pure peggio.

    Visto poi che i periodi eccezionalmente caldi di quel periodo nella pratica oggi non farebbero scalpore verrebbe da chiedersi invece che cosa sarebbero realmente quelle fasi che già all'epoca venivano percepite come fredde.


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  7. #97
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Infatti anch'io abolirei il confronto 1540/ 2003 e opto per definire calde e secche le estati della peg come estati anticicloniche oceaniche delle Azzorre come quelle degli anni 60..mentre le estati fresche e piovose le inserirei in un contesto di depressioni polari dal nord atlantico

  8. #98
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Diciamo che ci può anche stare un estate torrida dentro alla peg nel fatto che seppur molto raramente poteva anche capitare un estate ad omega blocking, mentre oggi oramai è quasi un classico nel senso che un omega blocking può capitare un paio di volte ogni estate negli anni 60 per esempio le possibilità c'erano ma un paio di volte per decennio..nella peg le possibilità saranno state ancor più ridotte ma non era impossibile una sua formazione con un elevazione del promontorio nord africano..magari non in elevazione a latitudini molto elevate come oggi ma possibile che capitasse una sua formazione

  9. #99
    Uragano L'avatar di Lou_Vall
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    Predefinito Re: Clima e storia: eventi meteorologici e storici

    Altro giro, altra corsa periodi caldi e/o secchi nel Quattrocento e nel Cinquecento.

    1417: Fiume Elba (odierna Repubblica Ceca) in secca

    1420: Siccità nel Nord Italia tra fine inverno e primavera, in Lombardia "da febbraio a maggio non vi fu pioggia e il sole seccò i frutti"

    1420/1421: Inverno mite, in Valle d'Aosta le ciliegie sono mature in aprile

    1428: Siccità molto grave nel Nord Italia: in Lombardia siccità di almeno sei mesi, da aprile ad ottobre non cadde dal cielo una goccia d'acqua, non si riuscì nè a mietere il grano nè a vendemmiare; situazione simile anche nel Monferrato, dove non è segnalata pioggia da aprile a dicembre.

    1472: Estate caldissima nel Nord Italia, così calda che le uve maturarono addirittura in giugno, almeno nel Nord-Est: "Fu prodigioso il caldo che fu sentito; perlochè vennero le uve mature a San Giovanni del mese di giugno e la provincia patì in estremo" [Friuli, Trieste ed Istria - Guerrino Girolamo Corbanese]

    1474: Altra siccità tra inverno e primavera, a Modena non è segnata pioggia da gennaio a marzo, i pozzi e le fosse nel raggio di otto miglia dalla città di prosciugarono [Schedario Grasufiano]

    1475: Nord Italia con un febbraio caldissimo e una primavera calda e siccitosa. In Lombardia "Nel febbraio si vide una stravaganza meravigliosa. Gli alberi che fioriscono, o sul fine marzo o nell'aprile, anticiparono con grandissimo stupore la primavera. Alla primavera, che suole essere secondata da piogge seguitò una lunga siccità ed un caldo eccessivo" poi caldo ed incendi: "i rivoli e le sorgenti restaron al secco e le selve furon arse dal foco"

    1494: A Cremona inverno completamente asciutto, nè pioggia nè neve [Cronache Cremonesi]

    1497: Siccità a Modena: asciutto da Pasqua fino a settembre, per il gran secco non si riescono nemmeno ad arare i campi [SF]

    1498: Sempre a Modena da maggio fino al 27 ottobre tempo sempre secco e asciutto [SF]

    1500: Grave siccità che coinvolge un pò tutta Italia [Cronache Cremonesi]

    1504/1505: Inverno mitissimo, con vaste fioriture nel Nord Italia in gennaio, anche in Francia rose fiorite a gennaio.

    1513/1514: Siccità gravissima nel Nord Italia, soprattutto in Lombardia e in Valtellina. Scrisse il notaio Stefano Merlo dalla Valtellina: "Nel primo d'agosto 1513 sino a 10 marzo 1514 che sono mesi 7 e mezzo non piovè, nè fioccò mai se non una volta ch'appena bagnò la polvere della terra". Il mese di gennaio è descritto secco e freddissimo, in cui "venne tanto freddo che s'aggiacciò il Malero, che si sarebbe potuto passar sopra con 25 carri caricati ed era aggiacciato s'in in Adda. Durò questo freddo giorni 25, et per questo freddo morirono tutte le viti".

    1529/1530: Sulle Alpi inverno eccezionalmente caldo e con neve pressochè assente, a fine gennaio gli alberi fiorirono e nei giardini i fiori primaverili sfoggiarono i loro colori.

    1536: Altra siccità in Valpadana: a Cremona niente pioggia da febbraio ad ottobre, pozzi asciutti [Cronache Cremonesi]

    1537/1538: Inverno insolitamente caldo sulle Alpi, in gennaio fioriscono gli alberi in Valle d'Aosta, mentre in Svizzera le fragole maturano a febbraio.

    1538/1539: Altro inverno mite e asciutto.

    1539/1540 e anno 1540. Il "mostro sacro" del caldo e della siccità. In Svizzera da febbraio caldo eccezionale, ciliegie maturate a marzo, caldo per tutta l'estate fino a dicembre. In Europa intero anno caldo e siccitoso, con addirittura dieci mesi consecutivi di clima anticiclonico e caldo, la grande siccità iniziò a gennaio e terminò solamente agli inizi di novembre. Il numero dei giorni di pioggia è stato il più basso che sia mai stato registrato nelle serie storiche europee documentate (dalla fine del Seicento ad oggi). In Valtellina le precipitazioni, insignificanti da luglio 1539 fino all'autunno inoltrato, risulteranno del tutto assenti a partire dal 7 novembre. Da quel momento, per ben 150 giorni, fino al 7 aprile 1540, non una sola goccia d'acqua bagnò la Valtellina e la Lombardia. Riportano le cronache di Stefano Merlo riguardo l'assenza di neve: "per tutto l'inverno si saria potuto passar la montagna dell'Oro per andar verso Bregaglia, che forse non accadè mai tal cosa." Passate alcune piogge in primavera, la siccità riprese il suo corse in estate fino all'autunno "tanto che più non piovete sino pasato le vendemie, di maniera che ogni persona estimava che quell'anno...non si dovesi raccogliere nulla per il gran sutto che quella estate era fatto." Sull'Altopiano Bernese si contarono 6 mezze giornate di pioggia tra marzo e settembre 1540 e nel Novarese e nel Milanese non piovve per quasi 200 giorni, Narra Benedetto Giovio di "asciutto straordinario" dal 10 settembre 1539 al 6 aprile 1540, e "per tal cagione si vide asciutto il fonte di Plinio". I fiumi e i pozzi si prosciugarono, la terra fu ridotta in polvere, le coltivazioni bruciarono, ci furono immensi incendi forestali, l'inverno in Italia venne definito "secco come luglio": "fu tanto tardi la brocca (e questo fu per el sutto de tutta la invernata), che la terra era come de Luio" (Del Burigozzo); le persone crollavano a terra morte colpite dal calore diurno, la maggior parte degli alberi bloccarono il loro anello di crescita nel 1540. A Milano è riportato inverno senza neve e senza pioggia, "grazia fu, che mai fu vista l'invernata più bella, senza neve e calda" (Burigozzi). Piacenza: pozzi e fiumi asciutti, in tutto l'inverno non fece mai nè acqua nè neve. Lo Schedario Grasufiano riguardo Modena riporta che nel 1539 addirittura si mietè in maggio e si vendemmiò in luglio, annata di penuria estrema, riportata anche in una lapide.

    1540/1541: Altro inverno mite e asciuttissimo. A Milano: "Passando el tempo assai temperato, [...] si ancora del freddo, che paxò quasi tutto Genaro come se fusse del mexe de Otobre: cosa che a ognuno pareva maraviglia." (Del Burigozzo).

    1541/1542: Ennesimo inverno mite e secco.

    1542: Invasione di locuste in Europa e nel Nord Italia nei mesi di maggio e giugno; in agosto passaggio di cavallette nel Trevigiano, così tante che "scurivano il sole".

    1549/1550: Inverno mite nel Nord Italia, in Lombardia "caldo e piacevolmente somigliante ad una perpetua primavera". [D.B.]

    1558: Anno di siccità per il Nord, in Friuli "Grande siccità l'estate pressochè interamente senza pioggia, e fu anno di grande carestia" [Manzano]

    1562: Carpi (MO): siccità da gennaio a maggio e poi ancora da luglio a settembre. In Lombardia è riportata siccità da febbraio ad ottobre: "Fu stravagante la siccità di questo tempo per tutta la Lombardia, perchè dal principio di febbraio sino alla fine di ottobre non venne mai una goccia d'acqua dal cielo. Como fra le altre città avendo buona parte del suo territorio, sabbioso e pendende, patì in estremo. Le fontane e i pozzi rimasero asciutti in diversi luoghi con molto patimento e disagio, così degli uomini come degli animali" [Annali di Como]. Per lo Schedario Grasufiano di Modena siccità per "7 mesi continui".

    1563: Altro anno asciutto in Valpadana, a Cremona precipitazioni assenti da febbraio a ottobre [CC]

    1576/1577: Inverno mite e secco

    1578: Siccità in Francia: la Senna a Parigi si potè attraversare a piedi

    1584/1585: Inverno mite e secco

    1597: Siccità nel Nord Italia, in Lombardia "Il cielo si fece di bronzo, perchè dal principio di febbrajo sino alla fine di ottobre non cadde mai goccia d'acqua dal cielo. Como patì grandemente" [Annali di Como]
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