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Burrasca
Un vaso di Pandora
Critica della ragione scettica ai modelli climatici. Parte 1
Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare (Einaudi, 1959).
Nella mitologia greca, il vaso di Pandora è il leggendario contenitore di tutti i mali che si riversarono nel mondo dopo la sua apertura. Oggi l'espressione viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema o una serie di problemi che per molto tempo erano rimasti nascosti e che una volta manifesti non è più possibile tornare a celare.
Il nostro vaso di Pandora (ergo: il presunto problema celato e solo recentemente scoperto), in questo caso, sarebbe l’assoluta inaffidabilità di gran parte dei modelli di simulazione numerica del clima perché sbagliati o ampiamente incompleti. È uno dei cavalli di battaglia dello scetticismo (per tacere del negazionismo più duro) in tema di GW.
Dico subito, a scanso di equivoci, che la perfezione non esiste o meglio: ogni modello è sempre perfettibile. Dico pure, a scanso di ulteriori equivoci, che i modelli non devono essere comparati con ciò che non possono e mai potranno riprodurre a grande distanza temporale. Sappiamo benissimo ad es. che la variabilità di breve periodo è caotica e non prevedibile: molte sorgenti di variabilità interannuale (come l’ENSO) sono ancora oggi inserite nei modelli in modalità random. Interessante, comunque, quel che si sta facendo con l’utilizzo delle reti neurali per “catturare risposte” non lineari date dalle forzanti radiative e per stabilire i fattori principali che guidano il comportamento delle temperature (trend di fondo, fluttuazioni multidecadali e interannuali) su scala globale e regionale nel corso degli ultimi 140 anni (Pasini 2006).
Ma la mia disamina si concentrerà sul fatto che questi modelli siano sbagliati. Farò 5 brevi excursus temporali, il primo dei quali ci riporta in un epoca a me assai cara (essendo dello stesso anno in cui fu lanciato), il secondo ci porta in un periodo che spesso viene dipinto dalla stampa popolare come un’epoca nella quale la scienza del clima era in procinto di annunciare un’imminente global cooling, il terzo mostra una comparazione fra le proiezioni dell’IPCC dei primi anni 90 e i dati osservati, il quarto e il quinto sono recenti.
Per oggi iniziamo dal 1967.
In quell’anno venne lanciato l’International Global Atmospheric Research Program e nel maggio di quell’anno, sulla scorta dei primi pionieristici tentativi al calcolatore elettronico di von Neumann e Charney (primi anni 50), i “galilei dell’epoca”, Suki Manabe e Richard Wetherland del mitico Geophysical Fluid Dynamics Laboratory di Princeton (il famoso parallelepipedo di acciaio e cristallo immerso nel verde del campus dell'Università, vicino all'Institude for Advanced Studies dove, a fine anni quaranta, Albert Einstein e Kurt Gödel trascorsero tempi memorabili
), pubblicano i risultati del primo rudimentale modello di simulazione numerica del clima sul Journal of the Atmosheric Science.
Questi risultati confermano l’effetto di riscaldamento atmosferico indotto da un aumento della concentrazione di CO2. Ho scritto confermano perché conosciamo bene la storia della scoperta delle proprietà radiative del gas serra, dal matematico francese Fourier (1827) al fisico canadese Plass (1953-56) passando per il fisico irlandese Tyndall (1862) e il chimico svedese Arrenhius (1896).
Ma un conto è quel che avevano scoperto questi illustri pionieri, un altro conto è simulare, attraverso un modello numerico, la risposta radiativa e termica futura di un ipotetico aumento del gas serra. Da notare che, nel 1967, Manabe e Wetherald non avevano ancora integrato, nel loro primordiale modello, il ruolo retroattivo del vapore acqueo
Manabe, S., and R. T. Wetherald, 1967: Thermal equilibrium of the atmosphere with a given distribution of relative humidity. Journal of the Atmospheric Sciences, 24(3), 241-259.
According to our estimate, a doubling of the CO2 content in the atmosphere has the effect of raising the temperature of the atmosphere (whose relative humidity is fixed) by about 2C.

Fine anni 60: la concentrazione di CO2 è di 325 ppm. Oggi è di 385 ppm. Incremento: + 60 ppm. Aumento della T fa fine anni 60 ad oggi: circa + 0.5 gradi C.
Un raddoppio di CO2 a fine anni 60 --> 325*2 = 650 ppm. Che, nel loro modello, significherebbe un aumento termico di + 2 gradi C.
Dunque: 325 ppm in più stanno a 2 gradi in più come 60 ppm in più stanno a X --> X = poco meno di 0.4 gradi.
--> Pur prescindendo dal resto dei GHG e dal Land Use, Manabe e Wetherland non ci han visto poi così malaccio! Anzi, semmai hanno un po' sottostimato la cosa.
Come valutare questo primo modello? Direi molto bene, considerando i limiti dell’epoca e le condizioni di contorno abbastanza scarse.
To be continued, stay tuned………

Ultima modifica di steph; 08/01/2009 alle 23:15
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