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Burrasca
Re: Un vaso di Pandora
Hansen 2
Ad inizio anni 80 pubblicò, con altri colleghi del GISS, un resoconto degli scenari che lo indussero ad una prima forte presa di posizione a proposito del ruolo sempre più marcato da parte delle emissioni di CO2 sulla forzatura del clima.
Hansen, J., Johnson, D., Lacis, A., Lebedeff, S., Lee, P., Rind, D., and Russell, G. 1981: Climate impact of increasing atmospheric carbon dioxide. Science, 213, 957-966.
In questo lavoro, pubblicato nel 1981, Hansen e i suoi colleghi notavano come il trend al riscaldamento riemerso a partire dalla decade precedente - dopo un trentennio di relativo raffreddamento dovuto ad un mix di fattori naturali (variabilità interna del sistema) e antropici (aerosol) - che trovava riscontro nei dati di osservazione reali, fosse ampiamente consistente con l’output delle simulazioni secolari effettuate nel loro modello del clima globale.

E questo riscaldamento era, secondo loro, perlopiù indotto dall’incremento dei GHG di origine antropica. Il loro modello prevedeva gli impatti sulla temperatura media globale (scarti dal valore medio iniziale, anni 50) fra il 1950 e il 2100 dati da diversi scenari di emissioni fossili per differenti ratio di crescita energetica e fonti energetiche.

Per tutta la decade, mentre continuava la sua incessante ricerca, Hansen rese attenti su questi rischi.
Fino ad un'altro momento che probabilmente, dopo quello iniziale del dicembre 1963, segnò la sua futura carriera professionale. Mi riferisco alla sua famosa audizione al Congresso statunitense del 23 giugno 1988, attraverso la quale rese esplicita la situazione in atto, proponendo una chiara e significativa proiezione e, contemporaneamente, rendendo attenta l’opinione pubblica e il mondo politico sui rischi connessi. Quell’audizione divenne sicuramente un momento topico, ma non tanto per il presunto primo punto di incontro fra scienza del clima e politica (come erroneamente si crede, poiché in realtà quel punto di incontro avvenne più di 20 anni prima), quanto per la consapevolezza popolare unita al tentativo di azione ma anche di reazione politica che ne seguì.
In realtà la prima volta che il mondo politico si occupò della cosa fu nel lontano 1965, quando l’allora presidente americano Lyndon Johnson chiese ai membri della sua President’s Science Advisory Committee (PSAC) di stilare un rapporto sui potenziali problemi derivanti dalle varie forme di inquinamento ambientale e dal generale impatto causato delle attività antropiche. Il cambiamento climatico, allora, non era ancora sull’agenda politica nazionale, ma, in un’appendice di 23 pagine che oggi appare in tutta la sua prescienza, i membri del Panel tracciarono uno scenario forte nel quale si manifestava il rischio di un rapido mutamento del clima terrestre a causa delle emissioni di CO2 da combustione fossile. Il Panel si concludeva con questa frase:
Industrial activities had become a global, geophysical force to be recognized and reckoned with. With estimated recoverable fossil fuel reserves sufficient to triple atmospheric carbon dioxide, man is unwittingly conducting a vast geophysical experiment. With the emission of just a fraction of that, emissions by the year 2000 could be sufficient to cause measurable and perhaps marked climate change (PSAC 1965).
Ed ecco cosa diceva Lyndon Johnson in un messaggio speciale al Congresso, sempre nel 1965:

Ma torniamo ad Hansen. In seguito a quell’audizione, cominciò anche a subire forti pressioni dal mondo politico.
Hansen fu probabilmente solo il primo – ma il più famoso – fra gli scienziati del clima a subire incessanti pressioni politiche volte a sminuire quel che la ricerca gli aveva permesso di capire e far sapere: una prima volta non più di un anno dopo la famosa audizione da parte della presidenza di Bush padre (riportata fedelmente nel film “Una scomoda verità”), una seconda (e meno famosa ma probabilmente più drastica) volta 15 anni dopo sotto la presidenza di Bush jr che radicalizzò ancora di più il rapporto fra la ricerca sul tema e le decisioni assai poco disinteressate della sua ex amministrazione, e che rischiò di penalizzare Hansen a tal punto da mettere a rischio il suo lavoro (in quanto dipendente di un ente governativo come la NASA, le sue feroci critiche al tentativo asfissiante di manipolare i risultati e imbavagliare la stessa ricerca da parte politica lo esposero parecchio).
Comunque: in quell’audizione Hansen presentò una proiezione che contemplava 3 scenari, poi ripresa in un successivo paper nel quale approfondiva il modello e gli scenari che ne derivavano.
Nel prossimo post vedremo un sunto di queste proiezioni e qualche verifica con i dati reali.
Stay tuned….................
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