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  1. #91
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro1985 Visualizza Messaggio
    in questo paper si parla del raffreddamento del subatlantico antico
    si ipotizza un intervallo dall'inizio del periodo sino all'inizio del III sec a.C.
    una distribuzione molto irregolare con il picco alle latitudini di barents-kara e temperature medie annuali stimate più alte di quelle recenti in zone come l'america centrale e la cina
    per il nord emisfero le temperature nella fase di picco sono stimate circa mezzo grado più basse delle decadi più fredde 01-60 così per le anomalie precipitative che si riscontrano maggiori salendo di latitudine
    questo perchè anche in questo frangente vige una forte stagionalità con la radiazione solare che viene stimata più incidente in estate e meno in inverno rispetto al periodo attuale
    Non ho ancora letto l'intera ricerca (sono alla prima pagina, e le combinazioni tra clima del passato e storia umana antica di cui sono anche appassionato si arrovellano nel mio cervello affascinandomi ), ma già leggo che l'ESA (Early Subatlantic Age cooling) avrebbe interessante il periodo 650-280 a.C, con due picchi intervallati da un periodo di breve riscaldamento tra 450 a.C e 380 a.C.
    Uno dei due picchi nel 280± 50 a.C.
    Ebbene, mi sono venute in mente due grandiose nevicate romane: la prima, narrata da Tito Livio, nell'inverno del 400 a.C/399 a.C in cui Roma fu investita dal gelo; caddero due metri di neve e il Tevere congelò.
    La seconda narrata da Sant'Agostino parla di un inverno gelido nel 275 a.C con il Tevere nuovamente congelato per 15 giorni.

    Altri eventi intensi di gelo si ebbero durante la PEG.

  2. #92
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da burian br Visualizza Messaggio
    Ho trovato mappe contrastanti: chi disegnava il ghiaccio artico invernale fino alla Spagna del Nord, e chi invece (la maggior parte in verità) ne poneva i limiti al di sopra del 50° parallelo Nord, quindi sopra la Francia.

    Ho trovato questa interessante mappa che mostra i ghiacciai esistenti nell'area medterranea durante il tardo Pleistocene (attenzione: non tutti i ghiacciai hanno visto il loro massimo in forma ed estensione nel medesimo momento della glaciazione, ma ad esempio quelli turchi nel tardo Pleistocene, contro quelli alpini, iberici e italici/balcanici che le hanno viste prima). E' indicato l'altitudine oltre la quale si potevano sviluppare ghiacciai permanenti:

    Immagine
    In pratica secondo questo grafico sulle zone costiere Sud-atlantiche della Francia l'altitudine dalla quale partivano le nevi permanenti era di 1200 metri. Dovremmo confrontare questa cartina con una della nostra epoca.

  3. #93
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da ovestest Visualizza Messaggio
    In pratica secondo questo grafico sulle zone costiere Sud-atlantiche della Francia l'altitudine dalla quale partivano le nevi permanenti era di 1200 metri. Dovremmo confrontare questa cartina con una della nostra epoca.
    Considera che con il blu è indicato l'intervallo 0-1200 m, per cui può darsi che nel centro-nord della Francia il limite dei ghiacci perenni fosse anche più basso.
    Ricordo inoltre che per ottenere le altimetrie odierne bisogna togliere 120 m almeno: per cui 1200 m divengono 1080 m di oggi.

  4. #94
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Questa ricerca è fantastica, ve la propongo invitandovi caldamente alla lettura :

    http://www.sritz.ch/resources/Research/wanner11qsr.pdf

    Sono 15 pagine che scorrono tranquillamente per chi conosce l'inglese, che offrono tra l'altro numerosi spunti circa gli eventi Bond.

    Intanto esordisce con un dato astronomico: l'insolazione a 65°N (circolo polare artico) è in calo dall'inizio dell'Olocene, per cui le estati boreali di oggi sono più fredde di quelle di migliaia di anni fa, e il trend (se non fosse per l'AGW) dovrebbe proseguire perchè l'insolazione continuerà a calare per motivi legati all'inclinazione dell'asse terrestre.
    Non solo: se questo è valido per l'emisfero boreale, non è così per l'australe.

    On the millenial timescale, the climate of Holocene was strongly influenced by opposite hemispheric trends of the solar insolation during the corresponding summer, namely the decreasing insolation in the Northern and the increasing insolation in the Southern Hemisphere. This redistribution of energy lead to a southern shift of the Intertropical Convergence Zone (ITCZ) and a weakining of the Northern Hemisphere summer monsoon systems (Bracconot et all, 2007)
    Per cui l'incremento dell'insolazione estiva verso l'emisfero sud sta portando a uno spostamento verso sud dell'ITCZ (o almeno, prima del GW!) e a un indebolimento sempre maggiore dei monsoni boreali estivi. Questi hanno vissuto pertanto la loro massima attività nel nostro emisfero durante la prima parte dell'Olocene.


    Passa a questo punto a mostrare una rassegna di proxy (per ognuno dei quali sono indicate le coordinate geografiche dei prelievi) ricavati dai sedimenti foraminiferi e di pollini di numerose aree del mondo, rappresentative dell'intero globo, sebbene più numerose nell'area tra Nord America, Europa e Atlantico. Per ogni proxy sono riportati:
    • gli eventi Bond per cui i proxy in esame mostrano (maggiore) correlazione;
    • la lunghezza del ciclo Bond (cioè l'intervallo temporale tra due eventi Bond successivi) o la distanza tra due picchi;
    • possibili meccanismi che spiegano le cause di tali eventi


    Ricordo che gli eventi Bond sono repentini raffreddamenti climatici terrestri, che sembrano occorrere con frequenza di quasi 1500 anni ca.
    Da queste analisi emerge come non tutti i proxy evidenzino tutti gli eventi Bond, ma solo alcuni.

    Per ogni sedimento si analizzano le ricostruzioni che consentono sia per la temperatura, sia per la situazione precipitativa delle varie epoche dell'Olocene. Sono stati riportati solo i proxy di cui si era certi della correttezza dei dati tralasciando anche i casi dubbi, e cercando di dare la migliore risoluzione spaziale della Terra.
    Dal 10Be (isotopo del Berillio) è stato possibile ricostruire l'attività solare delle varie epoche.

    Andando al sodo, i proxy non mostrano tutti gli stessi dati: ve ne sono molti infatti che paiono in controtendenza rispetto al dato che ci si aspetta, tuttavia la maggioranza dei proxy mostra dati freddi per i periodi degli eventi Bond, per cui ciò viene data come prova che si sia realmente verificato un periodo di raffreddamento. Raffreddamento che però non ha toccato le stesse aree del mondo allo stesso tempo. Da quanto ho letto le zone che durante molti eventi Bond sono state meno coinvolte vivendo anzi momenti di anomalia termica positiva (!!) sono quelle artiche, specialmente la Scandinavia (possibile correlazione con anticicloni di blocco alle alte latitudini?) e l'area tropicale dell'Ovest Pacifico (PDO- visto l'accoppiata con SST più basse sul Pacifico di NE?). Freddo l'Atlantico Settentrionale (AMO-?)
    Spesso fredde le aree dell'emisfero australe. Freddo anche il NE dell'Artico e il Canada nei primi millenni per via della persistenza di residui della calotta glaciale Laurentide.

    Si riconoscono in totale 9 eventi Bond, numerati da 0 a 8, in ordine anticronologico (l'evento Bond 0 è la PEG, l'evento 8 è quello più antico).

    In ordine, eccone alcuni (dal più antico al più recente):
    • 8,2 Ka BP (6200 a.C) [Bond 5]
    • 6,2-5,9 Ka BP (4000 a.C) [Bond 4]
    • 4,8-4,5 Ka BP (2500 a.C) [Bond 3]
    • 3,3-2,5 ka BP (I millennio a.C) [Bond 2]
    • 300-600 d.C (Dark Ages or Migration Period) [Bond 1]
    • 1200-1800 (PEG) [Bond 0]


    All'interno dell'articolo c'è un grafico a più ascisse che illustra gli andamenti della temperatura media globale, dell'attività solare, dell'insolazione ai tropici e ai circoli polari ai solstizi, e dei livelli di CO2 e SO2.
    Si lascia intendere che potrebbero aver giocato un ruolo attività vulcanica, attività solare e come questi influenzassero la circolazione termoalina.


    L'articolo si conclude con una suddivisione dell'Olocene in tre macroperiodi:
    1. fase di primo disgelo;
    2. Holocene Thermal Optimum;
    3. Neoglaciazione


    Quest'ultimo non è un termine lanciato in aria! Dal 2000 a.C si è entrati in una fase di netto declino dell'insolazione estiva nell'emisfero boreale, che ha portato a causa delle estati più fresche e quindi corte ad accumulare nevi e ghiacci. Il risultato è stata la rinascita (!) o l'espansione di ghiacciai che hanno raggiunto nella PEG la loro massima estensione dalla fine dell'ultima era glaciale! Il trend, tra alti e bassi, è proseguito fino al 1900.

    Neoglaciation - Wikipedia

    Ci staremmo dunque dirigendo verso la prossima glaciazione. E da qualche migliaio di anni.

    Lo studio si conclude con questa frase significativa:

    [...] the question must be raised whether we would have still remained in the Little Ice Age or at least early 19th century climate regime today, if anthropogenic climate change had not masked the natural driving forces of the climate system. The rapidly growing number of studies will help to answer this question.

    [...] La domanda che deve essere sollevata è se noi saremmo rimasti ancora oggi nella PEG o almeno nel clima di inizio Ottocento, se l'AGW non avesse mascherato le naturali forzanti del clima. I numero di studi in rapida crescita ci aiuterà a rispondere a questa domanda.
    Ultima modifica di burian br; 09/10/2019 alle 12:46

  5. #95
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Poichè la mia curiosità non ha limiti, ed è stata stuzzicata dalla Neoglaciazione (che è un concetto relativo: non si è in una era glaciale, ma si sta vivendo da millenni un periodo di raffreddamento ed espansione dei ghiacciai tra alti e bassi, sempre che l'AGW non lo abbia compromesso), sono andato a cercare quando eventualmente finirebbe questo interglaciale.

    Ebbene: nel regime attuale di eccentricità dell'orbita terrestre (bassa eccentricità) si sta seguendo un pattern verificatosi 400000 anni fa (periodo Angliano):


    Salta all'occhio la somiglianza! Nei grafici sono riportati i dati termometrici dedotti dai livelli di 18O delta delle carote antartiche del progetto EPICA. Anche i livelli di CO2 e delle polveri anche vulcaniche, nonchè del volume di ghiaccio (credo serva per misurare l'albedo?).

    Il nostro interglaciale dovrebbe durare ancora 10000 anni, raffreddandosi comunque a ritmo lento come stava iniziando a fare, fino ad entrare in una nuova glaciazione nel 12000-13000 d.C.

    Da letture sul web, se fosse valido l'AGW, la CO2 emessa potrebbe ritardare l'avvento della glaciazione fino a 50000 anni nel futuro, quando il calo della radiazione solare sarà talmente tanto da essere impossibile contrastarlo.
    Giusto a titolo di curiosità.

    PS: Alessandro, ti risulta che eventuali AMO e PDO- possano favorire un raffreddamento? Nello studio si parlava solo di SST, gli indici teleconnettivi li ho citati io come possibile pattern determinato dalle SST.

  6. #96
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    A me salta subito all'occhio il fatto che l'aumento della CO2 da 280 ppm ad oltre 400 risulta molto ripido e quasi invisibile. Inoltre nel ciclo precedente il massimo di CO2 era addirittura sotto i 280 ppm.
    L'aumento delle polveri seguito dall'aumento della CO2 significherebbe un periodo di eruzioni vulcaniche?

  7. #97
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da zoomx Visualizza Messaggio
    A me salta subito all'occhio il fatto che l'aumento della CO2 da 280 ppm ad oltre 400 risulta molto ripido e quasi invisibile. Inoltre nel ciclo precedente il massimo di CO2 era addirittura sotto i 280 ppm.
    L'aumento delle polveri seguito dall'aumento della CO2 significherebbe un periodo di eruzioni vulcaniche?
    Non necessariamente. Di quel periodo l'eruzione più massiccia credo sia quella dell'Ignimbrite Campana (esplosione VEI 7 dei Campi Flegrei, occorsa 39000 anni fa circa), dal nome dei massicci depositi di ignimbrite presenti negli strati geologici di gran parte d'Europa e Mediterraneo, e che tra l'altro si reputa responsabile di un H4 (Heinrich Event 4) durante la glaciazione (e per alcuni anche dell'estinzione dei Neanderthal). Ma non mettiamo troppa carne al fuoco .

    Da Wiki leggo piuttosto che la "polverosità" dell'atmosfera era dovuta non alle eruzioni, ma a diversi fattori che non aiutavano a ripulire di (ma anzi ad accumulare) polveri l'aria: riduzione della vegetazione per l'espansione delle calotte e il gelo, calo globale delle precipitazioni per minore disponibilità di acqua intrappolata nelle calotte (mancata azione di "risciaquo" atmosferico), venti più forti (probabili analogie con i venti catabatici attorno all'Antartide per la presenza delle calotte e di maggiori contrasti termici tra Tropici caldi quasi o quanto oggi e medie-alte latitudini molto più gelide?) che sollevavano polveri nell'aria.

  8. #98
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    L'eruzione del Tufo Giallo Napoletano di 15000 anni fa però non sembra vedersi.
    Ci vorrebbe un lavoro che parlasse dell'analisi delle polveri. Di quelle polveri.

  9. #99
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da burian br Visualizza Messaggio
    Poichè la mia curiosità non ha limiti, ed è stata stuzzicata dalla Neoglaciazione (che è un concetto relativo: non si è in una era glaciale, ma si sta vivendo da millenni un periodo di raffreddamento ed espansione dei ghiacciai tra alti e bassi, sempre che l'AGW non lo abbia compromesso), sono andato a cercare quando eventualmente finirebbe questo interglaciale.

    Ebbene: nel regime attuale di eccentricità dell'orbita terrestre (bassa eccentricità) si sta seguendo un pattern verificatosi 400000 anni fa (periodo Angliano):

    Immagine

    Salta all'occhio la somiglianza! Nei grafici sono riportati i dati termometrici dedotti dai livelli di 18O delta delle carote antartiche del progetto EPICA. Anche i livelli di CO2 e delle polveri anche vulcaniche, nonchè del volume di ghiaccio (credo serva per misurare l'albedo?).

    Il nostro interglaciale dovrebbe durare ancora 10000 anni, raffreddandosi comunque a ritmo lento come stava iniziando a fare, fino ad entrare in una nuova glaciazione nel 12000-13000 d.C.

    Da letture sul web, se fosse valido l'AGW, la CO2 emessa potrebbe ritardare l'avvento della glaciazione fino a 50000 anni nel futuro, quando il calo della radiazione solare sarà talmente tanto da essere impossibile contrastarlo.
    Giusto a titolo di curiosità.

    PS: Alessandro, ti risulta che eventuali AMO e PDO- possano favorire un raffreddamento? Nello studio si parlava solo di SST, gli indici teleconnettivi li ho citati io come possibile pattern determinato dalle SST.
    direi di sì
    l'amoc è fondamentale nei meccanismi di redistribuzione tra le fasce climatiche
    il ciclo pdo è un elemento di potenziale incidenza su quello nao al netto della variabilità interna all'atlantico
    tra l'altro alcuni studi tentano di trovare un'incidenza del ciclo amo anche nello sviluppo delle variazioni nel pacifico tropicale, ma non è tema del td
    Ultima modifica di Alessandro1985; 09/10/2019 alle 14:33

  10. #100
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Per completezza, è da dire però che l'ipotesi prevalente è che i forcing astronomici causeranno un calo ulteriore nei prossimi 23000 anni della radiazione solare nell'emisfero boreale, con un cooling che dovrebbe proseguire. Poi però tra 25000 anni dovrebbe riaumentare l'eccentricità, e la combinazione di questa con l'inclinazione dell'asse dovrebbe impedire una nuova glaciazione per i prossimi 50000 anni, sebbene assestandosi su livelli termici più bassi di quelli dell'Olocene, con più ghiacci.

    Praticamente come nel grafico dell'Angliano, ma su livelli termici più alti.

    E il tutto indipendentemente dalla CO2

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