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  1. #181
    Vento forte
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro1985 Visualizza Messaggio
    no ma non fraintendere, non volevo liquidare frettolosamente il tema che giustamente hai posto
    solo che dubito ci siano gli strumenti per scendere nei dettagli che caratterizzano la differenza tra le oscillazioni per le ragioni di cui sopra
    però se vogliamo provarci non mi metto a piangere
    una cosa che possiamo dire con certezza invece è che la pendenza rispetto alla direzione dellle oscillazioni è coerente con le tempistiche che ci aspettiamo in rapporto agli effetti domino che si mettono in moto
    estremamente rapidi per le transizioni calde e viceversa
    No, hai ragione, però mi è sembrato un tema interessante, perchè in effetti tra alcuni MIS dispari (alias interglaciali/interstadiali a seconda di quale definizione vuoi usare) sussiste una quasi coincidenza con il ciclo dei 41000 anni che si suppone abbandonato dopo l'MPT, ma che a quanto pare ogni tanto riaffiora.

    Sui motivi non saprei, non credo dipenda nemmeno dall'intensità del forcing orbitale, perchè a parità di insolazione non corrisponde sempre un picco termico di eguale entità. Il mistero quindi rimane comunque, anche se il meccanismo generale che spiega le glaciazioni più lunghe e profonde è abbozzato.
    In ogni caso credo anch'io che sarebbe meglio fermarsi qui. Non complichiamo eccessivamente il discorso, mi pareva un'osservazione però interessante.

  2. #182
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di Alessandro1985
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    dunque ha proposito di MIS uno studio di analisi sedimentaria riguardante un bacino lacustre nel nord-est della russia (evito di scrivere la località per ovvi motivi )

    il td della paleoclimatologia-schermata-2019-10-20-alle-16.07.33.png

    l'analisi delle carote riguarda gli ultimi 2.8 milioni di anni
    nello studio potete leggere una descrizione dettagliata delle singole facies che non sto a riproporre ma è importante segnalare che dai dati risulta un MIS 11 nettamente più significativo a livello termico e precipitativo rispetto ai MIS 1 e 5e, si parla di 4-5° di differenza (parla anche altri MIS più distanti ma non li cito per non confondere troppo le idee)
    si sottolinea il fatto che queste differenze non possono essere spiegate solo a livello di forcing radiatico per composizione chimica atmosferica differente e moti millenari
    faccio una piccola postilla per evidenziare come lo studio stimi una combinazione per il MIS 5e di forte obliquità, forte eccentricità e una precessione allineata con il perielio durante l'estate boreale mentre nel MIS 11 ci sarebbero le stesse condizioni a livello di perielio ma minor estremizzazione degli altri due fattori
    si stima anche una concentrazione di CO2 CH4 e N2O paragonabile tra i due MIS, mentre per inciso stima il MIS uno con un livello piuttosto basso di circa 260 ppm
    lo studio verifica che il periodo di superinterglaciale è coinciso con una decisa diminuzione della calotta glaciale occidentale in antartire con un netto incremento di livelli di diatomite
    l'alterazione a livello di formazione di Antartic bottom water avrebbe impattato sulla circolazione termoalina del pacifico andando a ridurre l'upwelling e incidendo sui pattern tipici della zona (SH e bassa aleutinica)
    c'è anche un ulteriore ipotesi relativa all'aumento del livello oceanico che avrebbe favorito l'intrusione di acque calde superficiali da Barents e Bering
    qui i dati delle simulazioni modellistiche tarando le varie componenti

    il td della paleoclimatologia-schermata-2019-10-20-alle-16.46.47.png

  3. #183
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro1985 Visualizza Messaggio
    dunque ha proposito di MIS uno studio di analisi sedimentaria riguardante un bacino lacustre nel nord-est della russia (evito di scrivere la località per ovvi motivi )

    il td della paleoclimatologia-schermata-2019-10-20-alle-16.07.33.png

    l'analisi delle carote riguarda gli ultimi 2.8 milioni di anni
    nello studio potete leggere una descrizione dettagliata delle singole facies che non sto a riproporre ma è importante segnalare che dai dati risulta un MIS 11 nettamente più significativo a livello termico e precipitativo rispetto ai MIS 1 e 5e, si parla di 4-5° di differenza (parla anche altri MIS più distanti ma non li cito per non confondere troppo le idee)
    si sottolinea il fatto che queste differenze non possono essere spiegate solo a livello di forcing radiatico per composizione chimica atmosferica differente e moti millenari
    faccio una piccola postilla per evidenziare come lo studio stimi una combinazione per il MIS 5e di forte obliquità, forte eccentricità e una precessione allineata con il perielio durante l'estate boreale mentre nel MIS 11 ci sarebbero le stesse condizioni a livello di perielio ma minor estremizzazione degli altri due fattori
    si stima anche una concentrazione di CO2 CH4 e N2O paragonabile tra i due MIS, mentre per inciso stima il MIS uno con un livello piuttosto basso di circa 260 ppm
    lo studio verifica che il periodo di superinterglaciale è coinciso con una decisa diminuzione della calotta glaciale occidentale in antartire con un netto incremento di livelli di diatomite
    l'alterazione a livello di formazione di Antartic bottom water avrebbe impattato sulla circolazione termoalina del pacifico andando a ridurre l'upwelling e incidendo sui pattern tipici della zona (SH e bassa aleutinica)
    c'è anche un ulteriore ipotesi relativa all'aumento del livello oceanico che avrebbe favorito l'intrusione di acque calde superficiali da Barents e Bering
    qui i dati delle simulazioni modellistiche tarando le varie componenti

    il td della paleoclimatologia-schermata-2019-10-20-alle-16.46.47.png
    Interessante, quindi il MIS 11 sarebbe stato, nell'area del lago, meno caldo rispetto al MIS 5e, quindi all'Eemiano? Perchè ricordiamo che l'Eemiano dovrebbe essere stato il periodo più caldo o tra i più caldi degli ultimi milioni di anni a livello globale, in teoria.

    Curioso anche che nell'Artico le anomalie fossero identiche in tutti e quattro i casi all'epoca preindustriale. Praticamente l'Artico non si scalda significativamente, lo fanno le regione subartiche.

    PS: Il nome del lago mi fa venire in mente il verso di Quagmire dei Griffin (giggity)

  4. #184
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da burian br Visualizza Messaggio
    No, hai ragione, però mi è sembrato un tema interessante, perchè in effetti tra alcuni MIS dispari (alias interglaciali/interstadiali a seconda di quale definizione vuoi usare) sussiste una quasi coincidenza con il ciclo dei 41000 anni che si suppone abbandonato dopo l'MPT, ma che a quanto pare ogni tanto riaffiora.

    Sui motivi non saprei, non credo dipenda nemmeno dall'intensità del forcing orbitale, perchè a parità di insolazione non corrisponde sempre un picco termico di eguale entità. Il mistero quindi rimane comunque, anche se il meccanismo generale che spiega le glaciazioni più lunghe e profonde è abbozzato.
    In ogni caso credo anch'io che sarebbe meglio fermarsi qui. Non complichiamo eccessivamente il discorso, mi pareva un'osservazione però interessante.
    Senza entrare nel dettaglio dei singoli casi che richiederebbe uno sforzo eccessivo, il fatto che il ciclo legato all'obliquità non sia completamente scomparso depone a favore del fatto che le maggiori oscillazioni dell'ultimo milione di anni sia dovuta ad una diversa risposta del sistema clima-biosfera ai forcing orbitali, che quindi mantiene una incertezza intrinseca.
    Un sistema con equilibri multipli dovuti a feedback interni diventa molto sensibile nelle fasi di transizione, piccole variazioni dei singoli componenti (ma potrebbero anche essere piccole variazioni esogene come il livello di attività solare) possono portare a spostarsi da un equilibrio all'altro oppure no in maniera sostanzialmente casuale. Capire perché in qualche caso si arrivi ad un interglaciale/interstadiale e in altri no diventa essenzialmente impossibile con le informazioni che si possono avere dalle proxy.

  5. #185
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da snowaholic Visualizza Messaggio
    Senza entrare nel dettaglio dei singoli casi che richiederebbe uno sforzo eccessivo, il fatto che il ciclo legato all'obliquità non sia completamente scomparso depone a favore del fatto che le maggiori oscillazioni dell'ultimo milione di anni sia dovuta ad una diversa risposta del sistema clima-biosfera ai forcing orbitali, che quindi mantiene una incertezza intrinseca.
    Un sistema con equilibri multipli dovuti a feedback interni diventa molto sensibile nelle fasi di transizione, piccole variazioni dei singoli componenti (ma potrebbero anche essere piccole variazioni esogene come il livello di attività solare) possono portare a spostarsi da un equilibrio all'altro oppure no in maniera sostanzialmente casuale. Capire perché in qualche caso si arrivi ad un interglaciale/interstadiale e in altri no diventa essenzialmente impossibile con le informazioni che si possono avere dalle proxy.
    In altre parole resta sempre una quota di mistero, o se vogliamo di imprevedibilità. Ed è questo che mi piace della climatologia e della meteorologia. E in cui vedo un paragone con la biologia e la mente umana: l’irriducibilità a schemi fissi

    Affascinante

  6. #186
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Abbiamo già parlato abbastanza del Last Glacial Maximum, avvenuto 20mila anni fa. Credo comunque che, avendo dato ora un quadro generale e delle potenziali spiegazioni dei meccanismi alla base delle variazioni del Pleistocene, sia ora di guardare più nel "dettaglio" almeno all'ultima fase dell'ultima glaciazione, dato che precede l'Olocene.


    L'Olocene, come già detto, iniziò con il periodo preboreale circa 11700 anni fa. In maniera peraltro abbastanza brusca, con un repentino rialzo termico che si realizzò davvero in pochi decenni. Si partiva infatti dall'ultimo stadiale della glaciazione: il Younger Dryas.
    Questo a sua volta iniziò 1000 anni prima, circa nel 12800 BP, e fu caratterizzato dal ritorno a condizioni molto fredde in tutto l'emisfero boreale, degne del LGM.


    Questo grafico è tratto dalle carote della Groenlandia, e mostra bene le ultime fasi del Pleistocene.
    Si nota benissimo come il Younger Dryas, nel suo momento più gelido, fosse agli stessi livelli del LGM, ovvero il massimo glaciale degli ultimi 100000 anni.
    Si vede anche la repentinità che lo caratterizzò: un violento abbassamento termico nell'arco di pochi decenni che raffreddò di diversi gradi l'emisfero Nord. Altrettanto violentemente terminò. Nell'arco di due/tre generazioni umane.

    Ma andiamo con ordine:

    1. Dopo il LGM, che rappresentò la fase di massima estensione delle calotte glaciali sulle terre emerse, seguì un lento riscaldamento della durata di diversi secoli, andato avanti tra alti e bassi;
    2. Circa nel 18000 BP si verifica però un'inversione di tendenza: un raffreddamento globale noto come Oldest Dryas (H1: Heinrich 1);
    3. Questo stadiale fu interrotto improvvisamente nel 14700 BP. La data è precisa, in quanto i proxy mostrano un warming davvero intenso e rapido, che si consumò in pochi decenni, raggiungendo un picco massimo attorno al 14500 BP (in appena 200-250 anni!) per poi stabilizzarsi su alti livelli per altre centinaia di anni. Si tratta dell'interstadiale noto come Bolling Oscillation
    4. Attorno il 14000 BP alcuni proxy suggeriscono una breve fase di raffreddamento climatico, di durata stimata sui 200-400 anni, abbastanza intensa pur se di entità inferiore agli altri "Dryas". E' il cosidetto Older Dryas.
    5. Tra 13700 e 12700 anni fa si ebbe una seconda fase più mite, nota come "Allerod Oscillation", il cui picco si raggiunse circa 13000 anni fa, poco prima che iniziasse il crollo...
    6. ...crollo che si realizzò, davvero drammatico nella sua intensità, nel 12700 BP, e che introduce l'ultimo stadiale già descritto sopra: il Younger Dryas, che finì nel 11700 BP dando inizio all'Olocene.


    Le due oscillazioni (Bolling e Allerod) non sono divise da un cooling (Older Dryas) in tutte le ricostruzioni paleoclimatiche. In alcune regioni infatti la fase mite perdurò per oltre 2000 anni, tra il 14700 e il 12700 BP anno più anno meno, per cui si suole unire i due picchi (comunque evidenti in tutti i dati, semmai è l'Older Dryas ad essere stato poco intenso in talune aree) in un'unico interstadiale, l'ultimo della glaciazione Wurm, noto come "Interstadiale Bolling-Allerod".

    I vari "Dryas", a titolo di curiosità, prendono il nome da una specie floreale, la Dryas Octopetala, tipica dei climi alpini e delle tundre artiche. Ciò perchè nei sedimenti si riscontrano elevate concentrazioni del suo polline durante quelle fasi, dato che le tundre per via del raffreddamento climatico cominciarono a riguadagnare la terra persa contro le foreste, che invece si espandono verso nord durante le fasi più calde.

    Sulle cause del Bolling Allerod si dibatte da anni. Il ritiro dei ghiacciai sembra essere un effetto che una causa del periodo, anche perchè avvenne troppo rapidamente da essere legato alle dinamiche delle calotte. Interessante risulta il tasso di crescita del livello del mare. Tra 14700 e 13500 BP infatti si registrò un rapidissimo innalzamento del livello del mare (Meltwater pulse 1A), tale da raggiungere un tasso di 40-60 mm/anno! Nel complesso ben 16-25 m guadagnati in appena qualche centinaio di anni. Probabilmente dovrà essere stata una catastrofe per le popolazioni umane nonchè per la flora e la fauna costiere e degli entroterra immediati!

    Si suppone ci sia dietro un rinforzo dell'AMOC, la circolazione termoalina dell'Atlantico. Dietro esso in particolare sembra celarsi la superficializzazione di uno strato di acqua calda (+3-5°) e salata, relativamente agli strati oceanici subito sopra di essi, che pare essersi formato durante l'Heinrich 1 (ovvero nell'Oldest Dryas). Nel momento in cui ha raggiunto la superficie (sorvolo sulle dinamiche oceaniche per cui sarebbe accaduto, anche perchè non le ho approfondite ) avrebbe determinato un forte riscaldamento (fino a 2°) delle SST, con tutte le conseguenze climatiche che ciò porta.

    Abrupt pre-Bølling?Allerød warming and circulation changes in the deep ocean | Nature

    Viceversa il Younger Dryas sarebbe legato a un indebolimento repentino e intenso dell'AMOC, sulle cui cause si è già discusso in questa sede, e la cui teoria predominante vede lo sversamento nell'oceano degli immensi volumi di acqua dolce del lago Agassiz.

  7. #187
    Vento forte L'avatar di EnnioDiPrinzio
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Complimenti a voi che state rendendo.questo 3d estremamente interessante e lo fate con un notevole livello di conoscenze scientifiche.
    Ne approfitto per farvi una domanda a cui da solo non riesco a rispondere ma che secondo me aiuta a capire, nella sua spiegazione, quale influenza abbiano certe variabili astronomiche ( perielio , afelio ecc) nel determinare la conservazione della neve durante l'estate che appunto determina la quota del limite climatico delle nevi permanenti.
    Partendo da una osservazione diretta ( tramite Google earth) si nota , a parità di quota, latitudine, esposizione alle correnti umide marittime, una forte differenza del limite climatico delle nevi perenni tra i monti delle medie latitudini tra l'emisfero australe e quello boreale : se ad esempio osserviamo montagne di soli 2200-2400 m a 43° sud (in Cile o in Nuova Zelanda) le vediamo ricoperte oggi da grandi calotte ghiacciate come mai ebbe, anche durante il massimo glaciale, il nostro Appennino o la Cordigliera Cantabrica a parità di quote e latitudine, ma la stessa cosa si osserva sui monti di fronte al Pacifico in Usa e Canada.( quindi indipendentemente dalla Corrente del Golfo, la quota delle nevi perenni è molto piu elevata nell'emisfero nord ).
    Tornando in Cile e Nuova Zelanda si notano comunque le tracce di glaciazioni passate molto più estese del presente.
    Domanda: a cosa è dovuta questa dissimetria tra i due emisferi?
    Ultima modifica di EnnioDiPrinzio; 29/10/2019 alle 22:35

  8. #188
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di Alessandro1985
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da EnnioDiPrinzio Visualizza Messaggio
    Complimenti a voi che state rendendo.questo 3d estremamente interessante e lo fate con un notevole livello di conoscenze scientifiche.
    Ne approfitto per farvi una domanda a cui da solo non riesco a rispondere ma che secondo me aiuta a capire, nella sua spiegazione, quale influenza abbiano certe variabili astronomiche ( perielio , afelio ecc) nel determinare la conservazione della neve durante l'estate che appunto determina la quota del limite climatico delle nevi permanenti.
    Partendo da una osservazione diretta ( tramite Google earth) si nota , a parità di quota, latitudine, esposizione alle correnti umide marittime, una forte differenza del limite climatico delle nevi perenni tra i monti delle medie latitudini tra l'emisfero australe e quello boreale : se ad esempio osserviamo montagne di soli 2200-2400 m a 43° sud (in Cile o in Nuova Zelanda) le vediamo ricoperte oggi da grandi calotte ghiacciate come mai ebbe, anche durante il msssimo glaciale, il nostro Appennino o la Cordigliera Cantabrica a parità di quote e latitudine, ma la stessa cosa si osserva sui monti di fronte al Pacifico in Usa e Canada.( quindi indipendentemente dalla Corrente del Golfo, la quota delle nevi perenni è molto piu elevata nell'emisfero nord ).
    Tornando in Cile e Nuova Zelanda si notano comunque le tracce di glaciazioni passate molto più estese del presente.
    Domanda: a cosa è dovuta questa dissimetria tra i due emisferi?
    da quando esiste questa distribuzione delle terre emerse la distonia di andamento termico che viene evidenziata in questi anni è sostanzialmente sempre esistita
    questo perché ci sono alcune condizioni di base molto diverse
    decisamente più terre emerse nel emisfero boreale concentrate e la concentrazione a latitudini temperate è molto superiore
    quindi il getto polare nell'emisfero boreale non scorre mai sua una superfice oceanica continua cosa che invece avviene attorno al continente antartico
    quest'ultimo ovviamente altro aspetto fondamentale visto che l'area dove si sviluppa la cella polare nell'emisfero boreale è sostanzialmente priva di terre
    sono tutti elementi che hanno un impatto evidente sul bilancio termico con tutto ciò che ne consegue
    Ultima modifica di Alessandro1985; 29/10/2019 alle 12:14

  9. #189
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro1985 Visualizza Messaggio
    quindi il getto polare nell'emisfero boreale non scorre mai sua una superfice oceanica continua cosa che invece avviene attorno al continente antartico
    quest'ultimo ovviamente altro aspetto fondamentale visto che l'area dove si sviluppa la cella polare nell'emisfero boreale è sostanzialmente priva di terre
    I quaranta ruggenti e i cinquanta urlanti della marineria a vela dei secoli scorsi.

  10. #190
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da EnnioDiPrinzio Visualizza Messaggio
    Complimenti a voi che state rendendo.questo 3d estremamente interessante e lo fate con un notevole livello di conoscenze scientifiche.
    Ne approfitto per farvi una domanda a cui da solo non riesco a rispondere ma che secondo me aiuta a capire, nella sua spiegazione, quale influenza abbiano certe variabili astronomiche ( perielio , afelio ecc) nel determinare la conservazione della neve durante l'estate che appunto determina la quota del limite climatico delle nevi permanenti.
    Partendo da una osservazione diretta ( tramite Google earth) si nota , a parità di quota, latitudine, esposizione alle correnti umide marittime, una forte differenza del limite climatico delle nevi perenni tra i monti delle medie latitudini tra l'emisfero australe e quello boreale : se ad esempio osserviamo montagne di soli 2200-2400 m a 43° sud (in Cile o in Nuova Zelanda) le vediamo ricoperte oggi da grandi calotte ghiacciate come mai ebbe, anche durante il msssimo glaciale, il nostro Appennino o la Cordigliera Cantabrica a parità di quote e latitudine, ma la stessa cosa si osserva sui monti di fronte al Pacifico in Usa e Canada.( quindi indipendentemente dalla Corrente del Golfo, la quota delle nevi perenni è molto piu elevata nell'emisfero nord ).
    Tornando in Cile e Nuova Zelanda si notano comunque le tracce di glaciazioni passate molto più estese del presente.
    Domanda: a cosa è dovuta questa dissimetria tra i due emisferi?
    A mio parere è proprio la stessa motivazione che secondo Milankovitch portava all'innesco di una glaciazione: estati corte o fresche.
    In effetti in Nuova Zelanda e in Cile (la prima perchè un arcipelago di isole, e il secondo perchè lambito da una corrente fredda) le temperature estive sono molto più contenute delle rispettive località poste a medesima latitudine nell'emisfero boreale. Questo favorisce la conservazione delle nevi perenni a quote più basse che nell'emisfero Nord, dove magari l'inverno è più freddo in intensità e più nevoso talora ma, appena terminato, il disgelo che incalza è molto più forte a causa di temperature più elevate.

    Condizioni simili a quelle del Cile e della Nuova Zelanda credo si riscontrino a latitudini ben al di sopra dei 50°N nel nostro emisfero, che in effetti sono quelle che hanno un clima estivo ben più simile. Wellington ad esempio, che corrisponde alla latitudine di Bari però agli antipodi, ha un clima estivo con medie paragonabili a Bergen, in Norvegia, a 60°N! Peraltro anche in estate si può scendere sotto i 7° e la massima record è di appena 30°...immaginiamo quindi le medie termiche sulle Alpi Neozelandesi!

    E se anche volessimo porre un confronto con il lato occidentale dell'Atlantico, che è più freddo di quello europeo, avrebbe medie non dissimili da S.John in Terranova, a 47°N, quindi comunque a latitudini pur sempre più alte.

    Lo stesso Valdivia (Cile), peraltro a 39°S (quindi la latitudine di Cagliari!), dove l'estate ha medie simili a quelle di Bergen (sebbene più alte di giorno, di notte si scende sotto i 10° di media).
    Entrambe sorgono sulla costa o nei loro pressi.

    Nel caso dell'emisfero australe, credo che la presenza di immense superfici contenenti volumi ingentissimi di acqua (gli oceani) a scapito di pochissime terre emerse, sia l'elemento termoregolatore principale, che spiega le caratteristiche climatiche emisferiche. Se a questo aggiungiamo che il principale continente australe sorge proprio nel Circolo Polare Antartico, con tutte le conseguenze che ciò porta, avremo un Vortice Polare più esteso e duraturo anche in estate.
    Pertanto sono proprio le estati fresche e brevi che determinano ghiacciai così avanzati in montagna. Che l'inverno sia più mite di quello boreale poco importa, anche perchè comunque si raggiunge il punto di congelamento e quindi le nevi comunque si depositano, peraltro portate da grandi perturbazioni oceaniche che si sviluppano facilmente data la vastità degli oceani meridionali.
    Non si genera una glaciazione, tuttavia, proprio perchè questa mole di acqua regola come un termostato il clima dell'emisfero australe, impedendo che cali d'insolazione eccessivi generino la cascata di feedback che portano alle glaciazioni globali.
    Ottima osservazione comunque Ennio, sai che non ci avevo mai fatto caso al fatto dei ghiacciai e dei loro limiti nell'emisfero sud?
    Ultima modifica di burian br; 29/10/2019 alle 15:32

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