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  1. #231
    Burrasca
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    Predefinito Ultimo Periodo Glaciale, Parte 4

    [...]

    PARTE 4: ANALISI DELLE SIMULAZIONI



    4A. GLACIATION WARM PHASE (WP)


    il td della paleoclimatologia-warm-phase.jpeg


    Tra oggi e la Fase Mite della glaciazione le differenze erano nette soprattutto in inverno.
    E' da citare il classico gradiente W-E, con le regioni atlantiche più miti di quelle orientali in inverno, ma in estate più fresche. Ma ancora oggi, sebbene in maniera fortemente meno evidente (quasi tendente a una stabilità latitudinale), è così in estate.
    In un certo senso, essendo il clima della Fase mite comunque tipicamente glaciale, non stupisce: shiftando il clima infatti verso un livello più freddo, la distribuzione del gradiente tende ad assomigliare a quello classico del nostro inverno, che appunto è la fase dell'anno più fredda.

    In inverno, nella Fase Mite:

    • le isoterme medie 0-4° scendono dalle coste atlantiche norvegesi fin sulle coste del Mediterraneo europeo
    • le stesse isoterme -4/0° invadono pressocchè tutto il Continente escludendo l'Iberia, mentre oggi sono relegate alle basse quote scandinave e all'Europa Orientale
    • le isoterme -8/-4° occupano metà Europa, dalla Scozia ai Balcani centrali, mentre oggi si trovano solo Russia e Scandinavia meridionale
    • le isoterme sotto i -8° conquistano Atlantico artico (qui con una differenza rispetto ad oggi di 12-15°! ) e sul suolo europeo Russia e Scandinavia, con l'isoterma inferiore ai -20° che oggi assente sul continente fa capolino da Nord.


    In estate, invece, compare una prima sorpresa caratteristica: le aree a subire il massimo raffreddamento sono quelle prossime alle coste atlantiche, e le differenze rispetto alle estati recenti diminuiscono fino a praticamente quasi scomparire procedendo verso est
    Ciò è visibilissimo: sulle aree atlantiche le isoterme di oggi fondamentalmente scendevano di 15° di latitudine verso sud, tale da addirittura causare temperature medie in estate sull'Atlantico nella WP degne del giorno d'oggi...in inverno!!
    Addirittura sul golfo di Biscaglia si avevano isoterme tra 4 e 8°, che nemmeno oggi si vedono in inverno!
    Differenze meno forti ma evidenti in Scandinavia e Russia artica, nonchè nel Mediterraneo occidentale ed Europa centrale, dove il calo fu dell'ordine di 4° circa.
    Pressocchè nulla la differenza tra le estati odierne e quelle della WP in piena glaciazione, invece, sui Balcani e attorno al Mar Nero! Questo significa che tra inverno ed estate le aree ucraine e balcaniche potevano vedere differenze dell'ordine di 30-35° di media



    4B. LAST GLACIAL MAXIMUM (LGM)



    il td della paleoclimatologia-lgm.jpeg

    La situazione cambia ancor più drasticamente. La Calotta Fennoscandia esiste ed è vastissima, occupando un terzo del suolo europeo (3,24 milioni di km2!!), e influenzando quindi fortemente la distribuzione delle temperature in tutte le stagioni.
    Si nota una certa stabilità latitudinale delle isoterme, cioè perdita del gradiente W-E, in quanto località poste a longitudini anche molto distanti presentano medie simili se ubicate alla stessa latitudine. A differenza di oggi però questo valeva sia in estate (anche se meno forte) sia in inverno. Questo appunto per la presenza della calotta, nonchè del ritiro dell'oceano ancora più a ovest, che porta a un arretramento dell'influenza mitigatrice atlantica, peraltro assai debole visto le SST freddissime.

    In inverno:

    • le isoterme -4/0° che oggi sono classiche delle fredde lande sarmatiche o delle coste artiche della Norvegia settentrionale, lo ritroviamo sulle coste del Mediterraneo centro-orientale! Su quest'ultime è probabile che le isoterme in realtà fossero di poco sopra lo zero, ma visto che il continente si trovava 120 m più in alto, si può dire che le coste di oggi, all'epoca più in alto, avessero un clima artico. Si tratta di un vistoso calo di ben 25° di latitudine, che raggiunge i 30° presso l'Egeo! Pensare alla mia Brindisi con medie trimestrali che negli ultimi 80 anni si sono rilevate solo nelle peggiori ondate di freddo della storia (1956, 1963, 1987, 2017), e solo per una manciata di giorni in 80 anni, mi appare folle!
    • le isoterme -8/-20° interessavano tutta Europa tranne Francia, Iberia e Italia, nonchè Grecia. Impressionante è dire poco, si tratta del clima oggi classico del Bassopiano Sarmatico più crudo
    • addirittura isoterme siberiane fino a -30° si estendevano su tutta la Scandinavia e Russia centro-settentrionale.


    Le estati del LGM invece vedevano:

    • alle alte latitudini (grosso modo oltre i 55°N) isoterme medie tra 0/4°, con ovviamente isoterme anche al di sotto dello zero (pure intensamente, valori fino a -10/-20° di media!!) nelle zone interne e più elevate della Calotta Fennoscandia, in Scandinavia e Gran Bretagna
    • al di sotto dei 55/50°N si ripresenta il gradiente W-E, con le aree atlantiche particolarmente fredde, come non lo sono nemmeno in inverno al giorno d'oggi (isoterme tra 4/8° fin sulla Spagna settentrionale), le aree centrali europee con isoterme medie sui 8/12°, e valori nettamente più alti a est attorno al Mar Nero, tali da rasentare la stessa classe di isoterme delle estati odierne! Si può davvero dire che le estati del Mar Nero e della Turchia presentano una fortissima inerzia climatica!
    • situazione più stabile (netto ridimensionamento del gradiente W-E) nel Mediterraneo, visto che come anche oggi le differenze tra i due bacini, occidentale e orientale, è più attribuibile all'evidente differenza latitudinale. Complessivamente valori oltre i 5° più freddi rispetto a oggi, con isoterme medie sui 18-20° sul Mediterraneo Occidentale, e 20-25° sul Mediterraneo Orientale.

    [...]
    Ultima modifica di burian br; 19/11/2019 alle 06:59

  2. #232
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    Predefinito Ultimo Periodo Glaciale, Parte 5

    [...]

    PARTE 5: GIORNI DI NEVE AL SUOLO E ALTEZZA DEL MANTO NEVOSO

    Veniamo ora ad alti due parametri eccezionali, e che sono sicuro stuzzichi la fantasia di tutti noi appassionati
    il td della paleoclimatologia-glaciazione-3.jpeg
    Stessi periodi temporali considerati, valgono le stesse premesse su calotta glaciale e linea di costa viste prima.
    Si analizzano però stavolta il numero di giorni con neve al suolo (da 10 gg in su), e l'altezza del manto al suolo in inverno.
    Pronti?


    WARM PHASE



    Nella Fase Mite della glaciazione, fondamentalmente, il numero di giornate con neve al suolo era doppio rispetto ad oggi. In sintesi su quasi tutta Europa, fino a Gran Bretagna, passando per Germania e Nord Italia fino ai Balcani meridionali, vi erano almeno 150-180 gg con manto nevoso all'anno!
    Nel resto del Continente (Francia, Grecia, Italia peninsulare e Spagna settentrionale) il numero di giorni con manto era nettamente superiore a oggi in ogni caso, con valori dai 10 ai 120 giorni a seconda dell'altitudine e della distanza dal mare. Una frequenza minore di 10 gg con neve al suolo (il che non significa che non nevicasse!) era presente solo sulle coste meridionali e tirreniche italiane, sulle isole mediterranee, in Iberia.
    Considerando che la risoluzione spaziale della mappa è approssimativa e non accurata, i dati vanno naturalmente contestualizzati alle caratteristiche del proprio luogo. Ritengo pertanto che per le località che nella mappa risultano al di sotto della frequenza di 10 gg l'anno con neve al suolo, il dato non sia definitivo, ma possa anche essere superiore. D'altro canto la mappa è una media di decine di migliaia di anni, che livella dunque gli alti e i bassi, pertanto non è da prendere come un dato fisso, ma indicativo.

    Quanto detto vale ancor più evidentemente per la media dell'altezza del manto: qui è facilmente osservabile che la mappa che simula il presente sia talvolta ben lontana dalla realtà: ad esempio un manto inferiore ai 5 cm al suolo sugli Appennini è del tutto insensato (peraltro in inverno!). Qui la sottostima è palese, specialmente per le località balcaniche, oltre che pirenaiche, italiane (persino qui in Puglia, sul livello del mare, la media è 1 cm all'anno, anche se non tutti gli anni nevica!) e francesi.
    Prenderei dunque queste proiezioni con le pinze, e molti valori li aumenterei almeno per i primi range (0,5-5 cm; 5-10 cm; 10-20 cm).

    Detto questo, nella Fase Mite anche la simulazione vede una situazione in cui un manto nevoso di almeno 1 cm ricopriva fondamentalmente tutta Europa escludendo le coste delle isole mediterranee, quelle atlantiche francesi e l'Iberia. Correggendo eventuali sottostime, direi che a mio personale parere un manto nevoso seppure scarso c'era ogni anno per almeno un giorno anche sulle coste italiane, siciliane, e francesi (ma è da dire che considererà sicuramente solo le aree con almeno 10 giorni di neve al suolo). La ricostruzione invece la ritengo affidabile per l'Iberia.
    Sul resto d'Europa direi invece che la ricostruzione renda bene la possibile situazione media di quelle decine di migliaia di anni (lo ricordo). In sintesi, un manto tra i 20 e i 50 cm su due terzi d'Europa.

    Aspetto interessante: la neve, anche se forse nessuno ci pensa, si accumula anche sul pack artico costituendo una superficie solida. Per cui la presenza di giorni con neve al suolo e con manto anche spesso in aree dove dovrebbe esserci mare o oceano non deve stupirvi! Questo significa al tempo stesso che quelle mappe indicano la massima estensione annuale del ghiaccio marino artico!


    LAST GLACIAL MAXIMUM


    Questa simulazione è quella più sorprendente: l'Europa è trasformata in un'immensa landa ghiacciata, con copertura nevosa al suolo degna oggi della Siberia (superiori ai 20 cm e fino a 50 cm ovunque eccetto Italia, Francia, Peloponneso e Iberia; ma ricordando il discorso della sottostima direi che è probabile che le aree appenniniche italiane vedessero un manto identico in altezza a quello del Continente), e non solo per altezza del manto, ma anche per numero di giorni nevosi: oltre i 200 sopra i 50°N , e sopra i 150 gg sopra i 45°!!

    La neve al suolo di almeno 1 cm e fino ai 5 ricopriva stabilmente ogni anno per almeno 10 giorni anche gran parte della Spagna fino all'Andalusia (non dimentichiamoci la catena della Sierra Nevada, che ha ospitato fino al 1950 il ghiacciaio più meridionale d'Europa resistito all'ultima glaciazione), nonchè tutta Italia incluse le sue coste (quindi anche la mia Brindisi , bellissimo!!), nonchè montagne siciliane e sarde. Praticamente il clima invernale era degno della Lapponia nelle aree interne appenniniche, e della costa artica di Tromso/Trondheim sull'Adriatico (ridotto al solo bacino meridionale) o sul Tirreno/Ligure!

    La calotta copriva come si vede un terzo d'Europa, e su di essa ovviamente il manto nevoso persisteva 365 giorni l'anno, stratificandosi per divenire nuovo ghiaccio che aggiungeva spessore alla calotta stessa.

    Come prima, vale la considerazione per cui l'indicazione nelle mappe di giorni con neve al suolo in aree dove dovrebbe esserci mare o oceano è legata al fatto che lì per qualche settimana l'anno ci fosse il pack e dunque una superficie solida che consentiva l'accumulo. Ergo le mappe indirettamente offrono anche una stima della massima estensione annuale o giù di lì del pack artico.

    In sintesi il Mediterraneo italico divenne paragonabile al Mar Baltico meridionale, mentre il Mar Baltico non esisteva in quanto completamente ricoperto dalla calotta fennoscandia.

    [...]
    Ultima modifica di burian br; 21/11/2019 alle 08:16

  3. #233
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    Predefinito Ultimo Periodo Glaciale, Parte 6

    [...]

    Spero che la ricerca vi sia piaciuta.
    Ho sorvolato naturalmente sulla parte prettamente antropologica, ma per chiunque ne fosse interessato c'è la ricerca linkata su.

    Ci tengo a sottolineare che si tratta di simulazioni, io stesso ne ho messo in evidenza alcune criticità. Inoltre, a differenze di quelle sullo YD, si riferiscono a un periodo lungo migliaia di anni, se non decine, durante le quali il clima è oscillato anche molto fortemente tra climi durissimi e climi molto più miti. Quindi sono da prendere con le dovute accortezze: non come precise riproduzioni di quelle epoche, ma come spunti per comprenderne le caratteristiche climatiche e microclimatiche.


    Voglio concludere con questa immagine:


    il td della paleoclimatologia-densita-pop-umana-glaciazione.jpeg

    E' la densità per 100 km2 degli abitanti dell'Europa glaciale. L'ho prevelata da un'altra ricerca, non ricordo quale, che mi è parsa una delle più complete mai fatte sull'argomento "Preistoria umana".

    Si vede benissimo come siamo arretrati verso sud con l'avanzata glaciale, e al tempo stesso come siamo tornati verso nord non appena il clima si è anche solo di poco addolcito.

    Ne diciamo tante sulla nostra specie, ma permettetimi di guardare con magnificenza a quanto siamo cresciuti e alla strada che abbiamo fatto da quando eravamo un manipolo di qualche decina di migliaia di individui in un'Europa gelida e ostile. E tutto ciò anche grazie al clima che si è mitigato. Siamo una specie che ama il caldo, questo dovremmo impararlo tutti. In confronto a cosa accadrebbe rispetto a una glaciazione, forse il GW non è così orribile. O forse le sue conseguenze sono ben meno catastrofiche di quanto crediamo. Quella mappa ne è testimone.

    Buona lettura!

  4. #234
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Burian sei una specie di genio su queste cose.

    Riconosciuto ciò ora ti chiedo:
    se tu stesso hai detto che queste carte, a causa della scarsa definizione a livello locale, sottostimano ad esempio la nevosità sull'Appennino ,al presente,( hai parlato di soli 5 cm, mentre io a Lanciano, a 270 m. slm, lontano dai monti ho 50 cm. di media annua), ti chiedo quindi se quelle carte sottostimano il presente, sono affidabili per i periodi antichi?
    Tieni conto che se al presente il limite climatico delle nevi è oggi a circa 3000 m. era durante l'ultimo massimo glaciale a 1950 m. sulla Maiella ( montagna in ombra pluviale rispetto alle correnti atlantiche),1750 m. sul Gran Sasso e 1550 sui monti ai confini con il Lazio ) montagne ancora oggi molto piovose , con le correnti occidentali.

  5. #235
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da EnnioDiPrinzio Visualizza Messaggio
    Burian sei una specie di genio su queste cose.

    Riconosciuto ciò ora ti chiedo:
    se tu stesso hai detto che queste carte, a causa della scarsa definizione a livello locale, sottostimano ad esempio la nevosità sull'Appennino ,al presente,( hai parlato di soli 5 cm, mentre io a Lanciano, a 270 m. slm, lontano dai monti ho 50 cm. di media annua), ti chiedo quindi se quelle carte sottostimano il presente, sono affidabili per i periodi antichi?
    Tieni conto che se al presente il limite climatico delle nevi è oggi a circa 3000 m. era durante l'ultimo massimo glaciale a 1950 m. sulla Maiella ( montagna in ombra pluviale rispetto alle correnti atlantiche),1750 m. sul Gran Sasso e 1550 sui monti ai confini con il Lazio ) montagne ancora oggi molto piovose , con le correnti occidentali.
    Ahaha, addirittura genio! Grazie!
    Mi interessano molto, semplicemente è questo. Mi è sempre piaciuto immaginare altre epoche storiche, quindi figuriamoci fondere la storia (che già mi intriga) con la climatologia

    Ti premetto (onde risparmiarti tempo) che puoi leggere anche solo le parti grassettate e in neretto. Il resto è un appendice che cerca di spiegare più nel dettaglio i motivi, nel caso non fosse chiaro a qualcuno.

    Allora: sì, a mio parere sottostimano, ne ho scritto nella Parte 5 infatti dedicandoci un paio di paragrafi. Ma ritengo che la sottostima sia significativa solo in alcune aree e solo per le classi di manto nevoso "0,5-5 cm", "5-10 cm", "10-20 cm".

    Mi spiego: è evidente che la risoluzione geografica della mappa sia sgranata, basta vedere le linee di costa che sono abbozzate (per quanto abbastanza bene, alla fin fine) e non perfettamente delineate. Ma questo secondo me è un pregio, perchè suggerisce fin da subito a chi le legge ed esamina che quelle mappe non vanno lette come fossero gli atlanti climatici che riportano le isoterme medie di oggi, proprio perchè non si potrebbe. Vanno interpretate come spunti, come fossero una "promo turistica" sul clima del passato. Nessuna pretesa di descriverti con dovizia di particolari come sia il posto, anche se vogliono darti qualche informazione utile e orientativa.

    Questa scarsa risoluzione geografica riguarda soprattutto secondo me l'Italia tra l'altro, perchè è una penisola stretta, con catene montuose altrettanto strette. Visto che la risoluzione geografica non è elevata (di certo non sono LAMMA ), secondo me non riesce a leggere come si deve gli Appennini, che alla fine sono spessi appena 50 km nel settore dove ci sono le montagne oltre i 1000 m? Forse nemmeno...

    Nelle altre aree europee, invece, di catene montuose molto alte non ce ne sono, o sono abbastanza "spesse" da essere comunque lette bene dalla scarsa risoluzione geografica del modello (per esempio le Alpi, o le Alpi Dinariche).
    Se vedi infatti la stessa sottostima affligge i Pirenei, che non a caso sono catene montuose abbastanza strette, spesse qualche decina di km, come i nostri Appennini.
    Altrove invece l'Europa è pianeggiante, e come sappiamo anche dai modelli meteorologici (GFS o ECMWF per esempio) leggere il clima sulle pianure è più agevole che leggerlo laddove c'è molta orografia (magari particolareggiata, appunto come in Italia) di mezzo.
    Le uniche catene montuose europee restanti sono fondamentalmente le Alpi Scandinave (ma essendo ricoperte dalla calotta glaciale praticamente è come se non ci fossero, sono considerate direttamente calotta); i Carpazi, ma pure questi hanno un certo spessore, e se vedi le simulazioni si nota come siano letti bene ; infine le montagne della Turchia, ma visto che la Turchia è tutta un grosso altopiano montuoso viene considerata direttamente montagna dal modello.

    In sintesi, la prima sottostima riguarda le catene montuose strette a causa della scarsa risoluzione geografica del modello. E, praticamente, le abbiamo solo noi (Italia peninsulare: Appennini), la Spagna (Pirenei) e anche le isole maggiori (Corsica, Sardegna, Sicilia: se noti infatti anche qui c'è giusto un pixel forse che sembra ricordarsi la loro esistenza ).


    Il secondo fattore effettivamente sottostimato è l'altezza del manto. Non credo sia un caso.
    Il modello infatti ha anche una scarsa risoluzione nei risultati: se noti, non ti indica i valori precisi, ma dei range di valori, anche belli grossi.
    Consideriamo ad esempio le medie termiche: riporta sempre dei range di temperatura media, ad esempio tra 0 e 4°. Ma tra 0 e 4° significa che tra quei posti colorati con lo stesso colore (scusa il gioco di parole ) c'è quello che aveva una media di 4°, quello che ne aveva una di 2.5°, quello con media di 1°. Diciamo che in questo modo ovviava al problema: non potendo dirti ad esempio se sulla Romania del tempo la media esatta fosse di -12° o -19°, ma sapendo che era compresa in quell'intervallo dalle Ensemble, salva capra e cavoli colorandola con l'azzurro intenso tutta quanta, e indicando l'azzurro come "isoterme da -10 a -20" . Non so se mi sono spiegato, altrimenti ci riprovo volentieri.

    Ora, effettivamente le temperature medie oscillano ogni anno da picchi molto freddi a picchi molto alti, quindi il concetto di definire un range è anche molto più sensato e corretto che mettere una semplice isoterma che non descrive tutto il ventaglio di possibilità; stesso discorso per il numero di giorni con manto, che da anno in anno può variare anche fortemente

    Per l'altezza del manto il discorso range è meno efficace: infatti tra posti che hanno una media di 0,5 cm e posti che ne hanno una di 20 cm c'è una differenza abnorme! Non puoi metterli tutti nello stesso calderone come prima!

    Bisogna premettere inoltre che è mostrata solo l'altezza del manto la cui durata supera i 10 giorni. Per cui probabilmente molte aree francesi o italiane sono viste nel presente senza neve proprio perchè se cade non dura al suolo per almeno 10 gg.
    La sottostima in particolare, in questo caso, riguarda le regioni pianeggianti. Che sono quelle con clima più mite, e in cui a seconda dell'annata può vedersi cadere 30 cm di neve, oppure zero assoluto. Va da sè che in queste aree (in cui nevica o moltissimo o niente a seconda dell'anno) il concetto di range medio rende male. Perciò non bisogna leggere in queste zone (che sono quelle più miti, dove la neve può anche essere assente) i valori mostrati come fossero la Bibbia, cioè fissi e definitivi. Anzi, tutto il contrario!


    Volendo sintetizzare:
    • la sottostima interessa solo Italia peninsulare e Spagna pirenaica, laddove ci sono catene montuose non viste per bene dal modello che ha una scarsa risoluzione;
    • di queste aree affette da sottostima, l'unico parametro che non è accettabile è quello del manto nevoso, perchè non leggendo bene le catene montuose, il modello vede quelle zone come più pianeggianti di quanto siano, e dunque legge l'altezza del manto come se non si stesse riferendo alle montagne (tra l'altro, come sappiamo, ci possono essere differenze anche molto significative tra un versante e l'altro, come tra quello adriatico e tirrenico dell'Appennino, e il modello è incapace di leggere già la presenza della catena, figuriamoci il resto!).



    Spero di essere stato chiaro
    Sono tutti ragionamenti tra l'altro che ho fatto io, nella ricerca non ne parlava più di tanto.
    Ultima modifica di burian br; 20/11/2019 alle 18:32

  6. #236
    Vento forte L'avatar di EnnioDiPrinzio
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Bene, io empiricamente dico che se il limite climatico delle nevi è sceso in Italia centrale da 3000 circa di oggi a circa 1700-1800 durante il massimo glaciale, sulle adriatiche ed a 1550 sulle tirreniche ( solo a causa della diversa piovosità, visto che le adriatiche sono più fredde a parità di quota ed ancora oggi hanno una nevosità di pianura imparagonabile a quella del tirreno) ebbene se il limite climatico scendeva di 1200 m è come dire che Pescara si trovava climaticamente come una località oggi a 1200 m ( e la stessa città durante il massimo glaciale era a 120 m. slm.).
    Certamente il clima era anche più secco perché mezzo adriatico era sparito.( anche se l'Adriatico anche oggi più di tanto non contribuisce alle piogge di sostanza: semmai piove molto con i minimi sullo Jonio con correnti da est-sud est che pescano umidità appunto dallo Jonio e la riversano nell'Abruzzo adriatico soggetto a stau.
    Probabilmente Lanciano aveva un clima simile a quello oggi di Rocca Calascio ( ossia asciutto di montagna nel climax del pino nero sui suoli elevati e del faggio in quelli di impluvio )
    Ultima modifica di EnnioDiPrinzio; 20/11/2019 alle 20:11

  7. #237
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da EnnioDiPrinzio Visualizza Messaggio
    Bene, io empiricamente dico che se il limite climatico delle nevi è sceso in Italia centrale da 3000 circa di oggi a circa 1700-1800 durante ol massimo glaciale, sulle adriatiche ed a 1550 sulle tirreniche ( solo a causa della diversa piovosità, visto che le adriatiche sono più fredde a parità di quota ed ancora oggi hanno una nevosità di pianura imparagonabile a quella del tirreno) ebbene se il limite climatico scendeva di 1200 m è come dire che Pescara si trovava climaticamente come una località oggi a 1200 m ( e la stessa città durante il massimo glaciale era a 120 m. slm.).
    Certamente il clima era anche più secco perché mezzo adriatico era sparito.( anche se l'Adriatico anche oggi più di tanto non contribuisce alle piogge di sostanza: semmai piove molto con i minimi sullo Jonio con correnti da est-sud est che pescano umidità appunto dallo Jonio e la riversano nell'Abruzzo adriatico soggetto a stau.
    Probabilmente Lanciano aveva un clima simile a quello oggi di Rocca Calascio ( ossia asciutto di montagna nel climax del pino nero sui suoli elevati e del faggio in quelli di impluvio )
    Sì, mi ritrovo anch'io con la tua stima. Temperature medie invernali sullo zero qui al Sud credo si trovino solo oltre i 1300 m (basta pensare che la media a 850 hPa, circa 1450 m nella stagione fredda, è appunto tra -1 e 1° in inverno). Ed essendo pure 120 m più in alto all'epoca, ci fu uno shift di circa 1100/1200 m verso il basso delle fasce climatiche alpine/montuose. Questo durante il LGM.
    In estate avevamo medie sui 18-20°, quindi anche qui sovrapponibili a località oggi sui 1000-1100 m.

    Eccellente considerazione empirica.

    In inverno considera che il flusso atlantico era basso e freddo, poi. Probabilmente nevicava molto in inverno visto le medie termiche, e infatti almeno 10 giorni con manto nevoso oltre 1 cm c'erano pure sulle coste di tutta la penisola. Probabilmente quanto dici tu aveva influenza nelle ondate da NE, come oggi accade. Meno ASES da te (anche se credo che il bacino adriatico arrivasse fino all'Abruzzo almeno, e comunque c'era maggiore effetto stau visto che l'altimetria era più elevata) e ASES identico per me, probabilmente più potente e simile a quello dei Grandi Laghi Americani.
    Leggevo stime sulla quota delle nevi in inverno per il mio posto (lette su una pagina di geologia locale che descriveva i cambiamenti morfologici della costa e del paesaggio tra l'era glaciale e l'Olocene) di circa 400/500 m per allora, che significa 280/380 m oggi. Ma è probabile che la neve scendesse spesso al piano con molta facilità.
    Ultima modifica di burian br; 20/11/2019 alle 18:31

  8. #238
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Il discorso di @EnnioDiPrinzio sullo shift verso il basso delle fasce climatiche mi ha fatto pensare a come potesse essere la vegetazione potenziale in Europa durante la glaciazione.

    Premettendo che la glaciazione non fu un periodo climaticamente omogeneo, ma vide periodi più miti e periodi più gelidi, in un contesto comunque molto più freddo di un interglaciale, analizzerò solo il LGM.

    Questa mappa mostra i diversi biomi terrestri circa 20000 anni fa:



    Si nota come ambienti oggi artici o subartici (o relegati all'alta montagna) fossero invece quelli predominanti, estendendosi sulla stragrande maggioranza delle aree temperate dell'emisfero boreale.

    L'ambiente prevalente era alle alte latitudini il deserto polare. Simile all'Antartide di oggi, perchè ci si sarebbe trovati su una calotta spessa anche 2000-3000 m. L'altra variante del deserto polare era quella alpina, in cui non cresceva alcuna vegetazione, nè erbacea nè tanto meno arborea quindi. Solo un substrato di ghiaia e rocce.
    La localizzazione del deserto polare tipo alpino era rappresentata fondamentalmente dalla Siberia nord-orientale, nonchè dalla Beringia/Alaska, laddove il clima era gelido tutto l'anno ed estremamente secco, per totale assenza di precipitazioni inibite sia dalla presenza costante di alte pressioni termiche, sia dal mare ghiacciato perennemente a nord (oceano Artico) e a sud (Pacifico Settentrionale) che impediva l'arrivo di masse d'aria umide.
    Le temperature gelide tutto l'anno, non dissimili da quelle interne all'Antartide anche se meno estreme, limitavano inoltre ogni capacità dell'aria di contenere vapore acqueo.
    Non si può parlare di bioma, perchè questi luoghi (che rappresentavano l'intero Canada, Alaska, Europa settentrionale, Groenlandia, Islanda e Siberia nord-occidentale) erano del tutto inospitali alla vita.


    Il bioma più diffuso invece alle latitudini intermedie era la "steppa dei mammut", ovvero la steppa-tundra. Questa vedeva un'immensa prateria, fondamentalmente, con erba e arbusti (quindi piante legnose, ma rasenti il suolo per il freddo intenso), intervallate a piccole aree con larici e betulle nane.
    Come dice il nome, era abitata da mammut, ma anche da fauna come bisonti, cavalli, persino rinoceronti (una specie però estinta e adattata a vivere in questi posti, dotata di pelliccia). La steppa dei mammut si estendeva dalla penisola iberica fino alla Siberia orientale, a sud del deserto polare.
    Da evidenziare che la steppa-tundra, o la tundra, passava anche lungo le coste pacifiche della Kamchatka e in alcune aree della Beringia (zona tra Alaska e Russia). Questo è importante, perchè è da lì che tutte le specie animali e l'Homo Sapiens giunsero in America dopo il LGM. Se infatti ci fosse stato solo deserto polare, non avrebbero avuto modo di colonizzare l'area durante il LGM, e invece ci sono prove che dimostrano come l'Homo Sapiens abitasse le aree prossime alla Beringia già durante il LGM.
    La steppa dei mammut era causata da climi molto freddi e secchi, ma con qualche precipitazione e presenza di acqua al suolo. Le motivazioni sono più o meno le stesse: estrema lontananza dagli oceani (tra l'altro, con il ritiro delle acque causa abbassamento del livello del mare le distanze dalle coste erano pure maggiori rispetto ad oggi); l'estrema distanza dalle correnti umide occidentali, che peraltro erano ostacolate a giungere così a oriente sia per la presenza della barriera fisica costituita dalla calotta Fennoscandia, sia perchè dominava una vasta area di alta pressione termica, sia perchè le SST atlantiche e pacifiche più fredde limitavano ulteriormente il trasporto di aria umida (più freddo = meno umidità).
    Superstiti di queste steppe nella nostra epoca sono visibili tra la repubblica di Altai (Russia) e la confinante Mongolia nord-occidentale.


    Alle latitudini mediterranee dominava la foresta-steppa: a seconda della fase climatica (se più arida o più umida) si alternavano periodi di steppa aperta, con solo vegetazione erbacea, e momenti in cui cresceva la componente forestale, che era data da pini, abeti, poche querce, tigli, olmi e così via. La foresta steppa la si ritrovava a bassa quota, da dire: sulle catene montuose europee, quindi anche Appennini e Alpi Dinariche, subentrava rapidamente la steppa o la tundra.
    La Puglia o le aree pianeggianti sublitoranee, pertanto, erano caratterizzate da ambienti simili a quelli dell'Ucraina:

    Steppa boscosa dell'Europa orientale - Wikipedia

    Andando a leggere le caratteristiche climatiche di questa steppa dell'Ucraina, si leggono proprio le caratteristiche che erano del clima mediterraneo dell'epoca e che abbiamo già descritto : inverni vicini o sotto lo zero, numerosissime gelate e massime sotto i 5°, estati raramente sopra medie di 20°, precipitazioni inferiori ai 1000 mm ma superiori ai 400.
    Qui sull'Adriatico sono criteri che erano rispettati, forse nel Tirreno pioveva di più, per cui probabilmente prevaleva la componente forestale, con foreste estese.
    Quest'ultime rivestirono un ruolo fondamentale: furon infatti gli ultimi rifugi, i "santuari" entro cui si conservarono specie arboree che altrimenti sarebbero scomparse dal suolo europeo uccise dal gelo e dall'aridità, ma che sopravvissero nel più mite clima mediterraneo. Si parla di veri e propri "tree-rifugia". Quando il LGM finì e il clima si addolcì fino all'Optimum Olocenico, queste foreste si espansero a macchia d'olio, fino a raggiungere latitudini artiche, superiori anche a quelle odierne visto che nell'Optimum Olocenico era più caldo in Scandinavia.

    The Return of the Forest: how trees reconquered the European continent after the last Ice Age • Forest Monitor



    Questo uno schema di come si distribuissero i biomi in senso latitudinale durante il LGM.

    Sotto, invece, l'espansione delle querce (Quercus) dalla fine dello YD: si nota come le percentuali di pollini (indicate dalle linee e dai colori) aumentino e si spostino verso Nord man mano che si passa a un clima più caldo. Ciò dimostra al tempo stesso che le querce sopravvissero a stento, ma sopravvissero, al LGM, considerando che lo YD al suo picco ebbe un clima grosso modo paragonabile.



    In Africa, infine, faccio notare come fossero molto più estesi i deserti tropicali, e come fosse meno estesa anche la giungla e le foresti tropicali, a favore delle savane. Praticamente deserto arabico e Sahara si fondevano in una vastissima massa desertica che dalle coste atlantiche raggiungeva il Mediterraneo a est della Tunisia e proseguiva anche in Israele, Libano e Iraq. In Africa occupava anche il Corno.

    In sintesi, il globo al tempo della glaciazione era un mondo con poche foreste, e deserti che ricoprivano almeno il 50% delle terre emerse o più. Quanto meno per l'emisfero boreale
    Ultima modifica di burian br; 21/11/2019 alle 18:35

  9. #239
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Bravo burian, altro ottimo intervento

    Ps
    ho accettato la tua richiesta di amicizia.
    Grazie per avermela chiesta.

  10. #240
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Aver parlato dei biomi della glaciazione (che ci ha consentito di buttare uno sguardo indietro nel tempo a come fosse il paesaggio naturale decine di migliaia di anni fa) introduce un altro argomento: le precipitazioni.
    Abbiamo visto infatti come molte delle caratteristiche dei paesaggi del LGM dipendessero dalle scarse precipitazioni in molte aree del pianeta, oltre che dalla temperatura molto più bassa.

    Anche in questo caso analizzerò il LGM, perchè è la fase più studiata dell'ultima glaciazione. In particolare focalizzerò la mia attenzione sull'Europa e il Mediterraneo.

    E' da dire che non ho trovato molte ricerche di ampio respiro sulle medie precipitative del passato. Non almeno sull'Europa. Ne ho vista una ben fatta sull'America del Nord, e una sulla penisola iberica. Ma più di questo nient'altro.
    Probabilmente perchè, a differenza delle temperature, le precipitazioni sono fortemente variabili a seconda dei periodi e delle configurazioni sinottiche prevalenti, quindi è difficile elaborare un metodo statistico valido già per una regione limitata nello spazio, figuriamoci per l'intero globo.

    In ogni caso, ho trovato uno studio molto interessante:

    https://www.geosci-model-dev.net/11/...-2563-2018.pdf

    Non è tanto da leggere, perchè fondamentalmente altro non è che una discettazione sui metodi statistici usati (metodo Krigling; non chiedetemi che significhi ) al fine di mostrare come i risultati siano attendibili. Comunque il prodotto finale è molto sofisticato, anche per la risoluzione spaziale davvero ottima con cui sono mostrati i risultati del modello.

    il td della paleoclimatologia-precipitazioni-medie-lgm-inverno.jpegil td della paleoclimatologia-precipitazioni-media-lgm-estate.jpegil td della paleoclimatologia-precipitazioni-medie-lgm-annuali.jpeg

    A sinistra la media invernale (DJF), al centro quella estiva (JJA) e infine sulla destra la media precipitativa annuale.
    L'unità di misura è il mm/giorno, vale a dire quanti mm di pioggia cadevano in media ogni giorno in ciascuna stagione considerata. Per cui, se volessimo ricavare la media precipitativa dell'inverno e dell'estate, basterebbe moltiplicare i mm/giorno dell'area che consideriamo per 90 (il numero di giorni di un trimestre, ovvero di una stagione).
    La media annuale invece si calcolerebbe moltiplicando per 365 i mm/giorno dell'area che osserviamo.
    Da notare che aprendo le mappe si vede anche un numerino (i mm/giorno) associato alle linee che demarcano le varie aree.

    Ora, presa così queste mappe dicono poco al di là del mero valore assoluto. Anche perchè io non conosco le medie precipitative al di fuori della Puglia, figuriamoci dell'intera Europa
    Ciononostante, eseguendo qualche calcolo, si ricava che gran parte d'Europa sotto il 50° parallelo aveva medie tra i 700 e i 1000 mm annui. Al di sopra invece, escludendo la Scandinavia che non è visibile se non per la sua punta estrema meridionale, medie inferiori ai 700 mm, tendenti ai 500 o meno. Probabilmente qui per via della presenza della calotta glaciale e del gelo, in una situazione che ricorda la Siberia probabilmente, anche se meno netta vista la vicinanza, comunque, con l'Atlantico.
    Punte superiori ai 1000-1500 mm annuali invece sulle Alpi, sulle coste atlantiche e fin oltre i 2000 mm in Galizia!

    Per avere un'idea di quanto il mondo fosse più secco/piovoso rispetto a oggi, ho trovato quest'altra ricostruzione estratta da un altro studio:

    il td della paleoclimatologia-differenza-percentuale-delle-precipitazioni-medie-mensili.png

    Essa mostra la variazione percentuale rispetto a oggi della media annuale/mensile delle precipitazioni nel LGM. In altre parole () quanto meno (o più) piovesse in percentuale rispetto al presente.
    Sebbene sia un'operazione scorretta confrontare due studi che si riferiscono a modelli distinti, non credo che i loro risultati differiscano più di molto; inoltre questo studio ha una risoluzione spaziale scarsa rispetto al primo, quindi è un'approssimazione che non ha volontà di essere preciso. In altri termini, se ne possono secondo me accettare le conclusioni.

    Vediamo quindi come il mondo fosse un posto molto più secco: pressochè ovunque (Oceano Artico, Antartico, Antartide, Eurasia settentrionale, Canada e Alaska, Cina, Equatore) le piogge diminuirono, almeno del 20% con punte fin sull'80-90% in Nord America e Atlantico artico.
    Le aree bianche sono quelle per cui non si leggono variazioni significative, ma visto che coincidono con aree desertiche o tropicali non sono già di loro molto piovose nemmeno oggi...
    Il dato apparentemente bizzarro dell'Equatore si deve leggere considerando uno spostamento verso l'emisfero Sud dell'ITCZ, e infatti appena sotto l'Equatore, con quella che nel LGM era la posizione media dell'ITCZ, le piogge erano maggiori rispetto ad oggi.

    Tra le poche aree in cui nel nostro emisfero le piogge erano di più rispetto al presente, figurano Mediterraneo occidentale (quindi anche l'Italia, dove comunque non pare esserci una differenza significativa rispetto ad oggi), Atlantico orientale (isole britanniche, Francia, Iberia) e gli USA.

    Possiamo quindi concludere che in Europa le precipitazioni non fossero, a esclusione della Scandinavia, particolarmente distanti dai livelli di oggi complessivamente. Infatti il clima più secco dell'Europa centro-orientale era bilanciato dal clima più umido a Occidente e Mediterraneo.

    Eppure, qualcosa di molto diverso c'è, e riguarda le precipitazioni mediterranee: in estate infatti cadevano da 2 a 3 mm/giorno, equivalente di 100-150 mm in 3 mesi! Oggi, invece, la stagione estiva è quella secca per eccellenza, con medie spesso sotto i 50 mm.
    Anche qui, in realtà, nessun dato in contrasto con oggi.

    Tra LGM e Olocene infatti, secondo quest'altro studio, le precipitazioni estive sono diminuite fino a 50 mm in molte aree mediterranee:



    La mappa mostra anche l'aumento termico nelle rispettive stagioni a corredo di tutto. Non solo, questa ricostruzione dimostra come le regioni atlantiche come l'Iberia fossero più piovose rispetto ad oggi, tanto che il calo delle precipitazioni è molto forte soprattutto in inverno. E considerando che la mappa pone il confronto con il medio Olocene, che in estate come abbiamo visto in passato risultava più piovoso e fresco di oggi nel Mediterraneo (forse pattern SCAND+ prevalente?), questo spiega come mai il clima di oggi sia molto più secco di quanto era nelle estati del LGM. Dunque nessun dato in contrasto con i restanti.

    Tornando adesso al primo studio, in realtà esisterebbero altri due modelli basati su altri metodi statistici che sono stati elaborati per simulare le precipitazioni. Non me ne sono voluto soffermare perchè il Kriging era quello più equilibrato, ma per "parcondicio" riporto qui anche gli altri due e il paragone con il Kriging già analizzato



    Concludo infine con le deviazioni standard nelle precipitazioni (in percentuale), che fanno avere un'idea di quanta variabilità ci fosse in inverno, estate e a livello annuale:

    il td della paleoclimatologia-deviazione-standard-precipitazioni-medie-lgm-inverno.jpegil td della paleoclimatologia-deviazione-standard-precipitazioni-medie-lgm-estate.jpegil td della paleoclimatologia-deviazione-standard-precipitazioni-medie-lgm-annuale.jpeg

    La questione diventa interessante: praticamente le regioni africane e mediterranee erano quelle con maggiore varianza in estate, un po' alla fine come oggi, ma più estremizzato perchè tra flusso atlantico basso e contrasti con aria calda africana è probabile che ci fossero ciclogenesi esplosive come quelle di Settembre/Ottobre al Sud?

    Viceversa, in inverno, la maggiore varianza interessava le regioni della calotta glaciale. Probabilmente perchè qui il clima era secco, e variava molto tra ancor più secco o molto piovoso a seconda delle configurazioni sinottiche interannuali.

    A livello annuo ecco quindi come le aree con maggiore deviazione standard sono appunto quelle mediterranee "basse" e le alte latitudini
    Ultima modifica di burian br; 25/11/2019 alle 04:32

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