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Risultati da 241 a 250 di 302
  1. #241
    Burrasca
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Sempre nello stesso studio su cui ho fondato lo scorso intervento, il metodo Kriging dava queste medie termiche in inverno, estate, e a livello annuale. Confermano quanto avevamo già visto con quell'altra ricerca , e in più aggiungono le deviazioni standard delle temperature.

    Ecco qui le medie termiche:

    il td della paleoclimatologia-inverno-lgm-tmedia.jpegil td della paleoclimatologia-temp-media-estate-lgm.jpegil td della paleoclimatologia-temp-media-annuale-lgm.jpeg


    Ed ecco le deviazioni standard (parametro mai affrontato finora):

    il td della paleoclimatologia-deviazione-standard-tmedie-inverno-lgm.jpegil td della paleoclimatologia-deviazione-standard-temperature-medie-estate-lgm.jpegil td della paleoclimatologia-deviazione-standard-temperature-medie-annuali-lgm.jpeg

    Ancora una volta, ieri come oggi , la maggiore varianza si concentra nella stagione invernale, specialmente a ovest, laddove il flusso atlantico poteva fare la differenza rispetto a una condizione di gelo siderale.
    Comunque anche in estate le regioni più esposte erano quelle occidentali, qui però per il motivo opposto: bastava bloccare il flusso atlantico perchè facesse più caldo. Si nota anche come a est della Polonia probabilmente ci fosse una varianza molto alta, data la continentalità.

    Il tutto è poi sintetizzato nella varianza annuale, che si concentra appunto su Francia ed Europa centro-occidentale.
    Ultima modifica di burian br; 25/11/2019 alle 04:29

  2. #242
    Burrasca
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Visto che l'ho citato, riporto anche qui l'effetto serra negativo della CO2 a basse temperature:

    How increasing CO2 leads to an increased negative greenhouse effect in Antarctica



    Questo grafico mostra il forcing radiativo, cioè quanti W/m2 in più o in meno l'attuale concentrazione di gas serra determina sul globo. Si nota come le aree più fredde del pianeta ne risentano di meno, in maniera quasi blanda specialmente nei periodi più freddi dell'anno. In Antartide l'effetto è addirittura negativo!
    Questo potrebbe sia spiegare come mai si raggiungano ogni anno pichi estremi (forse anche più bassi del passato!) sia perchè il GW non tange il continente più meridionale del pianeta più di tanto.

    Da premettere che la condizione vale solo e soltanto se la temperatura al suolo è più fredda che in tutta l'atmosfera soprastante:



    Come si legge da questa formula, il forcing radiativo (GHE) è negativo solo se la Tsurf è minore di Tatm.
    Quest'articolo di Climatemonitor ne parla nel dettaglio, specificando le motivazioni termodinamiche dietro (legge di Stefan Boltzmann, che "regola" l'irraggiamento):

    In Antartide si assiste ad un Effetto Serra negativo che si potenzia al crescere dei livelli atmosferici di CO2 | Climatemonitor



    Questo grafico riporta l'effetto serra in relazione alla temperatura in caso di temp stratosferica di -60°.

    Questo significa che nelle ere glaciali, come l'autore dell'articolo di Climatemonitor si domanda a fine pagina, potrebbe esserci stato un qualche meccanismo che abbia stabilizzato le temperature verso il basso nelle prime fasi:

    Inoltre se il fenomeno dell’effetto serra negativo è oggi rilevante solo per l’Antartide, sarebbe a mio avviso utile domandarsi se nel corso delle ere glaciali il fenomeno sia in grado di stabilizzare verso il basso le temperature di più vaste aree del pianeta.
    Ultima modifica di burian br; 25/11/2019 alle 04:29

  3. #243
    Vento forte L'avatar di EnnioDiPrinzio
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Io sono quello delle simulazioni empiriche....
    Sono convinto che per simulare il clima ed il paesaggio che c'era 18.000 anni fa in Italia, basta cercare delle località odierne poste più a nord ove si concretizzano oggi (più o meno) le stesse caratteristiche climatiche che avevamo noi durante l'ultimo massimo glaciale.
    Se ad esempio volessimo simulare il paesaggio che potevamo avere durante il massimo glaciale in un percorso fatto dalla riviera ligure verso l'alta pianura piemontese attraverso le Alpi Marittime, possiamo cercare località che oggi hanno una configurazione di catena costiera e limite climatico delle nevi a circa 1400 m.
    La zona l'ho trovata esaminando google earth (tramite la funzione street view) ed è ubicata nel Canada settentrionale a circa 59° nord.
    Lì i ghiacciai interessano i monti che abbiano un'altezza di almeno 1500 ,la vegetazione costiera è composta da conifere e latifoglie.(potrebbe valere per la Riviera durante il LGM)
    La foresta sale fino ad 800. sui versanti sud ed oltre questa quota non ci sono alberi.
    Sul versante nord a 750 m. ci sono foreste di conifere rade (potrebbe simulare una valle del versante padano alla stessa quota durante il LGM).
    A 300 metri la foresta è più fitta e questa immagine potrebbe valere per l'alta pianura piemontese.

    Allego delle immagini salvate da Google earth:

    1) vista zenitale della zona (59° nord in Canada)
    il td della paleoclimatologia-1-vista-zenitale.jpg

    2) vegetazione costiera oggi a 59° Canada (come LGM Riviera)
    il td della paleoclimatologia-2-0-m.vers-sud-bosco-costiero.jpg

    3) 500 m. versante sud (come una valle esposta a sud delle Alpi Marittime nel LGM)
    il td della paleoclimatologia-3-500-m.vers-sud-bosco.jpg

    4) il limite del bosco ad 800 m. versante sud
    il td della paleoclimatologia-4-800-m.vers-sud-limite-bosco.jpg

    5) 950 m valico (simula bene un valico delle Marittime o dell'Appennino settentrionale a pari quota durante il LGM)
    il td della paleoclimatologia-5-900-m.-valico.jpg

    6) 870 valle versante nord
    il td della paleoclimatologia-6-870-m.-versante-nord.jpg

    7) 740 valle versante nord
    il td della paleoclimatologia-7-740-m.-versante-nord.jpg

    8)300 vegetazione di pianura sempre a 59° nord
    il td della paleoclimatologia-8-300-m.-59-nord.jpg

  4. #244
    Burrasca
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da EnnioDiPrinzio Visualizza Messaggio
    Io sono quello delle simulazioni empiriche....
    Sono convinto che per simulare il clima ed il paesaggio che c'era 18.000 anni fa in Italia, basta cercare delle località odierne poste più a nord ove si concretizzano oggi (più o meno) le stesse caratteristiche climatiche che avevamo noi durante l'ultimo massimo glaciale.
    Se ad esempio volessimo simulare il paesaggio che potevamo avere durante il massimo glaciale in un percorso fatto dalla riviera ligure verso l'alta pianura piemontese attraverso le Alpi Marittime, possiamo cercare località che oggi hanno una configurazione di catena costiera e limite climatico delle nevi a circa 1400 m.
    La zona l'ho trovata esaminando google earth (tramite la funzione street view) ed è ubicata nel Canada settentrionale a circa 59° nord.
    Lì i ghiacciai interessano i monti che abbiano un'altezza di almeno 1500 ,la vegetazione costiera è composta da conifere e latifoglie.(potrebbe valere per la Riviera durante il LGM)
    La foresta sale fino ad 800. sui versanti sud ed oltre questa quota non ci sono alberi.
    Sul versante nord a 750 m. ci sono foreste di conifere rade (potrebbe simulare una valle del versante padano alla stessa quota durante il LGM).
    A 300 metri la foresta è più fitta e questa immagine potrebbe valere per l'alta pianura piemontese.

    Allego delle immagini salvate da Google earth:

    1) vista zenitale della zona (59° nord in Canada)
    il td della paleoclimatologia-1-vista-zenitale.jpg

    2) vegetazione costiera oggi a 59° Canada (come LGM Riviera)
    il td della paleoclimatologia-2-0-m.vers-sud-bosco-costiero.jpg

    3) 500 m. versante sud (come una valle esposta a sud delle Alpi Marittime nel LGM)
    il td della paleoclimatologia-3-500-m.vers-sud-bosco.jpg

    4) il limite del bosco ad 800 m. versante sud
    il td della paleoclimatologia-4-800-m.vers-sud-limite-bosco.jpg

    5) 950 m valico (simula bene un valico delle Marittime o dell'Appennino settentrionale a pari quota durante il LGM)
    il td della paleoclimatologia-5-900-m.-valico.jpg

    6) 870 valle versante nord
    il td della paleoclimatologia-6-870-m.-versante-nord.jpg

    7) 740 valle versante nord
    il td della paleoclimatologia-7-740-m.-versante-nord.jpg

    8)300 vegetazione di pianura sempre a 59° nord
    il td della paleoclimatologia-8-300-m.-59-nord.jpg
    Ottimo metodo Ennio. Empirico ma pratico

    Però all'epoca del LGM non c'era una strada asfaltata

  5. #245
    Brezza tesa
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da burian br Visualizza Messaggio
    (metodo Krigling; non chiedetemi che significhi
    Il Kriging è il metodo per costruire le curve che vedi sulle mappe a partire da dati sparsi. Un esempio potrebbe essere quello della costruzione di isoipse a partire da dati di quota sparsi. Oppure le isoiete da dati sparsi di precipitazioni.

  6. #246
    Burrasca
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da zoomx Visualizza Messaggio
    Il Kriging è il metodo per costruire le curve che vedi sulle mappe a partire da dati sparsi. Un esempio potrebbe essere quello della costruzione di isoipse a partire da dati di quota sparsi. Oppure le isoiete da dati sparsi di precipitazioni.
    Grazie del chiarimento zoomx. Ora capisco perchè lo hanno usato, probabilmente perchè i proxy usati per la ricostruzione erano appunto sparsi casualmente

  7. #247
    Brezza tesa
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Esistono anche altri metodi ma sembra che il Kriging sia quello più usato ormai.

  8. #248
    Burrasca forte L'avatar di Cristiano96
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    Predefinito Re: Ultimo Periodo Glaciale (LGP), Parte 3

    Non conoscevo sto 3d, appena ho un po' di tempo leggo tutto con piacere specie i resoconti sull'era glaciale. Magari burian mi fa un riassuntino di quel che mi interessa
    Avatar: Io che penso all'imminente primavera.

  9. #249
    Burrasca
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    Predefinito Re: Ultimo Periodo Glaciale (LGP), Parte 3

    Citazione Originariamente Scritto da Cristiano96 Visualizza Messaggio
    Non conoscevo sto 3d, appena ho un po' di tempo leggo tutto con piacere specie i resoconti sull'era glaciale. Magari burian mi fa un riassuntino di quel che mi interessa
    Basta che dici di cosa, e proverò a farlo.

    Se poi ti interessa trovi quanto materiale vuoi qui, è un thread ricco, l'argomento è appassionante.

  10. #250
    Burrasca
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Correlato al discorso precipitazioni è la traiettoria che seguiva la corrente a getto durante i mesi invernali.

    Dei ricercatori dalla Svizzera, stando a quest'articolo (Cold and snow came from the south | CSCS), hanno ricavato una simulazione del comportamento della corrente a getto durante il LGM (ma generalmente valida per tutta la glaciazione, perchè fondamentale è il ruolo della calotta Laurentide, in Nord America, che esisteva dalle prime fasi, a differenza come abbiamo visto di quella fennoscandia, praticamente inesistente fino a 60mila anni fa).

    il td della paleoclimatologia-getto-glaciazione.jpg

    Questo il risultato. In basso nell'inverno della glaciazione, in alto nell'inverno di oggi.
    Si nota come fosse ben più a sud, tanto che cancellava l'anticiclone delle Azzorre, spostato talmente a sud da essere denominabile vista la posizione (volendolo, me lo sto inventando, ma è per rendere l'idea ) anticiclone di Capo Verde.

    La Corrente a getto polare inoltre era molto più forte, così come al tempo stesso più deboli erano i venti associati in alta quota ai regimi altopressori. In sintesi maggiore contrasto.
    Le velocità superavano i 50/60 m/s!
    Praticamente un filo teso! Un'area di bassa pressione semipermenente giaceva proprio sulle Azzorre dell'epoca.

    Viceversa, più debole il getto subtropicale (oggi al contrario più forte).

    All'aumento delle velocità non contribuiva soltanto l'esasperazione dei contrasti termici tra dei tropici tutto sommati caldi quanto oggi, e un polo fortissimamente più gelido. Ma anche e soprattutto la calotta Laurentide, spessa 2-3000 m ed estesa fin sul 45° parallelo Nord, che ne obbligava una deviazione così a sud, esaltandone le velocità in uscita visto che bloccava la propagazione delle onde di Rossby, o la ostacolava fortemente.

    Nel Mediterraneo dunque in inverno nevicava spesso, tanto che i ricercatori svizzeri suppongono la calotta glaciale alpina abbia iniziato a svilupparsi dal versante italiano, meridionale, piuttosto che dall'altro. Questo per le maggiori nevicate.
    Infatti, stando a quest'altra ricostruzione estratta da un articolo di Nature (Figure 1: Sieben Hengste site location. | Nature Communications), le perturbazioni provocavano la risalita di correnti meridionali che apportavano precipitazioni nevose per stau oltre che per l'umidità proveniente dal Mediterraneo, grazie all'onda di Rossby che si generava in Europa per l'impatto del violento getto polare con la Calotta Fennoscandia (ma questo riguarda la seconda parte dell'ultima glaciazione). Si notino anche l'alta pressione semipermanente sulla calotta fennoscandia (a destra dell'oonda tratteggiata, che ostacolava termodinamicamente l'avanzamento delle correnti atmosferiche) e come più a est, nel Gobi odierno, lo stesso getto sollevava ingentissime quantità di polveri (scrissi molte pagine fa infatti che la maggior parte delle polveri ritrovate nelle carote di ghiaccio groenlandesi risultavano originarie del Gobi; sempre se ricordate questo meccanismo di trasporto e deposizione delle polveri sulle calotte ne avrebbe aumentato l'albedo ponendo le basi per il loro scioglimento quando aumentò il forcing astronomico solare, innescando la fine della glaciazione).



    Concludo con quest'altra carta, da un'altra ricerca:



    Mostra il comportamento della corrente a getto sul settore atlantico nelle due fasi del LGM.

    Nella prima fase (26-23mila anni fa) l'avanzamento della calotta Laurentide, come visto, spingeva il getto polare molto a sud, facendone assumere una traiettoria rettilinea, che consentiva di attingere alla riserva di umidità mediterranea. Il risultato, assieme alla presenza di un'alta pressione semipermanente sulla calotta fennoscandia, determinava espansione della calotta alpina. Invece la calotta scandinava era in scioglimento, o meglio, in "starvation", termine inglese che in italiano non so se ha un corrispettivo, e che significa una regressione glaciale non per aumento termico, ma per diminuite precipitazioni nevose.

    Nella seconda fase del LGM (23-17mila anni fa), invece, l'aumento dell'insolazione cominciò a sciogliere l'immensa calotta Laurentide, facendola ritirare verso Nord e consentendo al getto di assumere una traiettoria ben più settentrionale, tale da far precipitare neve sulla calotta Fennoscandia, che risultava in espansione. In sofferenza invece la calotta alpina, proprio perchè l'umidità ora era destinata ad altre zone.
    (Piccola nota: se ci fate caso, nella seconda fase del LGM la corrente a getto segue la stessa traiettoria che rappresenta il limite meridionale dei ghiacci marini artici in inverno, che vi ho fatto vedere nella ricerca qui . Questo significa che i ghiacci marini artici saranno stati ancora più espansi verso sud, coprendo lungo i paralleli uniformente tutta l'area a anord dei 45°N, durante la prima fase del LGM. )

    Se ne conclude che vita, morte e miracoli delle calotte eurasiatiche erano esclusivamente dipendenza della calotta Laurentide, che conduceva i giochi indipendente da qualsiasi fattore intrinseco al sistema climatico e dipendente soltanto dal forcing orbitale solare.

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