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  1. #271
    Vento forte L'avatar di EnnioDiPrinzio
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da zoomx Visualizza Messaggio
    Non è il caso dei torrenti di cui stai parlando ma attenzione che nelle batimetrie di Google Earth ci sono degli artefatti dovuti all costruzione del modello 3D.
    Nella penultima immagine dove c'è l'Italia intera si possono notare delle linee che attraversano diritte il Mediterraneo dallo Stretto di Gibilterra fino alla Sardegna e se ne vede un'altra obliqua nel Tirreno tra la Sardegna e il Golfo di Napoli. Probabilmente sono degli artefatti. A quanto so c'è da sospettare delle linee rette.
    I canyon sottomarini di Genova sono arcinoti, cioè esistono e non sono un artefatto delle viste di Google.
    Detto ciò qualcuno li ha spiegati con le correnti sottomarine che si generano alle foci dei torrenti, ma siccome sappiamo oggi del prosciugamento del mediterraneo nel messiniano e che le valli sotto il livello del mare esistono anche in pianura Padania ( sepolte nei sedimenti più recenti) oggi sappiamo che si sono formati quando il Mediterraneo era ridotto ad un bacino salato poco.profondo ( se non del tutto asciutto).

  2. #272
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da burian br Visualizza Messaggio
    Questa è approssimativamente la geografia dell'Europa meridionale tra 5 e 3 milioni di anni fa. Molto simile a oggi, ma con alcune fondamentali differenze: intanto si nota come il mare invadesse le valli del Rodano e del Nilo. Questo perchè con la crisi del Messiniano il livello dei "laghi" residui dell'antico Mediterraneo si abbassò, costringendo i fiumi a scavare il suolo. Il risultato furono profondi canyon lungo le attuali valli di Rodano e Nilo, di cui oggi non resta traccia in quanto cancellati dai successivi depositi alluvionali/marini.

    Nel dettaglio poi la costa prealpina si presentava estremamente frastagliata, con profonde rias in corrispondenza dei fiumi principali. In Val Seriana ad esempio, il Pliocene marino si trova sino ad Albino, quindi una decina di km all'interno rispetto al margine pedemontano attuale.

  3. #273
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    In questa mappa postata da @EnnioDiPrinzio si vede anche a fatica il canyon dello stretto di Sicilia:

    https://forum.meteonetwork.it/attach...9&d=1575370991

  4. #274
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Chiudo con il discorso dell'ultima glaciazione con un excursus che esula dal discorso climatico, ma che evidenzia come la storia umana sia stata diretta anche e soprattutto dal clima.

    La teoria predominante sulle origini dell'uomo è quella "dell'Eden", per cui l'Homo Sapiens è sorto da un manipolo di individui in Africa, circa 200mila anni fa. Solo successivamente i nostri progenitori abbandonarono l'Africa andando a popolare il resto del mondo.
    Secondo la teoria principale (out of Africa) ciò avvenne soprattutto in un unico flusso migratorio, circa 65-50mila anni fa. In verità qualche altro impulso potrebbe essersi verificato anche prima di 100mila anni fa, durante l'ultima fase dell'Eemiano per via del clima ancora mite, e in effetti fossili di Homo si ritrovano in Medio Oriente e Grecia meridionale, e risalgono a quell'epoca.

    Non si sanno i motivi per cui l'Homo si spostò dall'Africa. In antropologia si parla di motivi "pull" e "push": le migrazioni possono essere "tirate" (pull) da motivi allettanti, quali la volontà di cercare un posto migliore di quello in cui già si sta tutto sommato bene, un po' come chi andava in America a inizio 900 per vivere il sogno americano e migliorare la propria condizione. Ma possono essere anche "spinte" (push) dalla necessità di cercarsi una nuova dimora perchè la vecchia diventa inospitale; oggi è il caso di chi emigra da aree di guerra o di povertà. Spesso i due tipi di motivazione coesistono.
    C'è chi ipotizza che il flusso migratorio principale sia stato dettato dal clima. Sia in un senso sia nell'altro. L'ipotesi più semplice è che l'uomo abbia attraversato il Sahara, magari presso la valle del Nilo, in un periodo in cui i monsoni si spingevano più a nord. Però tra 65 e 50 mila anni fa si era vicini al primo picco massimo glaciale (EGM), quindi è del tutto improbabile che i monsoni fossero particolarmente a nord, tutt'altro! Potrebbe però essere che appunto il clima più arido abbia spinto l'uomo a spostarsi: magari alcuni popoli si spinsero verso sud, e altri verso nord. E il processo si sarebbe poi propagato ulteriormente, con le popolazioni che avrebbero cercato posti migliori in Europa o in India, anche perchè il Medio Oriente delle glaciazioni era un posto abbastanza arido. Inoltre tra 65 e 50mila anni fa il clima si addolcì sensibilmente, quindi ciò avrebbe potuto facilitare gli spostamenti.

    La questione resta comunque dibattuta, ed è solo un'ipotesi più o meno sensata.


    Più significativo l'impatto del clima invece sulla migrazione in America. Sappiamo da alcuni resti in Cile che l'uomo giunse lì già 14,8mila anni fa. E i primi resti in Nord America risalgono a circa 15000 anni fa. Ci sono alcuni resti che avrebbero datazioni più posteriori, ma non si sa nemmeno se siano davvero resti archeologici o semplici rocce naturali scambiati per manufatti umani.
    Ora: la questione di quando l'uomo giunse in America deve partire da quattro presupposti:
    1. fino a 19mila anni fa si era nel LGM: la Beringia quindi era una landa deserta e senza vegetazione, gelida.
    2. il livello del mare cancellò ogni collegamento tra Asia e America circa 11000 anni fa, alla fine dello YD
    3. il clima si addolcì durante il Bolling Allerod, circa 16-15mila anni fa
    4. la calotta Laurentide che rivestiva il Canada era fusa alla Calotta Cordillerana sulle montagne rocciose; inoltre quest'ultima bloccava ogni via lungo la costa pacifica, affacciandosi sull'oceano direttamente come fosse una scogliera.




    Si ritiene che l'uomo scelse la via interna, tramite Alaska e Canada a est delle montagne rocciose. Questa via però divenne praticabile solo 16000 anni fa, appunto, quando la fusione delle due calotte aprì un varco nel mezzo.
    Resta da stabilire solo se in Beringia e Alaska vivesse qualcuno durante il LGM. Fino a qualche decennio fa si riteneva non fosse possibile e che la migrazione fosse partita dalla Jacuzia. In realtà gli studi genetici sul DNA mitocondriale suggerirebbero che una popolazione stanziava lì già durante il LGM, o meglio molto da prima, circa 40-35mila anni fa (si sarebbero solo adattati al LGM), contrariamente alle aspettative, e che le migrazioni verso il resto dell'America avvennero a più ondate quando si sciolse quel "cancello", tra 16 e 11mila anni fa. Gli stessi studi suggeriscono (ma non dimostrano) anche una via migratoria "costiera" contemporanea a quella interna, anche se la sua praticità resta problematica.



  5. #275
    Vento moderato L'avatar di nago
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Boh, magari qualcuno che riuscisse a guardarlo fino alla fine potrebbe trovarlo utile ...

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    Daniele

  6. #276
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Citazione Originariamente Scritto da nago Visualizza Messaggio
    Boh, magari qualcuno che riuscisse a guardarlo fino alla fine potrebbe trovarlo utile ...

    Di sicuro.

    Di certo sarà un'eccellente fonte per studiare anche i periodi precedenti, grazie nago! Personalmente gli darò un'occhiata quando avrò bisogno di qualche dato senza andarmelo a cercare.

    Peraltro il professore che parla (sarà tedesco dall'accento e da come legge bene i nomi degli scienziati tedeschi) ha un inglese fluente e comprensibilissimo. Fossero tutti così

  7. #277
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Ho trovato questa mappa sui limiti del ghiaccio marino antartico durante il LGM



    Spero che la legenda sia di facile comprensione.

  8. #278
    Vento forte
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Introduciamo il Pliocene dal punto di vista climatico.


    Il Pliocene è definito come la seconda parte del Neogene, epoca geologica che inizia 23,03 milioni di anni fa con il Miocene, e termina 2,58 milioni di anni fa proseguendosi nel Pleistocene.
    La suddivisione geologica del Neogene vede appunto due fasi:
    1. Miocene (23-5,33 milioni di anni fa)
    2. Pliocene (5,33-2,6 milioni di anni fa)


    L'inizio del Pliocene è scandito oltre che dalla formazione dell'istmo di Panama, anche dall'alluvione zancleana.
    Il suo termine è dato dall'inizio ben evidente nei MIS (Marine Isotopes Stages) dell'alternanza glaciale-interglaciale ogni 41000 anni. Anche se, in verità, come sempre, un accenno a questa alternanza si vide già prima, nella fase finale del Pliocene, tra 3 e 2,6 milioni di anni fa. Comunque era un'alternanza che non è paragonabile a quella del Pleistocene, in quanto si intuisce ma non si nota per bene.

    Dal punto di vista paleoclimatico è un'epoca di raffreddamento e inaridimento globale: progressivamente infatti la temperatura scende da una media globale superficiale di 17° all'inizio, fino a circa 13,5-14° alla sua fine, alle porte del Pleistocene:



    La media di fondo è appunto data dalla linea rossa, le oscillazioni invece sono in blu. Il tratteggio verticale che separa circa 1,8 milioni di anni fa Pliocene e Pleistocene è in realtà sbagliato, in quanto come detto il limite delle due epoche è segnato a 2,6 milioni di anni fa. Non chiedetemi il motivo di quel tratteggio...eppure quest'immagine l'ho trovata tra i vari siti anche su quello della NASA

    Comunque, tornando a noi, può colpire che si inizi con temperature molto più calde di oggi (ricordiamo che la temperatura media globale è di circa 14,5-15° al giorno d'oggi), e finisca con medie più basse .
    In realtà il tutto è presto spiegato : come dicevo da 3 milioni di anni fa fino alla prima fase del Pleistocene iniziarono a intravedersi dei "primordiali" e abbozzati (specialmente come suddetto nel Pliocene) cicli glaciali-interglaciali. Pare, dalle ricostruzioni (linea blu in alto) che i picchi verso il basso non fossero poi così tanto significativi, ma nemmeno quelli verso l'alto. In altre parole c'era meno varianza, per cui se è vero che non si toccavano medie particolarmente basse, nemmeno particolarmente alte (come accade invece negli ultimi 800mila anni, con variazioni anche di 10°!)

    La limitata varianza è tipica in generale di un mondo più caldo, quale era quello del Pliocene. Ma d'altronde basta pensare al nostro Olocene. Le temperature medie non è che oscillino particolarmente verso l'alto o verso il basso. Nelle glaciazioni invece, come abbiamo visto, le oscillazioni possono anche essere pesanti, dell'ordine di 5°. Nulla a che vedere con misere oscillazioni di 1° degli interglaciali.



    Da dire però, al tempo stesso, che questa ridotta varianza potrebbe essere legata al fatto che, ovviamente, man mano che si va indietro nel tempo i proxy restituiscono oscillazioni meno forti. Insomma, così come i ricordi del passato si sbiadiscono man mano che noi diventiamo sempre più grandi allontanandoci dal momento in cui è ambientato quel ricordo, così i dati paleoclimatici divengono meno definiti man mano che indaghiamo epoche sempre più remote. Passatemi il paragone.

    Ciononostante non credo ci fossero oscillazioni particolarmente marcate e drastiche. Queste sono più appannaggio di un mondo glaciale, laddove si attivano una miriade di feedback di cui il ghiaccio è il primo e assoluto padrone, e non era il caso del Pliocene. In quest'epoca infatti l'unica calotta esistente era quella antartica orientale. Quella occidentale si sviluppò durante quest'epoca appunto, così come le calotte glaciali artiche. Il mondo era privo di ghiaccio al Polo Nord, in poche parole, o con ghiaccio scarso rispetto ad oggi. Ma d'altro canto anche nell'Eemiano, un mondo più caldo di oggi e paragonabile ad alcune fasi del Pliocene, si sciolse quasi tutta la calotta della Groenlandia, tanto che i dati delle carote groenlandesi se ci avete mai fatto caso non vanno mai oltre i 100mila anni, cioè appunto da quando l'Eemiano volse verso la fine con un clima già più vicino al nostro e compatibile con il congelamento sull'isola.

    I livelli di CO2 erano superiori alle 300 ppm: passarono infatti da 380-400 ppm a circa 320 verso l'inizio del Pleistocene. Tuttavia anche qui ci furono oscillazioni, tanto che 3,3 milioni di anni fa si stima una concentrazione di 400 ppm, poco meno rispetto ad oggi. Il trend comunque era di un calo, come lo era anche quello delle temperature. Qualche correlazione se non addirittura rapporto causa-effetto tra queste grandezze? Probabile, ma lo analizzeremo in futuro.

    Qui la suddivisione in MIS degli ultimi 5 milioni di anni. Nel Pliocene il sistema di catalogazione dei MIS è molto caotico, e non lo comprendo, ma i MIS come sappiamo sono utili per avere una vaga idea dei picchi termici verso l'alto e verso il basso con buona risoluzione temporale :

    il td della paleoclimatologia-pliocene-mis.jpg

    Si notano bene le oscillazioni climatiche, anche se moltissimo meno ampie del Primo Pleistocene e specialmente del Tardo. Non ho trovato riscontro, ma contando i picchi verso l'alto ce ne sono circa 5 ogni 200mila anni. Ciò significa secondo me che il ciclo dei 41000 anni veniva rispettato anche allora, segno di come sebbene le oscillazioni fossero meno drastiche e molto più dolci, esse esistessero, e alla base ci fossero sempre i soliti forcing orbitali. Solo che mancando una buona dose di ghiaccio nell'emisfero boreale gli effetti erano davvero scarsi.

    Chiudo con questo:

    il td della paleoclimatologia-pliocene-3.jpeg

    Le due fasi più studiate del Pliocene sono due:
    1. MIS M2 (cerchio blu): è un picco glaciale, si puà parlare di "prima glaciazione" per davvero, e occorse circa 3,4 milioni di anni fa, con una temperatura globale scesa a -2° rispetto oggi.
    2. seguì il celeberrimo "MPWP" (che ho cerchiato in rosso), che non sta per medieval warm period , ma per Middle Pliocene Warming Period. Fu un periodo motlo caldo, il più mite del Pliocene almeno dopo 5 milioni di anni fa, e vide temperature stimate globali +3° sopra la media odierna. E' spesso citato e studiato in quanto non è dissimile da vari punti di vista (CO2 atmosferica, tettonica e temperature) dalla situazione che i modelli climatici simulano si raggiungerà nel 2100. Anche qui però ci sono enormi distinguo da fare.
    Ultima modifica di burian br; Ieri alle 12:32

  9. #279
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Da alcune ricerche sul web ho finalmente compreso come funziona la suddivisione in ere geocronologiche dei MIS :

    il td della paleoclimatologia-pliocene-mis.jpg

    I MIS, come sappiamo, nel Pleistocene (cioè fino a 2,6 milioni di anni fa) sono numerati in senso anticronologico, cioè il più recente è segnato con 1, e si procede con la numerazione man mano che ci si allontana nel passato. I numeri pari indicano maggiori concentrazioni di d18O (cioè dell'isotopo 18 dell'ossigeno) nei sedimenti oceanici, mentre i numeri dispari indicano minori concentrazioni dello stesso isotopo.
    Convertendo tali concentrazioni in effetti paleoclimatici:
    • maggiori concentrazioni (MIS pari) indicano in realtà diminuzioni del livello del mare e dunque della temperatura, perchè significa implicitamente che l'acqua del mare viene sequestrata nelle calotte glaciali in formazione
    • minori concentrazioni (MIS dispari) indicano in realtà aumenti del livello del mare e dunque della temperatura, perchè implicitamente significa che l'acqua viene "liberata" dai ghiacci in cui era sequestrata (che si sciolgono ovviamente perchè il clima è divenuto più caldo).


    Questo, come detto, per il Pleistocene. I colori spero renderanno più facile rammentare l'associazione.

    Per le epoche più posteriori (dal Pliocene a ritroso) si adotta un altro metodo. Viene conservata la numerazione pari e dispari (picchi pari= clima più freddo/livello del mare più basso; picchi dispari= clima più caldo/livello del mare più alto), ma si premette alla numerazione una sigla o una lettera (ad esempio, abbiamo visto MIS M2, ma basta leggere quel grafico per capire come funzioni).
    Ma cosa stanno a indicare quelle lettere?

    Ebbene: le lettere sono le iniziali dei periodi geocronologici. Se vedete sotto il grafico, infatti, sull'asse delle ascisse, si leggono dei nomi di scienziati. E guarda caso i MIS prendono la lettera iniziale proprio da questi scienziati per l'intero intervallo (colorato in nero o bianco) a cui sono associati.

    Ma cos'è un periodo "geocronologico"?

    In geologia si suddivide come sappiamo il tempo in eoni, ere e via discorrendo. L'unità di misura più piccola dello scandire del tempo in geocronologia è il crono (che in realtà può essere ulteriormente suddiviso in subcroni).
    Un crono è definito come l'intervallo di tempo in cui predomina un particolare campo magnetico sulla Terra.
    I campi magnetici terrestri come sappiamo possono essere di due tipi a seconda della posizione dei poli magnetici:
    1. campo magnetico normale (N magnetico a livello del Nord geografico, quindi Sud magnetico= Sud geografico)
    2. campo magnetico inverso (N magnetico a livello del Sud geografico, quindi Sud magnetico= Nord geografico)


    Ebbene: i subcroni sono gli intervalli di tempo in cui il campo magnetico resta di un certo tipo, prima che si inverta nuovamente.



    Ecco quindi come funziona la suddivisione

    In nero sono indicati sempre gli intervalli di normale polarità (N magnetico = N geografico, S magnetico = S geografico).
    In bianco invece gli intervalli con polarità inversa (N magnetico= S geografico, S magnetico = N geografico)


  10. #280
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    Predefinito Re: il td della paleoclimatologia

    Esaminiamo adesso il MIS M2. Mi limiterò per ora ad analizzarne le cause.

    Northern Hemisphere Glaciation during the Globally Warm Early Late Pliocene

    Il MIS M2, come detto, rappresenta una "nota stonata" nella melodia del Pliocene. Una melodia fatta di clima più caldo di oggi con concentrazioni di CO2 paragonabili a quelle odierne.
    Come scrive l'articolo che vi ho sopra linkato:
    "...and is seen as a premature attempt of the climate system to establish an ice-age world."
    Fu cioè un primo tentativo di stabilire un mondo da era glaciale. Fino ad allora nemmeno l'ombra di una vera glaciazione.

    E' un periodo molto "misterioso". Ho consultato un altro studio che diceva come sia un'enigma perchè si brancola nell'incertezza sulle sue caratteristiche. A parte i forcing orbitali, infatti, si hanno solo stime molto aperte e variabili di:
    • livelli di CO2: si va da 220 a 390 ppm!


    • livello del mare, che scese sicuramente, ma le stime variano dal raggiungimento di un livello del mare poco inferiore a oggi -ricordiamo che nel Pliocene era più alto di 10-20 m- fino a 65 m sotto quello odierno!
    • temperature (da poco inferiori a oggi a -2°)
    • estensione del ghiaccio: si va dallo sviluppo di calotte solo nell'emisfero sud in Antartide, allo sviluppo di abbozzi di calotta in Groenlandia fino addirittura alla presenza di calotta anche sul Canada, anche se nettissimamente inferiore a quella del LGM!


    A tutto questo, si aggiunge anche il mistero sulle cause

    1. Un improvviso calo della CO2? Mah, come abbiamo visto in genere la CO2 cala come conseguenza, e non è causa primaria. Inoltre alcune stime ne vedono livelli pari a quelli del 2000/2010 all'inizio!
    2. Un calo nell'insolazione? Di sicuro si era in una fase di insolazione bassa a 65°N, ma non si sa se sia stata sufficiente, anche perchè non era una fase molto più bassa di oggi ma anche perchè il mondo prima di allora aveva vissuto di certo fasi di bassa insolazione del tutto paragonabili, ma non si era mai innescata la glaciazione comunque. Inoltre il raffreddamento del MIS M2 durò 100mila anni, e comprese almeno due cicli di obliquità e quindi una fase di nuovo incremento dell'insolazione. Ma il clima continuò a raffreddarsi fino al picco minimo del secondo ciclo:
    il td della paleoclimatologia-pliocene-insolation-mis-m2.jpg

    3. ipotesi alternative?


    Oggi si opta per l'ipotesi alternativa. Questa è l'ipotesi geologica per cui si ebbe una momentanea riapertura della Central American Seaway (tradotto: canale di Panama) con flusso di acque dal Pacifico verso l'Atlantico caraibico.
    Dai sedimenti oceanici dei Caraibi si evince un flusso notevole, che avrebbe indebolito la Corrente Nord-Atlantica (diciamo AMOC, anche se non saprei se chiamarla così sia appropriato nel Pliocene...) attentando al trasporto di calore verso appunto il Nord dell'Atlantico nella fase precedente il MIS M2, innescando il raffreddamento e l'espansione/formazione ex novo delle calotte glaciali nel NH, nonostante gli altissimi livelli di CO2 (la ricerca sottolinea "despite near-modern CO2 concentrations").
    Naturalmente ciò ha abbassato il livello del mare, e quando è divenuto così basso da chiudere di nuovo la comunicazione tra Atlantico e Pacifico, il serbatoio di calore caraibico ha ripreso vigore aumentando di nuovo il flusso di calore verso il Nord Atlantico e innescando il ritorno al clima mitissimo del Pliocene.
    Ultima modifica di burian br; Oggi alle 13:42

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