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  1. #81
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da snowaholic Visualizza Messaggio
    Ma sei per caso il pluribannato Pino di Roma, alias AcquaSacra, sotto mentite spoglie?

    Amazon è una realtà complessa e per molte piccole aziende può essere un'opportunità, hanno un modello di business che ha molte criticità dal punto di vista ambientale ma non credo siano irrimediabili. Come anche per i centri commerciali, non ha senso difendere le piccole attività commerciali a prescindere, spesso erano drammaticamente inefficienti e andavano avanti sfruttando le loro rendite di posizione a discapito dei consumatori.

    Sicuramente dal punto di vista economico ci sono molte ombre sull'impatto di colossi come Amazon, come quella di favorire l'evasione fiscale sui prodotti importati (c'è stata una direttiva europea apposta, vediamo se funziona) e il fatto che hanno acquisito un potere di mercato spaventoso. Ma non sono temi che si prestano a giudizi drastici.
    Leggo sempre quello che scrivi con molta attenzione e stima, da tempo

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  2. #82
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da Copernicus64 Visualizza Messaggio
    Non sono temi che si prestano a giudizi drastici ma bisogna essere chiari sul fatto che è il trend di certi meccanismi economici che non è sostenibile, il potere di mercato e l'accentramento di risorse come dici tu crea situazioni sempre più ingestibili dal punto di vista ambientale e sociale, quindi complesso o no bisogna porre un argine a questa espansione e accentramento altrimenti tutti i bei propositi di liberalismo e libero mercato vanno a farsi friggere di qui a poco. La tassazione al 15% è già un primo passo ma si cerca di intervenire ancora in modo troppo timido. Comunque ottima discussione e ottimi interventi!
    Esatto quoto tutto sto cercando di spiegarlo da tempo, ma purtroppo con scarsi risultati, mi sono preso oltre che dell'antico e non al passo con i tempi, ed io aggiungo allora stavamo meglio quasi stavamo peggio anche e numerosi ban

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  3. #83
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da matteoo Visualizza Messaggio
    Esatto quoto tutto sto cercando di spiegarlo da tempo, ma purtroppo con scarsi risultati, mi sono preso oltre che dell'antico e non al passo con i tempi, ed io aggiungo allora stavamo meglio quasi stavamo peggio anche e numerosi ban

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    Guarda che è vietato aggirare il ban creando un altro account

  4. #84
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da matteoo Visualizza Messaggio
    È vero quello che dici ma il risultato è = anno, e stanno distruggendo le economie nazionali.
    Se il prodotto interno lordo di un paese va in mano a pochi, ci sarà una differenza se invece viene suddiviso fra più persone che a loro volta rimettono in circolo questa ricchezza con i consumi?
    Se invece di arricchiscono solo in pochi chi muoverà più il motore dell'economia quando nessuno potrà più spendere

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    Mah, é da vedere, difficile dirlo a priori.
    Per esempio, ipotizzando che ci sia solo amazon (1) in un caso e tanti artigiani nell'altro (2)

    Caso 1:
    Amazon ha il monopolio, costruisce tanti magazzini/capannoni (quindi fa lavorare persone e fa girare soldi) e impiega migliaia di persone che paga e a loro volte possono spendere.
    Lo spostamento delle merci e i commerci costano meno e sono più veloci/efficienti.
    Ci guadagna tutta l'economia.

    Caso 2:
    i tanti piccoli commercianti fanno da soli, impiegano probabilmente lo stesso numero di persone, ma non fanno circolare le merci e non costruiscono infrastrutture come amazon.
    Quindi ci sono inefficienze e sprechi che fanno crescere meno l'economia e quindi distribuiscono meno la ricchezza.


    La realtà sarà un mix delle due.
    Ma se Amazon cresce vuol dire che il sistema é inefficiente, quindi o lo stato e i competitors investono e migliorano, oppure é molto meglio che ci sia Amazon piuttosto che non ci sia.

    Un lockdown senza Amazon sarebbe stato molto peggio per tutti, per esempio.

  5. #85
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Riprendendo la discussione riguardante l'energia nucleare che ho intrapreso alcuni giorni fa, segnalo che questa settimana il premio per top disinformazione va a Il Fatto Quotidiano:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/.../transizi.../6280891/...


    Ecco una meticolosa analisi di Iyed Boussaa, grazie alla quale notiamo un'evidente asimmetria: da un lato un guazzabuglio di luoghi comuni e affermazioni confuse non argomentate, dove è chiaro l'intento di rafforzare paure e pregiudizi nei confronti dell'energia nucleare; dall'altro un'attenta operazione di fact checking basata su dati, numeri e fonti, costruita con molta pazienza.
    Siamo convinti che sempre più persone si stiano accorgendo di questo giochetto di delegittimazione, e abbiano iniziato a considerare la questione con più attenzione e senso critico, accettando l'idea che certe idee precostituite possano anche essere rimesse in discussione. E' un percorso lungo, un cammino culturale che darà risultati negli anni, e che riguarda non solo la tecnologia nucleare, ma tutti gli ambiti e le attività umane nella quali la ragione può aiutare l'umanità a trovare la strada giusta.

    - Cita gli SMR senza spiegare cosa sono, ma solo per dire che sono usati nei sommergibili nucleari e nelle navi da guerra per la propulsione (cosa tra l'altro non vera visto che quando si parla di SMR si parla di una classe di design specifici che ancora non sono sul mercato [1]), che è un po' come dire che non dovremmo usare le lampadine della luce perché vengono usate anche nelle basi militari degli USA in Afghanistan per permettere ai soldati di vedere durante la sera implicando in modo implicito che, per questa ragione, le lampadine della luce siano una tecnologia malvagia.
    - Parla della sponsorizzazione della Francia al nucleare nella tassonomia della finanza sostenibile e dichiara che la Francia sta bloccando le trattative europee decidendo, in coscienza, di non dire che il fronte opposto alla Francia è quello tedesco che voleva includere il gas metano (cosa che non è passata, perché esclusa dagli enti internazionali [2-4]), ovvero una fonte energetica che inquina meno di carbone e lignite, ma che di certo non si può considerare pulita (Fig. 1).
    - Oltre a questa omissione sceglie anche di non scrivere che la Commissione Europea, davanti alla richiesta della Francia di includere anche il nucleare, ha deciso di incaricare il JRC (Centro Comune di Ricerca della Commissione stessa) di verificare se il nucleare rispettasse i criteri di sostenibilità del Regolamento della Tassonomia 2020/852. Da questo report [5] emerge che non solo il nucleare è conforme ai regolamenti sulla sostenibilità, ma che ha un impatto ambientale perfino più contenuto rispetto a quello delle altre fonti che rientrano già nella tassonomia. Il report si concentra in particolare sulle scorie, ma va a confermare quello che già le agenzie internazionali dicono da tanto. In altre parole, se la Commissione Europea decidesse di non includere il nucleare nella Tassonomia, non sarebbe perché il nucleare è pericoloso o perché fa danni ambientali. Sarà il costo allora? Non proprio, perché se consideriamo il costo sul ciclo vita di una fonte di energia, scopriamo che il nucleare è estremamente competitivo con le altre fonti energetiche [6], soprattutto se a fine vita (40-60 anni), i parametri di sicurezza consentono un'estensione della licenza operativa degli impianti (fino a 60-80 anni). In quel caso il nucleare diventa la fonte energetica più conveniente.
    - Il giornalista, con fare molto sarcastico, si riferisce a Cingolani con il nome di Atomino, sfottendolo per il sostegno alla Francia nel suo piano di decarbonizzazione del settore energetico. Beh, visto che lo reputa un piano così stupido, sicuramente la Francia farà una marea di emissioni per produrre energia, mentre la Germania, che ha installato 110 GW di solare+eolico, dovrebbe essere libera dai fossili... giusto? Non proprio. Proprio grazie alle centrali nucleari la Francia è l'unico grande paese industrializzato ad avere emissioni inferiori a 50 gCO2-eq/KWh. Spesso, la Francia è il paese più pulito d'Europa nella generazione di elettricità (tipo oggi), mentre la Germania emette dalle 4 alle 10 volte più gCO2-eq/KWh rispetto alla Francia a seconda di quanto vento tira o di quanto sole c'è [7]. Beh, ma il costo di generazione delle rinnovabili aleatorie (VRE) è meno, quindi le bollette dei tedeschi saranno più basse. Non proprio, perché il costo di generazione dell'energia elettrica è solo una piccola parte del costo delle VRE e questo fa sì che quello che non si paga nella generazione lo si paga in molte altre cose. Il risultato è che i tedeschi pagano la bolletta più alta d'Europa [8] (Fig.2). Come si può vedere, la Francia è l'unico grosso paese industrializzato nel quale il costo dell'elettricità è inferiore alla media euro-27. Inoltre non dobbiamo contare solo l'energia elettrica, perché ci sono altri settori da decarbonizzare, come ad esempio quello dell'energia termica (attualmente dominato dai combustibili fossili e in parte minore dal nucleare). Forse Cingolani è un po' meno scemo di quello che sembra a sostenere il nucleare.
    - Arriviamo poi alla critica allo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo, con la battuta sul nascondere polvere sotto il tappeto. Non sparerò un pippozzo, perché è semplicemente una considerazione inutile. Se non implementi sistemi CC, la CO2 rimane in atmosfera, dove causa problemi. Se la togli dall'atmosfera non scompare con la bacchetta magica, quindi va messa dove non da fastidio (i.e il sottosuolo).
    - Alla fine arrivano i colpi di coda e le citazioni a Chernobyl e Fukushima. Parto quindi dagli allarmi della IEA. Inutile dire che già da quanto discusso prima, ci rendiamo conto che lamentarsi del ciclo di produzione del combustibile nucleare e di costruzione + decomissioning delle centrali lascia il tempo che trova: il nucleare è quello che usa di gran lunga meno materiale rispetto qualunque altra fonte di energia ([3], grafico Kg CO2-eq/KWh vs mg Sb-eq/KWh) ed è la fonte di energia che sul ciclo vita emette meno gas climalteranti insieme all'eolico e all'idroelettrico run-of-the-river, che non è quello delle dighe che inquina il doppio ([2,3], Fig.1, 3). In altre parole se rifiuti il nucleare per le emissioni associate o per la quantità di scorie prodotte, devi rinunciare a tutto.
    Arriviamo al colpo di classe sui prodotti di fissione che durano per sempre. In primo luogo non è vero, ma adesso ci arrivo. Vorrei prima considerare la quantità di scorie prodotte dai vari settori (Fig.4,5). Come si può vedere, la quantità di scorie nucleari è ridicola rispetto a quella di altra qualunque industria, ma non tutte le scorie sono uguali. I prodotti di fissione rientrano in quella categoria di alta radiotossicità (HLW). Peccato che un francese, in tutta la sua vita, genera un volume di HLW che stanno in una mano. Una lattina di coca cola per la precisione. Se qualunque industria generasse una quantità di scorie così ridicola il nostro mondo sarebbe migliore, quindi parlare delle scorie nucleari come argomento contro il nucleare è abbastanza ridicolo, senza contare che sono così regolamentate che ad oggi non è scomparso nemmeno un microgrammo dai depositi in giro per il mondo. Per quanto riguarda la durata, i prodotti di fissione con l'attività più alta (Iodio 131, Cesio 137, Trizio etc), sono quelli che decadono ai livelli di radioattività ambientale in massimo decenni. Altri prodotti di fissione, come ad esempio l'uranio esaurito (U238), o il plutonio 239, durano molto di più. Il plutonio scende a livelli di radioattività naturale in 300 mila anni. C'è da dire che però, in primo luogo, la quantità è scarsa, ma questo è l'aspetto meno interessante, perché indovinate un po'? I prodotti di fissione di lunga durata, che occupano la maggioranza del volume di HLW, sono quelli che gli SMR e gli FBR possono utilizzare per creare moltissima altra energia creando una vera e propria economia circolare delle scorie. Potremmo alimentare la civilità per secoli o millenni usando solo le scorie radioattive, nonostante ne siano state prodotte poche. Alla fine di questo lungo ciclo rimarrebbero solo le componenti più attive, che però, in pochi decenni, non sarebbero più problematiche. Perché con così poca roba genero così tanta energia? Perché la densità energetica coinvolta nei processi di fissione nucleare è immensa! Un pellet di uranio con un basso grado di arricchimento produce la stessa energia contenuta in mezzo milione di litri di gas ad esempio, ma il potenziale energetico di quel pellet è 30 volte più grande (Fig. 6). Quindi no, Chernobyl e Fukushima non saranno per sempre radioattive, anzi, Chernobyl ha ucciso molte meno persone di quelle che muoiono ogni 20 minuti prematuramente a causa dell'inquinamento [9] e l'area di esclusione di Chernobyl è una delle zone europee con la più alta biodiversità [10]. Ci sono hotspot locali molto radioattivi, ma per beccarvi il doppio del massimo di radiazione della zona di esclusione (90 mSv/a), vi basta di andare in Brasile sulle spiagge di Guarapari (175 mSv/a). Per quanto riguarda Fukushima, per beccarvi più o meno le stesse radiazioni, vi basta andare ad Orvieto o camminare per le strade di Roma. Ah... dimenticavo. Le sostanze con un elevata tossicità non sono meno pericolose delle HLW, ma faccio notare che vengono prodotte in volumi molto maggiori e non sono regolamentate come quelle nucleari... mi preoccuperei più di quelle.


    [1] https://www.world-nuclear.org/.../small-nuclear-power...


    [2] https://www.iea.org/reports/net-zero-by-2050


    [3] https://www.ipcc.ch/.../06/SR15_Full_Report_High_Res.pdf


    [4] https://www-pub.iaea.org/.../Publicat.../PDF/PUB1911_web.pdf


    [5] https://ec.europa.eu/.../210329-jrc-report-nuclear-energy...


    [6] https://www.iea.org/.../projected-costs-of-generating...


    [7] https://www.electricitymap.org/map


    [8] https://ec.europa.eu/.../statistics-explained/index.php...


    [9] https://www.unscear.org/unscear/it/chernobyl.html


    [10] https://www.unep.org/.../how-chernobyl-has-become...
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    Ultima modifica di MarcoSarto; 07/08/2021 alle 13:26

  6. #86
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    @MarcoSarto
    Interessantissimo grazie.

    Il problema è che in quanti leggeranno (e capiranno) tutto quello che hai postato?
    Il 99% si ferma al titolo e vuole spiegazioni semplici, poi questi votano ai referendum.

    I media di oggi ci vanno a nozze con questo


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  7. #87
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da MarcoSarto Visualizza Messaggio
    Riprendendo la discussione riguardante l'energia nucleare che ho intrapreso alcuni giorni fa, segnalo che questa settimana il premio per top disinformazione va a Il Fatto Quotidiano:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/.../transizi.../6280891/...


    Ecco una meticolosa analisi di Iyed Boussaa, grazie alla quale notiamo un'evidente asimmetria: da un lato un guazzabuglio di luoghi comuni e affermazioni confuse non argomentate, dove è chiaro l'intento di rafforzare paure e pregiudizi nei confronti dell'energia nucleare; dall'altro un'attenta operazione di fact checking basata su dati, numeri e fonti, costruita con molta pazienza.
    Siamo convinti che sempre più persone si stiano accorgendo di questo giochetto di delegittimazione, e abbiano iniziato a considerare la questione con più attenzione e senso critico, accettando l'idea che certe idee precostituite possano anche essere rimesse in discussione. E' un percorso lungo, un cammino culturale che darà risultati negli anni, e che riguarda non solo la tecnologia nucleare, ma tutti gli ambiti e le attività umane nella quali la ragione può aiutare l'umanità a trovare la strada giusta.

    - Cita gli SMR senza spiegare cosa sono, ma solo per dire che sono usati nei sommergibili nucleari e nelle navi da guerra per la propulsione (cosa tra l'altro non vera visto che quando si parla di SMR si parla di una classe di design specifici che ancora non sono sul mercato [1]), che è un po' come dire che non dovremmo usare le lampadine della luce perché vengono usate anche nelle basi militari degli USA in Afghanistan per permettere ai soldati di vedere durante la sera implicando in modo implicito che, per questa ragione, le lampadine della luce siano una tecnologia malvagia.
    - Parla della sponsorizzazione della Francia al nucleare nella tassonomia della finanza sostenibile e dichiara che la Francia sta bloccando le trattative europee decidendo, in coscienza, di non dire che il fronte opposto alla Francia è quello tedesco che voleva includere il gas metano (cosa che non è passata, perché esclusa dagli enti internazionali [2-4]), ovvero una fonte energetica che inquina meno di carbone e lignite, ma che di certo non si può considerare pulita (Fig. 1).
    - Oltre a questa omissione sceglie anche di non scrivere che la Commissione Europea, davanti alla richiesta della Francia di includere anche il nucleare, ha deciso di incaricare il JRC (Centro Comune di Ricerca della Commissione stessa) di verificare se il nucleare rispettasse i criteri di sostenibilità del Regolamento della Tassonomia 2020/852. Da questo report [5] emerge che non solo il nucleare è conforme ai regolamenti sulla sostenibilità, ma che ha un impatto ambientale perfino più contenuto rispetto a quello delle altre fonti che rientrano già nella tassonomia. Il report si concentra in particolare sulle scorie, ma va a confermare quello che già le agenzie internazionali dicono da tanto. In altre parole, se la Commissione Europea decidesse di non includere il nucleare nella Tassonomia, non sarebbe perché il nucleare è pericoloso o perché fa danni ambientali. Sarà il costo allora? Non proprio, perché se consideriamo il costo sul ciclo vita di una fonte di energia, scopriamo che il nucleare è estremamente competitivo con le altre fonti energetiche [6], soprattutto se a fine vita (40-60 anni), i parametri di sicurezza consentono un'estensione della licenza operativa degli impianti (fino a 60-80 anni). In quel caso il nucleare diventa la fonte energetica più conveniente.
    - Il giornalista, con fare molto sarcastico, si riferisce a Cingolani con il nome di Atomino, sfottendolo per il sostegno alla Francia nel suo piano di decarbonizzazione del settore energetico. Beh, visto che lo reputa un piano così stupido, sicuramente la Francia farà una marea di emissioni per produrre energia, mentre la Germania, che ha installato 110 GW di solare+eolico, dovrebbe essere libera dai fossili... giusto? Non proprio. Proprio grazie alle centrali nucleari la Francia è l'unico grande paese industrializzato ad avere emissioni inferiori a 50 gCO2-eq/KWh. Spesso, la Francia è il paese più pulito d'Europa nella generazione di elettricità (tipo oggi), mentre la Germania emette dalle 4 alle 10 volte più gCO2-eq/KWh rispetto alla Francia a seconda di quanto vento tira o di quanto sole c'è [7]. Beh, ma il costo di generazione delle rinnovabili aleatorie (VRE) è meno, quindi le bollette dei tedeschi saranno più basse. Non proprio, perché il costo di generazione dell'energia elettrica è solo una piccola parte del costo delle VRE e questo fa sì che quello che non si paga nella generazione lo si paga in molte altre cose. Il risultato è che i tedeschi pagano la bolletta più alta d'Europa [8] (Fig.2). Come si può vedere, la Francia è l'unico grosso paese industrializzato nel quale il costo dell'elettricità è inferiore alla media euro-27. Inoltre non dobbiamo contare solo l'energia elettrica, perché ci sono altri settori da decarbonizzare, come ad esempio quello dell'energia termica (attualmente dominato dai combustibili fossili e in parte minore dal nucleare). Forse Cingolani è un po' meno scemo di quello che sembra a sostenere il nucleare.
    - Arriviamo poi alla critica allo stoccaggio di CO2 nel sottosuolo, con la battuta sul nascondere polvere sotto il tappeto. Non sparerò un pippozzo, perché è semplicemente una considerazione inutile. Se non implementi sistemi CC, la CO2 rimane in atmosfera, dove causa problemi. Se la togli dall'atmosfera non scompare con la bacchetta magica, quindi va messa dove non da fastidio (i.e il sottosuolo).
    - Alla fine arrivano i colpi di coda e le citazioni a Chernobyl e Fukushima. Parto quindi dagli allarmi della IEA. Inutile dire che già da quanto discusso prima, ci rendiamo conto che lamentarsi del ciclo di produzione del combustibile nucleare e di costruzione + decomissioning delle centrali lascia il tempo che trova: il nucleare è quello che usa di gran lunga meno materiale rispetto qualunque altra fonte di energia ([3], grafico Kg CO2-eq/KWh vs mg Sb-eq/KWh) ed è la fonte di energia che sul ciclo vita emette meno gas climalteranti insieme all'eolico e all'idroelettrico run-of-the-river, che non è quello delle dighe che inquina il doppio ([2,3], Fig.1, 3). In altre parole se rifiuti il nucleare per le emissioni associate o per la quantità di scorie prodotte, devi rinunciare a tutto.
    Arriviamo al colpo di classe sui prodotti di fissione che durano per sempre. In primo luogo non è vero, ma adesso ci arrivo. Vorrei prima considerare la quantità di scorie prodotte dai vari settori (Fig.4,5). Come si può vedere, la quantità di scorie nucleari è ridicola rispetto a quella di altra qualunque industria, ma non tutte le scorie sono uguali. I prodotti di fissione rientrano in quella categoria di alta radiotossicità (HLW). Peccato che un francese, in tutta la sua vita, genera un volume di HLW che stanno in una mano. Una lattina di coca cola per la precisione. Se qualunque industria generasse una quantità di scorie così ridicola il nostro mondo sarebbe migliore, quindi parlare delle scorie nucleari come argomento contro il nucleare è abbastanza ridicolo, senza contare che sono così regolamentate che ad oggi non è scomparso nemmeno un microgrammo dai depositi in giro per il mondo. Per quanto riguarda la durata, i prodotti di fissione con l'attività più alta (Iodio 131, Cesio 137, Trizio etc), sono quelli che decadono ai livelli di radioattività ambientale in massimo decenni. Altri prodotti di fissione, come ad esempio l'uranio esaurito (U238), o il plutonio 239, durano molto di più. Il plutonio scende a livelli di radioattività naturale in 300 mila anni. C'è da dire che però, in primo luogo, la quantità è scarsa, ma questo è l'aspetto meno interessante, perché indovinate un po'? I prodotti di fissione di lunga durata, che occupano la maggioranza del volume di HLW, sono quelli che gli SMR e gli FBR possono utilizzare per creare moltissima altra energia creando una vera e propria economia circolare delle scorie. Potremmo alimentare la civilità per secoli o millenni usando solo le scorie radioattive, nonostante ne siano state prodotte poche. Alla fine di questo lungo ciclo rimarrebbero solo le componenti più attive, che però, in pochi decenni, non sarebbero più problematiche. Perché con così poca roba genero così tanta energia? Perché la densità energetica coinvolta nei processi di fissione nucleare è immensa! Un pellet di uranio con un basso grado di arricchimento produce la stessa energia contenuta in mezzo milione di litri di gas ad esempio, ma il potenziale energetico di quel pellet è 30 volte più grande (Fig. 6). Quindi no, Chernobyl e Fukushima non saranno per sempre radioattive, anzi, Chernobyl ha ucciso molte meno persone di quelle che muoiono ogni 20 minuti prematuramente a causa dell'inquinamento [9] e l'area di esclusione di Chernobyl è una delle zone europee con la più alta biodiversità [10]. Ci sono hotspot locali molto radioattivi, ma per beccarvi il doppio del massimo di radiazione della zona di esclusione (90 mSv/a), vi basta di andare in Brasile sulle spiagge di Guarapari (175 mSv/a). Per quanto riguarda Fukushima, per beccarvi più o meno le stesse radiazioni, vi basta andare ad Orvieto o camminare per le strade di Roma. Ah... dimenticavo. Le sostanze con un elevata tossicità non sono meno pericolose delle HLW, ma faccio notare che vengono prodotte in volumi molto maggiori e non sono regolamentate come quelle nucleari... mi preoccuperei più di quelle.


    [1] https://www.world-nuclear.org/.../small-nuclear-power...


    [2] https://www.iea.org/reports/net-zero-by-2050


    [3] https://www.ipcc.ch/.../06/SR15_Full_Report_High_Res.pdf


    [4] https://www-pub.iaea.org/.../Publicat.../PDF/PUB1911_web.pdf


    [5] https://ec.europa.eu/.../210329-jrc-report-nuclear-energy...


    [6] https://www.iea.org/.../projected-costs-of-generating...


    [7] https://www.electricitymap.org/map


    [8] https://ec.europa.eu/.../statistics-explained/index.php...


    [9] https://www.unscear.org/unscear/it/chernobyl.html


    [10] https://www.unep.org/.../how-chernobyl-has-become...

    Eccellente spiegazione Marco, hai fugato ogni perplessità sul nucleare che avevo (non sono mai stato contrario, al referendum avrei votato per il nucleare infatti, ma avevo comunque dei dubbi sulla sicurezza e sulla quantità di scorie radioattive e il loro trattamento).
    Grazie!

  8. #88
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    @MarcoSarto

    grazie, interessante.
    Personalmente da buon incompetente in materia mi guardo bene dall'esprimere una posizione: sul tema energia nucleare quindi resto agnostico (con una moderata tendenza a simpatizzare per una tecnologia a basse emissioni di CO2).

    Però da uomo della strada di domande inevitabilmente me ne faccio. I mega impianti (tipo Olkiluoto per capirsi) non sembrano avere oggettivamente un grande futuro (costi enormi, tempi decennali di costruzione ecc).
    Di reattori piccoli modulari e di reattori autofertilizzanti sento parlare da un pezzo: ma se sono così promettenti perchè queste tecnologie non sono ancora decollate? Nel mondo intendo, non parlo del caso Italia.
    Un'ultima cosa: il sequestro (geologico o in altro modo) del CO2 in sè potrebbe essere una buona idea. Il problema è la pratica. Finora sono stati collezionati dei gran fallimenti, parliamo di una tecnologia che si è dimostrata costosa e inaffidabile, da quanto ho capito. Chiarisco che questa non è la mia opinione di profano, ma quella di Nicola Armaroli, direttore di ricerca su questi temi, del CNR.

    Ultima modifica di ldanieli; 08/08/2021 alle 09:03

  9. #89
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da ldanieli Visualizza Messaggio
    @MarcoSarto

    grazie, interessante.
    Personalmente da buon incompetente in materia mi guardo bene dall'esprimere una posizione: sul tema energia nucleare quindi resto agnostico (con una moderata tendenza a simpatizzare per una tecnologia a basse emissioni di CO2).

    Però da uomo della strada di domande inevitabilmente me ne faccio. I mega impianti (tipo Olkiluoto per capirsi) non sembrano avere oggettivamente un grande futuro (costi enormi, tempi decennali di costruzione ecc).
    Di reattori piccoli modulari e di reattori autofertilizzanti sento parlare da un pezzo: ma se sono così promettenti perchè queste tecnologie non sono ancora decollate? Nel mondo intendo, non parlo del caso Italia.
    Un'ultima cosa: il sequestro (geologico o in altro modo) del CO2 in sè potrebbe essere una buona idea. Il problema è la pratica. Finora sono stati collezionati dei gran fallimenti, parliamo di una tecnologia che si è dimostrata costosa e inaffidabile, da quanto ho capito. Chiarisco che questa non è la mia opinione di profano, ma quella di Nicola Armaroli, direttore di ricerca su questi temi, del CNR.

    Il futuro del nucleare è infatti la fusione, solo che ci vorrà ancora tempo.
    Quello a fissione direi proprio di no

  10. #90
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    Predefinito Re: Cambiamenti climatici e ambiente: punto centrale o "paravento" per l'establishment?

    Citazione Originariamente Scritto da MarcoSarto Visualizza Messaggio
    Innanzitutto ho notato che anche tu hai a cuore l'ambientalismo scientifico, e lo apprezzo molto.
    Per quanto riguarda il rischio di proliferazioni a scopo bellico, è un qualcosa di praticamente impossibile. Esistono due tipologie di bombe atomiche:
    - ad Uranio
    - a Plutonio
    Per quanto riguarda le prime devono essere fatte da Uranio 235 con percentuali di purezza dell'ordine del 80-90%. In natura, troviamo l'Uranio 238 (99.3%) e l'Uranio 235 (0.7%). Per aumentare la percentuale di 235 si esegue il processo di arricchimento, che consiste nel rendere l'Uranio gassoso, metterlo in centrifughe e a causa di una differente risposta alla forza centrifuga si ha la separazione dei due. In questo modo è possibile ottenere qualsiasi percentuale di arricchimento, considerando però che un reattore ha bisogno di combustibile con percentuali di arricchimento del 3-5%, mentre una bomba necessita di percentuali dell'80-90%. Per evitare quindi di far creare una bomba all'Uranio, basta impedire ad un Paese di avere le centrifughe per l'arricchimento ed obbligarlo a comprare combustibile già arricchito da altri Paesi.
    Il Plutonio, invece, non si trova in natura e dev'essere creato dall'uomo (il 240 è instabile e dunque inutilizzabile, il 239 è adatto alle bombe). Il Plutonio si forma dentro al combustibile durante il funzionamento del reattore, ma nel giro di pochi giorni la percentuale di 240 diventa troppo grande per poterlo utilizzare a tale scopo. Quindi, se si volesse realmente utilizzare Plutonio generato durante il funzionamento di un reattore, sarebbe necessario eseguire il cambio del combustibile ogni settimana, per poi riprocessare il combustibile per estrarre il Plutonio 239. In un reattore, il refueling viene fatto normalmente ogni 12-24 mesi, e quindi la quantità di combustibile utilizzata è minima. Per fare il cambio ogni settimana sarebbe necessario usare molto più combustibile e anche questo verrebbe subito notato dalla IAEA. Il riprocessamento del combustibile è estremamente complicato e la Francia è l'unico Paese che ha le strutture per farlo. (esempio: la Corea del Sud ha i reattori ma non una bomba, e viceversa nel Nord).
    Arriviamo a Hinckley Point C. Questo esempio viene spesso affiancato a Flamenville-3 in Francia e a Olkiluoto-3 in Finlandia, che hanno avuto ed effettivamente stanno avendo ritardi enormi e costi lievitati. Innanzitutto questi tre reattori sono degli esempi un po' fallaci, dato che si tratta dell'eccezione e non della regola. Il tempo medio di costruzione di un reattore, se consideriamo tutti quelli costruiti fino ad ora, è di circa 7.5 anni, numero che scende se si prendono in esame soltanto i reattori costruiti negli ultimi due decenni. Diciamo che le motivazioni che possono portare a rallentamenti dello sviluppo di un programma nucleare sono più spesso politiche che tecniche.
    Nel caso specifico di Hinckley Point C, i tempi si sono allungati in fase preliminare, a causa dell'over-regulation che ha portato ad una dilatazione dei tempi burocratici per la concessione di tutte le autorizzazioni. Da quando i lavori sono stati avviati, al netto del Covid, stanno procedendo più o meno regolarmente. Nel caso francese, invece, la causa della dilatazione dei tempi è stata la forte opposizione popolare. Occorre quindi trovare il modo di far accettare la nuova struttura alla popolazione locale e ai comitati di NIMBY (di esempi anche italiani ce ne sono diversi, come il caso delle centrali solari a concentrazione, TAV).
    Altro elemento da considerare, è che quando viene prodotto un nuovo modello di reattore, le specifiche vanno testate per intero in ogni fase della costruzione, e può capitare che alcuni dettagli del progetto vadano corretti. Trattandosi di reattori nucleari, le severissime norme di sicurezza richiedono che ognuna di queste correzioni sia approvata dall'ente regolatore prima di venire implementata. E' ciò che è successo sia a Olkiluoto 3 che a Flamanville 3, che sono stati i primi modelli EPR (veloci) che si è iniziato a costruire; i due EPR di Taishan (Cina), nonostante la costruzione sia stata iniziata successivamente, sono invece già operativi.
    Gli enti regolatori, in Europa, sono estremamente severi, e in molti casi vanno oltre le già rigide normative internazionali. Pensa che in Europa è obbligatorio testare migliaia (letteralmente) di configurazioni del reattore, una volta che questo è stato ultimato, prima di poterlo avviare; questo non succede in Russia e in Cina, dove i test a caldo vengono fatti con il reattore già acceso, in modo che se vanno bene è possibile connetterlo subito alla rete elettrica.
    E' chiaro che ad un allungamento dei tempi, corrisponde quasi sempre un aumento dei costi. Sicuramente per la manodopera, ma soprattutto perchè gli interessi sui prestiti cominciano a scadere, e un rinnovo dei prestiti comporta un innalzamento dei tassi. In tal senso Hinckley Point C è un caso emblematico, che viene spesso citato (non nel tuo caso, ovviamente) erroneamente come esempio dei costi insostenibili del nucleare (niente di più falso, dato che si tratta di una tecnologia con CapEx elevato, ed OpEx molto basso).
    In ogni caso, tempistiche di 5/7 anni che certamente possono sembrare esageratamente lunghe se rapportate ad una solar farm, ad un parco eolico oppure ad una centrale a gas, sono necessarie per ottenere un reattore nucleare, che, una volta ultimato, sviluppa una potenza di oltre 1 GW e la mantiene per il 93% del tempo, con emissioni quasi trascurabili. Vi sono infatti ampie evidenze che è proprio il nucleare, che nonostante l'apparente "lentezza", sia in realtà il metodo più rapido per decarbonizzare la produzione di energia elettrica di una nazione (chiaramente con percentuali che differiscono a seconda delle caratteristiche del Paese, come già precisavo).

    Guardando invece al resto del mondo, come si evince anche dalla mappa che ho postato nell'altra discussione (che denota l'espansione di questa tecnologia), la situazione è ben diversa. In Cina, ad esempio, si stanno costruendo tra i 6 e gli 8 reattori all'anno, e i tempi di costruzione sono inferiori ai 5 anni.
    Per quanto riguarda i reattori modulari, richiederebbero un'analisi a parte, ma dobbiamo considerare che la miniaturizzazione esiste anche in questo settore. I reattori modulari di piccola taglia (SMR), hanno potenze comprese tra i pochissimi MW (5-6 MW) e centinaia di MW (300-500), che però rispetto ai tradizionali occupano molto meno spazio e non richiedono la costruzione direttamente in loco: possono essere prodotti in fabbrica, trasportati e assemblati dove serve. I vantaggi sono ovviamente molteplici, e non sono fantascienza. In Russia, ad esempio, ce ne sono due prototipi già operativi da qualche anno, ma ci si aspetta una forte crescita nei prossimi anni (al momento è la burocrazia legata alle licenze che rallenta i tempi, in quanto sono ancora pensate per reattori più grandi).
    Infine, per l'articolo che avevo condiviso, l'intento non era quello di demonizzare le rinnovabili quanto dare un'idea (generale, di carattere divulgativo) del perchè non possono essere utilizzate, nella maggior parte dei paesi, per soddisfare in toto il fabbisogno energetico. Ho poi chiarito di cosa necessita un Paese per la decarbonizzazione, e i motivi.
    Insomma, per concludere: non ci sono problematiche relative a rischi bellici, costi inaccessibili (un reattore costa intorno ai 5 mld) e tempi eccessivamente lunghi. Tutto questo è unito alla sicurezza dei protocolli internazionali e all'importanza fondamentale nella lotta al climate change.
    Il nemico più potente da sconfiggere è la disinformazione.
    Citazione Originariamente Scritto da ldanieli Visualizza Messaggio
    @MarcoSarto

    grazie, interessante.
    Personalmente da buon incompetente in materia mi guardo bene dall'esprimere una posizione: sul tema energia nucleare quindi resto agnostico (con una moderata tendenza a simpatizzare per una tecnologia a basse emissioni di CO2).

    Però da uomo della strada di domande inevitabilmente me ne faccio. I mega impianti (tipo Olkiluoto per capirsi) non sembrano avere oggettivamente un grande futuro (costi enormi, tempi decennali di costruzione ecc).
    Di reattori piccoli modulari e di reattori autofertilizzanti sento parlare da un pezzo: ma se sono così promettenti perchè queste tecnologie non sono ancora decollate? Nel mondo intendo, non parlo del caso Italia.
    Un'ultima cosa: il sequestro (geologico o in altro modo) del CO2 in sè potrebbe essere una buona idea. Il problema è la pratica. Finora sono stati collezionati dei gran fallimenti, parliamo di una tecnologia che si è dimostrata costosa e inaffidabile, da quanto ho capito. Chiarisco che questa non è la mia opinione di profano, ma quella di Nicola Armaroli, direttore di ricerca su questi temi, del CNR.

    Ciao, per quanto riguarda i primi dubbi ne avevo già parlato in un post precedente che ho quotato nuovamente qui sopra.
    Anche dei reattori FBR dovrei aver scritto qualcosa a riguardo, comunque esistono già e prendono il nome dal fatto che generano nuovo combustibile usando neutroni veloci. I neutroni veloci sono generati dalla fissione e sono responsabili della trasmutazione dell'U-238 in PU-239. Nei reattori attualmente in uso l'acqua che si usa come refrigerante funge da moderatore (rallentando i neutroni), quindi negli FBR servirà un fluido di raffreddamento che non interferisca con essi: si usano metalli liquidi, sali fusi o gas come l'elio. Nonostante siano tecnologie ancora costose, ci sono molti progetti volti a rendere scalabile questa tecnologia (esempio Bill Gates con Terrapower, o la Cina con 2 reattori a sodio fuso in the making, oppure ancora la Russia con il suo BN-800 che è entrato in funzione già nel 2014).
    Il BN-800 è un reattore di quarta generazione refrigerato a sodio che utilizza neutroni veloci. A partire dall'anno scorso sta riciclando le scorie russe usandole come combustibile.

    Per le tecnologie CCS, ad ora esistono solo in forma di prototipi, ma sono uno dei settori su cui la ricerca scientifica è più promettente. Ne ho parlato in un altro post, ricordando che i gas serra sono una valvola che determinano quanto calore passa. Se anche smettessimo di aprire questa valvola (dunque se anche riuscissimo ad azzerare le emissioni di CO2), essa continuerebbe a far entrare più calore di quello che viene disperso, e quindi continuerebbe a scaldare il pianeta. La valvola deve, in un modo o nell'altro, essere girata in senso opposto. E qui ritorno alla necessità di raggiungere l'obiettivo del carbon-neutral, fissato dall'IPCC per il 2050.
    Dato che le tecnologie CCS richiedono elevati consumi energetici (la fisica non perdona: avendo ottenuto energia emettendo CO2, è necessario spendere energia per riassorbire tale CO2, e visto che l'energia da combustione si ottiene sotto forma di calore, mentre quella per riassorbire CO2 serve sotto forma di lavoro, l'energia che serve per l'assorbimento - per il secondo principio della termodinamica - è maggiore rispetto a quella che era stata ottenuta con la combustione), ecco come diventerà fondamentale un aumento dell'approvvigionamento energetico al fine di ottenere una soluzione definitiva. E qui entra in gioco la fondamentale importanza dell'energia nucleare.

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