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  1. #91
    Vento teso L'avatar di Sandro58
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Bhe, pero' insomma, togliendo CFSR che e' fuori dal coro a tutte le quote NCEP, ERA e MERRA non sono poi cosi' distanti ...

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-tropici-vari.jpg

    Uno spread esagerato si nota solo nei primi anni (la stessa cosa avviene a 500hpa), dopo il 90 diciamo che lo spread e' accettabile e compreso in 0,2°.
    Mediando i tre sistemi alle 3 quote e plottando dal 1990 si vede che a 700 e 300hpa si ha un trend notevolmente superiore ai 500hpa e a 300hpa e' leggermnte + alto dei 700hpa (il 2015 ha solo NCEP e MERRA e solo 3 mesi):

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-tropici-vari-quote.jpg

    Insomma + o - ci siamo.

  2. #92
    Vento teso L'avatar di Sandro58
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Inserendo i dati RSS (che mediano su varie quote ma dovrebbero avere massimi tra 850 e 500, quindi vicino ai 700hpa) questo appare come il trend inferiore tra tutti anche se con andamento ben congruente.

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-tropici-vari-quote.jpg

    Mha !

  3. #93
    Vento teso L'avatar di Sandro58
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Inserendo anche i dati RATPAC (anche se hanno zona tra 30°S e N, invece dei 20 degli altri), si nota che quest'ultimo si colloca con un trend inferiore rispetto la reanalisi sia a 700hpa che parecchio inferiore a 300hpa.

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-tropici-vari-quote.jpg

    La distribuzione in altezza vedeva massimi ben definiti a 300hpa negli anni 90, negli anni 2000 e' aumentata relativamente l'anomalia a quota 700 e meno a 300, diminuita s si guarda gli ultimi anni.

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-tropici-ratpac.jpg

  4. #94
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di 4ecast
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Citazione Originariamente Scritto da Shift climatico. Focus invernale

    Figura 1. La progressiva anomalia dell’oscillazione artica tra il 1998 e il 2014

    Negli ultimi 2 decenni, ed in particolare dall'inverno 2003-2004 in poi, abbiamo una ripartenza troppo forte del vortice polare in settembre che si ripercuote con un break clamoroso in ottobre quando invece dovrebbe avere il secondo massimo relativo annuale (il maggiore è in aprile) per poi intensificarsi di nuovo in novembre quando il vortice polare invece dovrebbe già iniziare ad indebolirsi, vuoi perché incomincia a manifestarsi l’attività d’onda in troposfera, vuoi perché iniziano i primi warming stratosferici. La sostituzione del vortice polare con un anticiclone nella parte centrale dell’autunno porta ad un intensificarsi delle precipitazioni nelle regioni subpolari con un forte incremento di snowcover. Questo effetto, osservabile dal 2007 (figura 2), è dovuto al fatto che due aree depressionarie si collocano sulla parte settentrionale e orientale dei due oceani coinvolgendo la parte nord-ovest dei due continenti boreali.


    Figura 2. Le conseguenze sulla pressione al livello del mare nel mese di ottobre tra il 2007 e il 2014 (ESRL : PSD : Error - Access Denied.

    D’altronde, la mancata corrispondenza alle varie quote tra suolo e alta troposfera impedisce di caratterizzare la forma stessa del vortice polare. In altre parole, l’incremento di snowcover in ottobre avviene senza la presenza di un vortice polare e dunque indipendentemente dalla sua forma (ellittica o meno). Questa considerazione è suffragata, come è mostrato in figura 3, dall’incremento costante di copertura nevosa che avviene nel mese di ottobre dagli anni 2000, a prescindere dai principali indici teleconnettivi.
    Figura 3. Le conseguenze sull’estensione della copertura nevosa nel mese di ottobre (Rutgers University Climate Lab :: Global Snow Lab)

    La seconda cresta autunnale dell’AO index ci indica che, in questo nuovo periodo climatico, la sincronizzazione tra vortice polare stratosferico e troposferico avviene in novembre. Si tratta di circa 2 mesi dopo del periodo climatico antecedente lo scioglimento estivo dell’artico. In pratica con questo shift di 2 mesi, l’unico mese invernale rimarrebbe febbraio con una fase immediatamente precedente nella seconda parte di gennaio perchè quest'ultimo risente della notte artica in maniera maggiore rispetto a novembre.
    L'essenza della parola shift è riportata in questa ultima parte in grassetto ed è suffragata dalle osservazioni del profilo verticale del vortice polare a far data dall'inverno 2002-03 (con alcune eccezioni). Nel periodo precedente vi era maggiore uniformità tra vari piani isometrici per cui ciò avveniva raramente (generalmente solo in corrispondenza del manifestarsi di El Nino).
    Vi sono varie ipotesi, scioglimento dei ghiacci artici o rientra semplicemente nella variabilità interna del sistema, ma la sostanza non cambia: il momento in cui il VP in troposfera si gonfia di energia in seguito alla ripartenza stagionale del VP stratosferico è rimandata in avanti, shiftata, a novembre se non a dicembre. Cioè in sostanza il NAM si trova ad essere positivo in pieno inverno (dicembre e gennaio).

    Per inciso, questo fatto tocca anche indirettamente gli indici a carico della snowcover eurasiatica (SAI e OPI). Citando l'articolo, la mancata corrispondenza alle varie quote impedisce di caratterizzare la forma stessa del vortice polare. In altre parole, l’incremento di snowcover in ottobre avviene senza la presenza di un vortice polare e dunque indipendentemente dalla sua forma ellittica o meno; questa considerazione è suffragata, come è mostrato in figura 3, dall’incremento costante di copertura nevosa che avviene nel mese di ottobre dagli anni 2000, a prescindere dai principali indici teleconnettivi.

    Sebbene quest'anno sia mancata una ripartenza troppo forte del VP in settembre, ci ritroviamo lo stesso con uno split del VP nella prima decade di ottobre. Se il vortice polare rimanesse dissociato troppo a lungo in una miriade di nuclei, l'AO risulterebbe negativa anche in ottobre 2015 e il momento in cui si sincronizzano i due piani troposferico e basso-stratosferico sarebbe rimandato in avanti in accordo al trend in atto.
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  5. #95
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Citazione Originariamente Scritto da 4ecast Visualizza Messaggio
    L'essenza della parola shift è riportata in questa ultima parte in grassetto ed è suffragata dalle osservazioni del profilo verticale del vortice polare a far data dall'inverno 2002-03 (con alcune eccezioni). Nel periodo precedente vi era maggiore uniformità tra vari piani isometrici per cui ciò avveniva raramente (generalmente solo in corrispondenza del manifestarsi di El Nino).
    Vi sono varie ipotesi, scioglimento dei ghiacci artici o rientra semplicemente nella variabilità interna del sistema, ma la sostanza non cambia: il momento in cui il VP in troposfera si gonfia di energia in seguito alla ripartenza stagionale del VP stratosferico è rimandata in avanti, shiftata, a novembre se non a dicembre. Cioè in sostanza il NAM si trova ad essere positivo in pieno inverno (dicembre e gennaio).

    Per inciso, questo fatto tocca anche indirettamente gli indici a carico della snowcover eurasiatica (SAI e OPI). Citando l'articolo, la mancata corrispondenza alle varie quote impedisce di caratterizzare la forma stessa del vortice polare. In altre parole, l’incremento di snowcover in ottobre avviene senza la presenza di un vortice polare e dunque indipendentemente dalla sua forma ellittica o meno; questa considerazione è suffragata, come è mostrato in figura 3, dall’incremento costante di copertura nevosa che avviene nel mese di ottobre dagli anni 2000, a prescindere dai principali indici teleconnettivi.

    Sebbene quest'anno sia mancata una ripartenza troppo forte del VP in settembre, ci ritroviamo lo stesso con uno split del VP nella prima decade di ottobre. Se il vortice polare rimanesse dissociato troppo a lungo in una miriade di nuclei, l'AO risulterebbe negativa anche in ottobre 2015 e il momento in cui si sincronizzano i due piani troposferico e basso-stratosferico sarebbe rimandato in avanti in accordo al trend in atto.
    E quindi positiva da novembre in poi, giusto?

  6. #96
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di mat69
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Citazione Originariamente Scritto da 4ecast Visualizza Messaggio
    L'essenza della parola shift è riportata in questa ultima parte in grassetto ed è suffragata dalle osservazioni del profilo verticale del vortice polare a far data dall'inverno 2002-03 (con alcune eccezioni). Nel periodo precedente vi era maggiore uniformità tra vari piani isometrici per cui ciò avveniva raramente (generalmente solo in corrispondenza del manifestarsi di El Nino).
    Vi sono varie ipotesi, scioglimento dei ghiacci artici o rientra semplicemente nella variabilità interna del sistema, ma la sostanza non cambia: il momento in cui il VP in troposfera si gonfia di energia in seguito alla ripartenza stagionale del VP stratosferico è rimandata in avanti, shiftata, a novembre se non a dicembre. Cioè in sostanza il NAM si trova ad essere positivo in pieno inverno (dicembre e gennaio).

    Per inciso, questo fatto tocca anche indirettamente gli indici a carico della snowcover eurasiatica (SAI e OPI). Citando l'articolo, la mancata corrispondenza alle varie quote impedisce di caratterizzare la forma stessa del vortice polare. In altre parole, l’incremento di snowcover in ottobre avviene senza la presenza di un vortice polare e dunque indipendentemente dalla sua forma ellittica o meno; questa considerazione è suffragata, come è mostrato in figura 3, dall’incremento costante di copertura nevosa che avviene nel mese di ottobre dagli anni 2000, a prescindere dai principali indici teleconnettivi.

    Sebbene quest'anno sia mancata una ripartenza troppo forte del VP in settembre, ci ritroviamo lo stesso con uno split del VP nella prima decade di ottobre. Se il vortice polare rimanesse dissociato troppo a lungo in una miriade di nuclei, l'AO risulterebbe negativa anche in ottobre 2015 e il momento in cui si sincronizzano i due piani troposferico e basso-stratosferico sarebbe rimandato in avanti in accordo al trend in atto.
    Sembra di dover assistere ormai da anni a dinamiche ormai consolidate e che principalmente riguardano la ritardata e aggiungerei estremamente discontinua sincronizzazione tra le "vicende" del vortice polare troposferico rispetto quelle del vps.
    I processi evolutivi che si verificano tra la fine dell'estate e il periodo autunnale che riguardano il vortice stratosferico prevedono una ripresa dello stesso a partire dai piani più elevati ove maggiormente va ad incidere l'elemento radiativo fino a quando risultano inaccessibili, da parte degli eddies di calore e momento, le forzanti dalla troposfera e ciò a causa della discontinuità tra i diversi piani nei quali si ripartisce la colonna del vps.
    Nel mese di settembre a partire dagli anni 2000 troviamo una media alta stratosfera mediamente più fredda a testimoniare, in assenza di moti orizzontali (inibiti fino a quel momento dalla presenza dell'hp polare) e verticali, i probabili effetti di un ciclo solare in degrado (a partire dal 23° e poi in particolare dal 24°).
    Si tratta tuttavia di un raffreddamento sostanzialmente ininfluente ai fini delle dinamiche sugli strati sottostanti e quindi, come dicevo, puramente radiativo.
    Il minor gradiente ad ogni buon conto, proprio nel range degli anni presi in considerazione (e per semplificare) quindi da inizio degli anni 2000 al 2014, si esprime nel forte raffreddamento verificatosi nelle fasce tropico equatoriali avvenuto in misura maggiore rispetto alle regioni polari.
    La ripresa poi delle dinamiche orizzontali dovute al successivo sviluppo del vps è all'origine anche dell'inizio dei moti di trasferimento delle masse d'aria dai tropici ai poli e quindi in sostanza dell'intensificazione della Brewer Dobson Circulation.
    I disturbi che nel frattempo si verificano nel mese di ottobre e ancora più a novembre a carico della troposfera costituiscono, da una parte, motivo ostativo nei confronti di una sincronizzazione tra vpt e vps ma anche di un prematuro riscaldamento ad opera delle onde di Rossby che mettono i presupposti per creare successivi ostacoli al regolare flusso orizzontale e verticale degli eddies.
    La divergenza negativa dei flussi di calore (causa debole gradiente) finisce per essere causa di malformazione del vps nel momento del suo sviluppo se non addirittura di creazione di strati antizonali che inibiscono o limitano il trasporto t-s.
    Il decoupling di cui si è sovente parlato in questi anni tra troposfera e stratosfera è il risultato di questa cattiva sovrapposizione dei piani del vortice e il cui risultato porta poi ad uno scollamento.
    Il successivo raffreddamento della stratosfera (NAM+) è una conseguenza ulteriore di questa sorta di impermeabilizzazione.
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-f4cjlcrqq8.png  
    Ultima modifica di mat69; 02/10/2015 alle 13:43
    Matteo

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  7. #97
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Concordo pienamente con quanto affermato da Andrea e Matteo .

    Che la causa poi del ritardo stagionale (più accentuato all'inizio del semestre freddo ma ben presente anche a primavera) sia dovuto alla AA piuttosto che a variazioni di bassa frequenza interne al sistema lascia un pò il tempo che trova. Resta il fatto che empiricamente lo shift prende piede da quando la crisi dei ghiacci artici si è fatta sempre più evidente. A conforto di ciò il difetto di strutturazione autunnale del VP, che si presenta eccentrico ed ellittico (2°armonica) con frequenti oscillazioni in AD- coincide proprio con la localizzazione del maggior deficit autunnale dei ghiacci artici (mari a nord della Siberia partendo da Barents per finire a Beaufort).

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  8. #98
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    l'anomalia cambiando il dataset si inverte

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-kn3zzcqzal.pngOscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-f4cjlcrqq8.png

  9. #99
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di mat69
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Stiamo sempre parlando di anomalìe negative.
    E a tal proposito aggiungiamo quelle relative alla fascia tropico-equatoriale:

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-trop.gif Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-polo.gif

    cambiamo pure il dataset:

    Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-dataset-tropoico.gif Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico-dataset-polo.gif

    e al di là delle speculazioni da pochi centesimi si nota lo stesso fattore.
    Del resto se vogliamo supporre che dietro ad una modifica termico/barica puramente radiativa (e non vedo a settembre a 10 hpa come potrebbero essercene di altro tipo...) ci sia il fattore solare, è abbastanza palese immaginarsi che questo incida più che proporzionalmente sulla fascia tropico equatoriale dal momento peraltro che è la più sensibile alle reazioni fotochimiche associate alle dinamiche dell'ozono.
    Ultima modifica di mat69; 03/10/2015 alle 09:15
    Matteo

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  10. #100
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    Predefinito Re: Oscillazione Artica (AO): indicazioni per lo shift climatico

    Citazione Originariamente Scritto da Lucas80 Visualizza Messaggio
    mi riallaccio al discorso che si faceva riguardo alla anomalia dei ghiacci artici ed eventuale correlazione con shift climatico e vi lascio le conclusioni di uno studio recentissimo ( Stevens et al. , 10-2015 ) su un interrogativo riguardo alla correlazione " inverni freddi in Europa e anomalie positive nell' Artico più anomalie negative dei ghiacci :

    (tradotto da Translate, ho fatto qualche correzione ... per renderlo leggibile alle persone .... )

    ", Esploriamo l'impatto della perdita di ghiaccio Artico e il correlato riscaldamento alle alte Latitudini delle SST sul clima invernale alle medie latitudini dell' Emisfero Nord.....

    Il nostro modello mostra che non c'è influenza tra la perdita di ghiaccio nell' Artico ed aumento alle alte latitudini delle SST con la circolazione atmosferica a larga scala nel NH, rispetto ad indici come AO, PNA, e la frequenza di Blocking eurasiatico Invernale degli ultimi decenni. L'aumento osservato, negli inverni 1998-2012,
    dei Blocking sembra invece essere una manifestazione di variabilità atmosferica interna .


    . Le nostre simulazioni non supportano che la perdita di ghiaccio marino artico insieme con l'aumento SST alle alte latitudini possa portare ad una tendenza di un sistematico raffreddamento nel clima invernale Eurasiatico, ma la riduzione osservata nel ghiaccio marino artico associato al riscaldamento alle alte latitudini
    potrebbe contribuire alla variabilità del clima invernale eurasiatico e quindi aumenta la probabilità che l' inverno in Eurasia prosegua il trend verso il freddo estremo "

    Appena riesco, posto qualche Mappa / tabella illustrativa

    Questo messaggio andrebbe bene per AA, Amplificazione Artica, perchè questo topic osserva le conseguenze di AA e non le cause, interessa lo shift estivo sull'AO in se, se c'è o meno. Poi ricercarne le cause verrà di conseguenza.
    E cosa si osserva ?
    L'ipotesi è questa:

    La sincronizzazione tra vortice polare stratosferico e troposferico avviene in novembre. Si tratta di circa 2 mesi dopo del periodo climatico antecedente lo scioglimento estivo dell’artico. In pratica con questo shift di 2 mesi, l’unico mese invernale rimarrebbe febbraio

    (e aggiungo, lo shift stagionale comporta altro come settembre=estate).

    Forse quest'anno si sincronizza prima, intorno al 20 ottobre a vedere i modelli, ma la sostanza cambia poco anche se si potrebbe pensare ad un tentativo di rientro. Quanto isolato lo vedremo.
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