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Discussione: ITCZ monitoraggio 2017

  1. #171
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di 4ecast
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Una Hadley cosi traslata a nord può comportare un aliseo di nord est piu fioco e remissivo nei confronti delle correnti atlantiche tropico-equatoriali ?
    oggi si vede bene come risalgano verso est, fino all'ovest del Sudan
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  2. #172
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Citazione Originariamente Scritto da Piro Visualizza Messaggio
    Questa non te la appoggio in pieno, Andrea...

    D'accordissimo su Settembre e prima parte di ottobre, quando ribadisco che a meno di stravolgimenti ci porteremo dietro una ITCZ particolarmente elevata che continuerà ad avere influenza sulle configurazioni dell'area mediterranea (tempo anche io che potrebbero presentarsi episodi alluvionali su areali ristretti grazie a cut-off che "bucherebbero" il muro di HP).

    Devo però dire che l'affermazione di Stefano De Carolis mi trova abbastanza d'accordo, in quanto nella seconda parte della stagione autunnale il peso di una ITCZ più alta della norma tende comunque a calare bruscamente per quanto riguarda gli effetti sul nostro comparto...
    non penso si arrivi in novembre e dicembre ad un abbassamento del FP tale da portare lo scorrimento di flusso atlantico perturbato alle nostre latitudini, piu probabile una caduta di goccia su Iberia per piogge sul Tirreno e nord ovest
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  3. #173
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Citazione Originariamente Scritto da 4ecast Visualizza Messaggio
    non penso si arrivi in novembre e dicembre ad un abbassamento del FP tale da portare lo scorrimento di flusso atlantico perturbato alle nostre latitudini, piu probabile una caduta di goccia su Iberia per piogge sul Tirreno e nord ovest
    Mi permetto di dire che ora si sta focalizzando troppo l'atenzione sull'ITCZ soprattutto in vista del prosieguo stagionale...tra l'altro se è senz'altro vero un ITCZ record , è anche vero che abbiamo un FP molto attivo appena oltralpe già in questo periodo e già da Luglio scorso....aggiungo: un ITCZ occidentale elevata potrebbe anche voler dire nel prosieguo stagionale, un hp delle Azzorre molto forte in oceano ( e questo si vede già sulle determinazioni dei gm a medio-lungo termine) e quindi anche probabili e possibili situazioni di blocking atlantici....che non porterebbero fronti atlantici umidi ma , di contro, potrebbero invece favorire ingressi meridiani molto freschi che, dato il periodo, comunque innescherebbero situazioni "esplosive" di contrasto in ambito mediterraneo....insomma, le sfaccettature possono essere molte e non mi fossilizzerei solo ed esclusivamente su un ITCZ più elevato della norma per quanto riguara ipotesi sul prosieguo stagionale.

  4. #174
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Citazione Originariamente Scritto da 4ecast Visualizza Messaggio
    non penso si arrivi in novembre e dicembre ad un abbassamento del FP tale da portare lo scorrimento di flusso atlantico perturbato alle nostre latitudini, piu probabile una caduta di goccia su Iberia per piogge sul Tirreno e nord ovest
    Grazie in sostanza dimmi se sbaglio un autunno che immagini statico..con locali cicloni mediterranei o azioni a lenta evoluzione per affondi iberici..direi quadro Pluviometrico irregolare ma a tratti esagerato... dimmi se ho capito male...

  5. #175
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Citazione Originariamente Scritto da Piro Visualizza Messaggio
    Questa non te la appoggio in pieno, Andrea...

    D'accordissimo su Settembre e prima parte di ottobre, quando ribadisco che a meno di stravolgimenti ci porteremo dietro una ITCZ particolarmente elevata che continuerà ad avere influenza sulle configurazioni dell'area mediterranea (tempo anche io che potrebbero presentarsi episodi alluvionali su areali ristretti grazie a cut-off che "bucherebbero" il muro di HP).

    Devo però dire che l'affermazione di Stefano De Carolis mi trova abbastanza d'accordo, in quanto nella seconda parte della stagione autunnale il peso di una ITCZ più alta della norma tende comunque a calare bruscamente per quanto riguarda gli effetti sul nostro comparto...
    Grazie x i tuoi preziosi interventi
    Ultima modifica di sponsi; 17/08/2017 alle 14:43

  6. #176
    Brezza leggera L'avatar di mky
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    ITCZ monitoraggio 2017-itcz-2-ago-17.jpg
    ITCZ monitoraggio 2017-west-2-ago-17.gif
    ritornato a bolla?
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate ITCZ monitoraggio 2017-east-2-ago-17.gif  

  7. #177
    Comitato Tecnico Scientifico L'avatar di 4ecast
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    Citazione Originariamente Scritto da mky Visualizza Messaggio
    ITCZ monitoraggio 2017-itcz-2-ago-17.jpg
    ITCZ monitoraggio 2017-west-2-ago-17.gif
    ritornato a bolla?
    Un'analisi NOAA che ha ridimensionato gli effetti dei temporali notturni in centro-ovest Algeria, che evidentemente erano dry thunderstorms. Anche adesso e a cadenza giornaliera nelle ore notturne si verificano, per cui potrebbe essere rivisto in questa decade e considerata una pausa temporanea. Area verde (>50 mm) alta a contatto con l'oceano Atlantico, come preventivato in ovest Mauritania e Sahara occidentale (territorio Sarawi). Molto alto (>50 mm) in nord Sudan tanto da sconfinare sul sud Egitto, in zona non lontana dalla diga di Assuan.
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  8. #178
    Vento forte L'avatar di Lucas80
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Anche secondo me sarà una pausa temporanea, considerazione dettata anche dalla statistica.

    ITCZ monitoraggio 2017 ITCZ monitoraggio 2017

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  9. #179
    Vento fresco L'avatar di Albert0
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Su come i cambiamenti climatici modificano le correnti aeree e i venti.
    1) Premessa
    I movimenti delle masse d'aria in atmosfera sono basati su due tipi fondamentali di circolazione:
    - una grande circolazione dinamica, dovuta al diverso riscaldamento tra equatore e poli e all'effetto della rotazione terrestre (forza di Corilolis) che crea una fascia di alte pressioni "dinamiche" calde a circa 30° di latitudine, una fascia di basse pressioni "dinamiche" fredde a circa 60° di latitudine e tra queste due fasce corrono veloci le cosiddette correnti occidentali ondulate alle nostre latitudini intermedie;
    - una serie di circolazioni termiche, formate da alte pressioni "termiche" fredde e basse pressioni "termiche" calde, generate dalla differente capacità termica della superficie terrestre, tra continenti e oceani, tra mare e terra, tra bassa e alta troposfera. Tipiche sircolazioni termiche sono quelle monsoniche e quelle di brezza. Tipiche dell’instabilità tra bassa ed alta troposfera sono i cicloni tropicali e i temporali.
    Alle alte latitudini e sulle aree polari, la circolazione delle correnti aeree e i venti sono generati e regolati soprattutto dalla grande circolazione dinamica dell’atmosfera. Alle basse latitudini (subtropicali e intertropicali), invece, la circolazione delle correnti aereee è dominata soprattutto dalla circolazione termica. Alle medie latitudini, infine, domina prevalentemente la circolazione dinamica in inverno, e domina prevalentemente la circolazione termica in estate.
    2) Perchè cambiano le correnti aeree, con i cambiamenti del clima.
    Il riscaldamento del nostro pianeta, secondo gli scenari di cambiamento climatico elaborati per il 2100, non sarà uniforme. Il maggiore riscaldamento interesserà le aree polari e quelle delle alte latitudini. Un riscaldamento più modesto, invece, interesserà le aree equatoriali e subtropicali, che però tenderanno ad espandersi in senso meridiano, spostando di conseguenza a più alte latitudini, sia la catena degli anticicloni dinamici caldi subtropicali, sia la fascia delle correnti occidentali delle medie latitudini.
    Il maggiore riscaldamento delle aree polari, rispetto alle aree intertropicali e subtropicali, e l’espansione della fascia intertropicale verso più alte latitudini, causerà due conseguenze importanti, per quanto riguarda l’energia cinetica e il vento:
    - la differenza di temperatura tra aree polari e aree intertropicali tenderà a diminuire, dunque tenderà a diminuire la necessità di trasferimento di flussi di calore tra equatore e poli. I flussi di energia cinetica, pertanto, potrebbero diminuire di circa 1,5%, riducendo, a livello globale, la ventilazione media e l’intensità media del vento;
    - la distanza tra la fascia intertropicale e le zone polari, tenderà a diminuire. Dunque, il gradiente orizzontale di temperatura (che misura la differenza di temperatura rispetto alla distanza) tra aree polari e aree intertropicali tenderà a rimanere quasi invariato. Questo significa che la diminuzione dell’energia cinetica e della ventosità non riguarderà le alte latitudini, ma interesserà soprattutto le aree subtropicali e le basse latitudini, cioè le aree soggette all’espansione meridiana della fascia intertropicale
    Anche se la prospettiva di un mondo più caldo, e mediamente meno ventoso, appare alquanto evidente, nella realtà le modifiche più importanti delle correnti aeree causeranno uno spostamento dei flussi di energia cinetica dal piano orizzontale (cioè flussi derivanti da moti orizzontali) al piano verticale (cioè flussi derivanti da moti verticali e convettivi).
    Va, infatti, osservato che, quando l’atmosfera globale diventa più calda, essa si dilata e, con la dilatazione termica aumenta la sua energia potenziale globale. Un aumento di temperatura di 3-4°C farà innalzare il centro di massa dell’atmosfera globale, attualmente localizzato attorno ai 5700 metri di quota, di circa 70-80 metri, cioè un aumento di una quota compreso fra il 1,2% e il 1,5%, variandone le condizioni generali di equilibrio, ma aumentando nel contempo l’energia potenziale totale della stessa percentuale. Poiché l’energia potenziale è strettamente interconnessa con l’energia cinetica, soprattutto nelle trasformazioni energetiche legate ai moti convettivi verticali, è ragionevole ipotizzare che, se aumenta l’energia potenziale, anche i moti convettivi e la circolazione delle masse d’aria associata ai moti convettivi verticali, subiranno un’intensificazione.
    Questa ipotesi trova conferma anche da un’altra considerazione, relativa alla stabilità verticale delle masse d’aria. Lungo la verticale dell’atmosfera, l’aumento della temperatura non sarà uniforme: crescerà di più negli strati più prossimi al suolo, ma diminuirà, invece, negli strati più alti, un comportamento questo già in atto come dimostrano le misure sperimentali al suolo e in quota. Un aumento della differenza di temperatura tra suolo e quota è la causa primaria di aumento delle instabilità convettive e dei moti di rimescolamento verticale.
    Dunque, l’eventuale perdita di energia cinetica (e intensità del vento) legata alla grande circolazione delle masse d’aria associata ai cicloni ed anticicloni dinamici che presiedono gli scambi energetici tra le basse e le alte latitudini, sarà compensata dall’aumento dell’energia cinetica legata alla circolazione termica delle masse d’aria. La circolazione termica delle masse d’aria è associata agli scambi di energia tra mare e terra o tra continenti ed oceani (per esempio monsoni e brezze) ed alla formazione di fenomeni termoconvettivi delle basse latitudini (per esempio, cicloni tropicali, tornado e temporali).
    3) Conclusione.
    La maggior energia, per effetto serra, acquistata dall’atmosfera e lo spostamento più a nord della fascia degli anticicloni dinamici porterà molto probabilmente alle seguenti conseguenze.
    - Diminuisce l'intensità dei venti "dinamici", legati alla circolazione generale dell’atmosfera, soprattutto alle basse latitudini e, in parte, alle prospicienti medie latitudini: una diminuzione che interesserà di più i continenti che gli oceani, di più l’emisfero nord che l’emisfero sud. Aumentano nello stesso tempo le irruzioni di masse d’aria di tipo meridiano (ondate di aria gelida da nord o di aria torrida da sud) a causa del concomitante aumento di ampiezza delle oscillazioni meridiane delle correnti occidentali, ma soprattutto del concomitante eumento dell'influenza delle circolazioni termiche di tipo monsonico, a più basse latitudini;
    - Aumenta l'intensità dei venti "termodinamici", legati alla circolazione termica dell’atmosfera, soprattutto alle basse latitudini e in parte alle prospicienti medie latitudini: un aumento che interesserà l’interfaccia tra continenti e oceani, e tra mare e terra. Aumenteranno anche i moti covettivi verticali di tipo estremo, un aumento che interesserà le grandi superfici intertropicali surriscaldate, sia oceaniche, che continentali.

    Vincenzo Ferrara

  10. #180
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    Predefinito Re: ITCZ monitoraggio 2017

    Punto di vista condivisibile quello del Dott. Ferrara, almeno per me. Qualche dubbio mi sorge spontaneo, per esempio: toccherà considerare in altro modo le equazioni del moto?

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