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IL RETROSCENA. Non si placano le polemiche contro la decisione dei giudici, pronte manifestazioni


E la vittima vive con il suo stupratore


Maggiorenne, la ragazza della sentenza choc della Cassazione, è tornata a casa


Cagliari. Diventata maggiorenne è tornata a vivere in casa dalla madre e ha ripreso la convivenza col patrigno violentatore. È questo lo sconcertante retroscena della vicenda che ha sconvolto l’Italia dopo il pronunciamento della terza sezione penale della Corte di Cassazione su una vicenda di violenza sessuale con protagonisti una ragazzina di 14 anni e il compagno della madre.
Allontanata nel 2001 dal nucleo familiare, dopo la denuncia per violenza sessuale compiuta dal patrigno, la giovane, al compimento della maggiore etÃ*, ha lasciato la casa protetta alla cui custodia era stata affidata, ed è tornata a casa, sotto lo stesso tetto nel quale vivono le due persone che i servizi sociali avevano giudicato totalmente inadatte all’allevamento della prole.
L’ambiente familiare, ora che la giovane è maggiorenne, non può più essere oggetto di censura, ma la vicenda giudiziaria, che tanto clamore ha suscitato, resterÃ* focalizzata, anche durante il processo di rinvio, a quando la parte lesa era minorenne ed ebbe un rapporto sessuale (orale) consenziente con il patrigno. Ebbe quel rapporto negative conseguenze sullo sviluppo sessuale della minore? I giudici di secondo grado dissero di sì e negarono l’attenuante del «fatto lieve» invocata dall’imputato. La terza sezione penale della Cassazione ha, invece, definito del tutto apodittica quell’affermazione. Quel giudizio, infatti, secondo i supremi giudici, ha trascurato di considerare che «la ragazza, giÃ* a partire dall’etÃ* di 13 anni, aveva avuto numerosi rapporti sessuali con uomini di ogni etÃ*, di guisa che è lecito ritenere che giÃ* al momento dell’incontro con l’imputato la sua personalitÃ*, dal punto di vista sessuale, fosse molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua etÃ*». È da queste premesse, la Cassazione, ha pertanto «accolto» il motivo di ricorso avanzato dal violentatore che ha chiesto una pena più mite facendo presente che «si è trattato di un unico rapporto, pacificamente acconsentito dalla ragazza che si era rifiutata ad un rapporto completo ma aveva optato senza difficoltÃ* per un coito orale».
Sentenza che ha scatenato un putiferio tra le forze politiche e contro la quale sono in programma numerose manifestazioni delle associazioni a difesa dei diritti delle donne.
Ma dal collegio della Cassazione che ha pronunciato la sentenza si difendono: «È stato solo constatato che le motivazioni con cui la Corte d’Appello di Cagliari ha negato all’imputato l’attenuante della minore gravitÃ* del fatto era insufficiente. Per cui gli atti sono stati rinviati ai giudici di secondo grado affinché motivino diversamente».