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Administrator forum MNW
3 settembre 1983
Quella notte dormii poco e male. Era l'ultima notte che dormivo con Mamma, oltretutto feci un sogno quasi premonitore per quel che di lì a poco sarebbe accaduto.
Di buon ora dunque ero in piedi, col sole che tentava di far capolino, dopo che la giornata precedente aveva visto acqua a catinelle.
Dopo aver fatto colazione diedi una rapida occhiata in casa... quella casa che odorava di nuovo e che ci avrebbe accolti da sposi felici di lì a poche ore. Tutto pareva in ordine, pulito e lindo. Nei mesi precedenti ci era toccato un duro lavoro (nel caldo soffocante del luglio 83!) per predisporla alle nostre esigenze, traslocando il mobilio della mamma in un appartamento adiacente, sempre nello stesso caseggiato. Anche quest'ultimo aveva subito in precedenza lavori di ristrutturazione per renderlo adatto alle esigenze della Mamma che oramai sarebbe rimasta sola in casa... sola per modo di dire visto che appunto nello stesso caseggiato abitiamo io e un mio fratello con le rispettive famiglie.
In quei pochi minuti nei quali ero rimasto solo nella nostra nuova casa avevo ripercorso tutti gli anni della mia vita. In quella cucina, ora con mobili ad angolo, ricordai la vecchia credenza, il grande tavolo che ci vedeva seduti in nove persone quando ancora eravamo tutti in casa, fratelli e sorelle, Mamma e PapÃ* con la Nonna materna, l'angolo ove c'era il camino sostituito dalla stufa... mi pareva dunque di risentire quelle voci, quell'allegro discorrere di quando eravamo tutti seduti allo stesso tavolo.
Ne era passato di tempo; la Nonna era morta a causa di un infarto nel 67. PapÃ* nel 71 per le conseguenze di una tragica caduta da un albero. Via via i miei fratelli si erano tutti sposati e dunque rimanevo io, l'ultimo della prole ("el piò picinì" come affettuosamente mi chiama tutt'oggi Mamma, nonostante sia il più alto di statura
)
All'improvviso arrivò mamma ad interrompere i miei pensieri nei quali ero assorto: Adri, è tardi- mi disse.
Vestitomi di tutto punto, come si conviene ad un modello sposo, partimmo alla volta della chiesa ove si sarebbe svolta la cerimonia, il paese di Giovanna distante pochi chilometri da casa.
Arrivati in buon anticipo sul piazzale della chiesa trovammo ressa a causa di un precedente matrimonio. Gli invitati si attardavano sul sagrato e mentre il tempo scorreva veloce, fremevo per il fatto di dover aspettare che si togliessero dai piedi per poter prendere posto sulla scalinata ad aspettare la sposa con in mano il classico bouquet.
All'improvviso, dal fondo della via vedo sbucare la macchina della sposa ed io ero ancora distante dal posto dove avrei dovuto tovarmi!
Mi tornò in mente in sogno fatto la notte stessa: Giovanna che mi aspettava arrabbiata all'entrata della chiesa ed io che ero in ritardo...
M'incamminai dunque velocemente appena in tempo per prendere posizione in cima alla scalinata.
Ed ecco la macchina che arriva, manovra per mettersi in posizione, si ferma. Scende l'autista ed apre la portiera posteriore destra.
"La sposa era bellissima", solitamente si dice così in questi frangenti e non poteva essere diversamente per la mia adorata sposa novella di lungo abito bianco vestita con una coroncina d'argento che le cingeva il capo. Mi pareva di vivere un sogno mentre Giovanna saliva la scalinata! Il bacio che ci siamo scambiati e l'offerta del bouquet che tenevo in mano si svolse come sotto incantesimo e ci incamminammo verso la chiesa. Ero visibilmente emozionato mentre osservavo la sposa accompagnata dal suo PapÃ* percorrere la navata centrale. ChissÃ* quale emozione per un Padre dev'essere quello di accompagnare all'altare la propria figlia...
La cerimonia, officiata oltretutto da un cugino di Giovanna missionario in terre lontane passò via veloce con momenti di intensa commozione e altri di quasi ilaritÃ* come quando ci scambiammo le fedi senza riuscire ad infilarcele per l'emozione.
Al termine della cerimonia e prima di recarci al ristorante volli fare una visita alla tomba di PapÃ*, quasi per renderlo partecipe della nostra gioia.
Il resto della giornata passò in un lampo per me, tra mangiate pantagrueliche, foto varie, baci a più non posso. E alla sera di nuovo festa grande nel cortile di casa con canti a squarciagola fino mezzanotte quando, vinti dalla stanchezza, ci ritirammo nella nostra alcova.
La prima cosa che facemmo fu quella di fare il conto di quel che ci era stato dato in regalo
e in seguito ricordo di aver portato Giovanna in braccio su per le scale al piano primo nella nostra camera.
Il resto non ve lo dico!

Ci volevamo veramente bene allora, oggi... ancor di più!
La cosa più bella della neve? Il silenzio che l'accompagna nella caduta. Un silenzio non imposto, che dovrebbe essere la norma e invece è l'eccezione, tanto da gridare alla "calamità naturale". Forse non è la neve, ma il silenzio ad essere visto con sospetto. Nel silenzio si ascolta, nel silenzio si ragiona. Il silenzio, come la neve, non è noia, è gioia. Dovrebbe nevicare più spesso.
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