non disturbiamo questa politica di serie D , parliamo dei nomi delle riforme che tanto poi mai vengono fatte.. della prossima ed ennesima riforma elettorale, ma di questo silenzio a livello politico,
«Incompatibilità ambientale e funzionale». L'accusa: «ha compromesso la sua indipendenza»
Il Csm ha deciso: trasferite la Forleo
Ora il gip rischia non solo di lasciare Milano ma di non svolgere funzioni monocratiche. Lei: no comment
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Clementina Forleo (Ansa) ROMA - La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha aperto all'unanimità la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità nei confronti del giudice per le indagini preliminari (gip) di Milano Clementina Forleo.
INCOMPATIBILITÀ - La procedura di trasferimento è stata aperta per incompatibilità ambientale e funzionale. Se al termine dell'istruttoria la commissione decreterà il trasferimento, Clementina Forleo dovrà non solo lasciare Milano ma non potrà più svolgere funzioni monocratiche, cioè potrà far parte soltanto di organi collegiali.
L'ACCUSA - Duro l'atto di accusa che la Prima Commissione del Csm rivolge al magistrato: con le sue dichiarazioni alla stampa, che hanno creato «allarme» nell'opinione pubblica e «disagio» negli ambienti giudiziari milanesi e che si sono «rivelate del tutto prive di riscontro», il gip di Milano Clementina Forleo «ha compromesso - secondo l'organo di autogoverno della magistratura - la sua possibilità di svolgere le funzioni cui è preposta con piena indipendenza e autonomia», fornendo tra le altre cose una «interpretazione distorta di fatti e circostanze».
«NULLA DA DICHIARARE» - «Non ho niente da dichiarare», ha detto il gip Forleo commentando la decisione del Csm. Il gip non si è presentata in ufficio e non è attesa dai suoi assistenti. Tra i suoi colleghi c'è chi si dice «esterrefatto da una decisione totalmente sproporzionata» riferendosi a quella presa dal consiglio superiore della magistratura.
SLITTA LA DECISIONE SU DE MAGISTRIS - Slitta a giovedì intanto la decisione su Luigi de Magistris. Anche nel caso del pm di Catanzaro la Prima Commissione dovrà valutare se è il caso di avviare la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale. Sul pm di Catanzaro, inoltre, pende la richiesta di trasferimento cautelare fatta dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e sulla quale il 17 dicembre prossimo si pronuncerà la sezione disciplinare del Csm. Il pm, nei giorni scorsi, era stato assente dall'ufficio per un impedimento legato ai suoi impegni al Csm ed alla Procura generale della Corte di Cassazione in relazione agli accertamenti sul piano disciplinare in corso nei suoi confronti. Impedimento che aveva determinato la sua sostituzione in vari processi cui avrebbe dovuto partecipare come pubblico ministero.
REAZIONI - La decisione del Csm sul trasferimento di Clementina Forleo ha scatenato l'irritazione del centrodestra, che recrimina sull'uso di «due pesi e due misure» rispetto ai pm di Mani Pulite. Riaprendo vecchie ferite sul fronte politico-giudiziario. Perché, chiede il vice-coordinatore di Fi Fabrizio Cicchitto, «provvedimenti simili non vennero presi anche nei confronti dei magistrati di Milano che colpivano personalità politiche della Dc, del Psi e dal '94 in poi Berlusconi?». Secondo il deputato azzurro, infatti, «è giusta la decisione presa oggi dal Csm di trasferire il Gip, ma la cosa che non riesce a capire è come mai un provvedimento simile non sia stato preso in situazioni molto più gravi di quelle delle quali è stata protagonista la Forleo». Cioè anche negli anni di Tangentopoli. Polemico è anche il giudizio del senatore di An Alfredo Mantovano, che riadatta per l'occasione il vecchio slogan: «Colpirne una per educarne 100». Per l'ex sottosegretario all'Interno, il segnale è chiaro: «I cani sciolti vanno ricondotti a cuccia con le buone o con le cattive e, soprattutto, non si toccano quelli che una volta erano i compagni del Pci. Antonio Di Pietro, invece, non entra nel merito della questione più di tanto, nonostante dichiari di avere il «legittimo sospetto che ci sia un'influenza della politica nell'accanimento verso magistrati scomodi», ma si limita a evidenziare come non si parli più delle inchieste Unipol e Why not.
dura fare il magistrato di questi tempi,... come anni fa...![]()
sempre dal corriere.it
l caso
Il no del magistrato al ritiro
delle querele contro di lei
Lo scontro con carabinieri e poliziotti
DAL NOSTRO INVIATO BRINDISI — Il tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana che l'ha querelata, Pasquale Ferrari, voleva ritirare la querela e lei, il gip di Milano Clementina Forleo, ha detto di no. Subito dopo — questo dicono le date degli atti processuali, e questo la Forleo ha ripetuto davanti ai pm di Brescia e al Csm —, indagini che languivano da un paio d'anni alla Procura di Brindisi sono state rapidamente concluse (il 9 novembre scorso). E lei, per aver fatto una telefonata, secondo il tenente Ferrari arrogante e offensiva, che chiedeva conto delle indagini sulla morte di entrambi i suoi genitori (avvenuta dopo lettere e telefonate anonime che ne preannunciavano l'eliminazione) è finita indagata. Anche i poliziotti di Milano, Agostino Marnati, Pisano e Massimiliano De Cesco (radiato dalla Polizia nel dicembre 2006 per aver pestato, filmandolo, un peruviano) hanno querelato il gip Forleo. Due volte. E anche loro, dopo, volevano ritirare le querele. Ma la Forleo ha rifiutato. Nell'atto di incolpazione del procuratore generale della Cassazione però di tutto questo non v'è traccia. Vediamo allora come può cambiare la ricostruzione del caso Forleo se a questi fatti, che l'opinione pubblica conosce «all'ingrosso », si aggiungono elementi inediti, custoditi nei fascicoli processuali.
Il carabiniere Il gip non conosce di persona il tenente Ferrari e non lo ha mai incontrato. Per questo, dice, non aveva motivo di scagliarsi contro di lui — peraltro addetto alla sua sicurezza con il sistema della vigilanza radiocollegata — con l'invettiva che lui racconta di aver subìto.
I tabulati Forleo dice di aver chiesto conto («come cittadina, non come magistrato ») del mancato arrivo dei tabulati telefonici a quasi due anni dalle minacce anonime nei confronti dei genitori e di aver fatto notare come il pm di Brindisi Alberto Santacatterina e Ferrari si fossero limitati a richiedere solo i tabulati in entrata e non quelli in uscita (i soli che possono rivelare i numeri telefonici da cui partono squilli molesti che restano senza risposta). Il pm di Brindisi, invece, ha scritto che dai tabulati arrivati non era emerso nulla.
Il gip di Brindisi Il gip Simona Panzera giudica insufficienti le indagini del pm e gliene impone di nuove. A questo punto, smascherata l'inerzia investigativa, secondo il racconto della Forleo, pm e carabiniere capiscono di essersi cacciati in gravi difficoltà. E solo dopo che la Forleo li querela, le notificano la chiusura delle indagini a suo carico per la presunta telefonata offensiva.
I poliziotti De Cesco e Pisano hanno querelato il gip Forleo perché intervenne mentre, l'8 luglio 2005 a Milano, stavano arrestando, secondo il gip con modalità brutali, un egiziano. Ma c'è anche un altro episodio: il pestaggio eseguito da De Cesco e Marnati di alcuni transessuali italiani. Questo processo (ora in fase di udienza preliminare) venne assegnato alla Forleo, che correttamente si astenne e nel provvedimento, senza fare il nome dei due, raccontò i fatti di violenza ai transessuali alla base della sua astensione. Per quel provvedimento, De Cesco e Marnati fanno un'altra querela a Forleo.
Il questore Nel frattempo — e nonostante in precedenza ci fossero state le minacce di un drappello leghista guidato da Borghezio, che sotto il tribunale urla: «Forleo scendi che ci prudono le mani» —, il questore di Milano, Paolo Scarpis, non solo segnala la Forleo all'allora ministro della Giustizia, Roberto Castelli (gli ispettori però non faranno rilievi e il Csm archivierà), ma autorizza anche una conferenza stampa di De Cesco e Marnati nella caserma di Largo Gemelli, l'11 luglio 2005 a Milano.
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La radiazione Un fatto molto grave, sostiene la Forleo, dal momento che Scarpis sapeva che per De Cesco era in corso la procedura di radiazione dalla Polizia. E sono le date, dice il gip, a dimostrarlo: De Cesco è stato radiato nel dicembre 2006 e il pestaggio dei transessuali è avvenuto ben prima dell'11 luglio 2005. Per le querele fatte dai poliziotti, infine, va detto che i pm di Brescia hanno chiesto l'archiviazione. Il gip non l'ha accolta, ma solo per acquisire tutti gli atti che possano scagionare senza ombre questo «cattivo giudice». Ex questore Paolo Scarpis, prima a Milano Carlo Vulpio
Carlo Vulpio
04 dicembre 2007
rimango basito
tutte coincidenze?
da repubblica.it
POLITICA Invia
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I VERBALI. Le dichiarazioni di Clementina Forleo nelle sei ore
d'interrogatorio del 28 novembre alla procura di Brescia
"D'Ambrosio parlò ai suoi ex pm"
Il gip attacca, il senatore smentisce
di LIANA MILELLA
Clementina Forleo
ROMA - L'ex procuratore di Milano D'Ambrosio, oggi senatore ex ds, "va a pranzo" con gli ex colleghi impegnati su Unipol; i pm dell'inchiesta prima preannunciano "due richieste importanti", poi fanno un passo indietro "dopo una riunione con Bruti Liberati e Greco"; l'avvocato generale Manuela Romei Pasetti come la persona cui potrebbe aver telefonato D'Alema per raccomandare prudenza nell'uso delle intercettazioni Unipol; il pg Blandini che rimprovera la Forleo "per aver spifferato delle confidenze"; un nuovo possibile teste, l'ex dipietrista Elio Veltri, che ha raccolto da Ferdinando Imposimato le stesse dichiarazioni sulle "pressioni" ricevute dal pg Delli Priscoli per aprire un processo disciplinare contro la Forleo.
C'è tutto questo, con ricchezza di dettagli, nel verbale che raccoglie le dichiarazioni del gip ai pm di Brescia nelle sei ore d'interrogatorio del 28 novembre. Altri particolari si ricavano da quello di Imposimato che il 22 dicembre era stato sentito e aveva usato, per riferire le confidenze della Forleo, gli appunti che era solito prendere nel corso delle conversazioni.
Il pranzo di D'Ambrosio. Racconta Forleo: "Tra il 3 e il 6 settembre ho visto Gerardo D'Ambrosio uscire dal palazzo di giustizia all'ora di pranzo in compagnia di alcuni colleghi della procura tra cui la Perotti, Greco, forse Fusco e/o Orsi. Presumo stessero andando al ristorante. L'incontro mi parve inopportuno perché D'Ambrosio si era già espresso criticamente sulla mia ordinanza per cui avevo ricevuto i complimenti di Perotti e Orsi. Chiesi alla Perotti cos'era venuto a fare D'Ambrosio, ma lei disse che non c'era nulla di strano. I pm delle scalate bancarie mi avevano preannunciato due richieste importanti nel processo Unipol che a tutt'oggi non sono ancora pervenute. Fusco e Orsi, separatamente, mi dissero che dopo un consulto coi colleghi del pool avevano deciso di rinunciare alle richieste perché le ritenevano un po' deboli".
Imposimato fornisce degli stessi fatti una versione più colorita: "Sul cambio di atteggiamento dei pm Clementina mi disse che probabilmente D'Ambrosio aveva avvicinato Greco e Bruti Liberati per indurli a bloccare l'inchiesta sulle scalate Unipol. Il cambio di atteggiamento risaliva a un incontro di D'Ambrosio con Greco e Bruti in una data successiva al pranzo tra D'Ambrosio e i sostituti Fusco e Orsi. Mi disse che la richiesta di sequestro dei beni di Consorte e Sacchetti e la misura interdittiva di Cimbri erano state bloccate nonostante Fusco e Orsi vi lavorassero da due mesi. Lo aveva chiesto ai due pm che riferivano di una riunione con Bruti e Greco in cui era stato deciso a maggioranza che non era il caso di presentarle".
L'aggiunto Edmondo Bruti Liberati si rifiuta di commentare , ma per certo a settembre, a causa di un lutto gravissimo, non lavorava. D'Ambrosio replica: "Non ho mai visto Bruti. Ma non è assolutamente un fatto eccezionale che passi dal palazzo di giustizia. Ci mancherebbe che non potessi vedere un ex collega come Greco che stimo e a cui sono affezionato. Certo che sono andato a pranzo con lui e altri quattro colleghi, ma figurarsi se ho parlato delle scalate bancarie, semmai dei miei dieci disegni di legge".
Guido Rossi. Dice Imposimato: "La Forleo mi parlò del comportamento deontologicamente censurabile di Guido Rossi, ex presidente di Telecom, il quale, essendo creditore di Unipol e avendo denunciato Unipol, era stato nominato difensore da D'Alema e aveva presentato una memoria in difesa di lui e Latorre".
Blandini. La Forleo: "Prendo atto dell'imbarazzo di Blandini ad ammettere che c'era stata "una chiamata" di D'Alema a terzi. Quando vidi i testi delle intercettazioni Unipol trovai conferma che ve ne fossero di compromettenti per i rapporti tra i membri del Pd. Chiesi a Blandini, nel suo ufficio e senza preavvisi telefonici, di fare il nome di chi aveva ricevuto la segnalazione per conto di D'Alema, ma lui, con enorme imbarazzo, mi rispose che ero ingenua e confondevo le confidenze con le cose che si devono dire. Mi accusò di essere andata a spifferare una confidenza. Lo implorai di fare i nomi e gli dissi che forse avrei fatto bene a munirmi di un registratore. A Imposimato, tra le tante supposizioni, dissi che a ricevere la "chiamata" di D'Alema poteva essere stata la Romei Pasetti, amica di Blandini e di Lanfranco Tenaglia che aveva preso posizione contro la mia ordinanza". Sia la Pasetti che Tenaglia, deputato ex diellino, hanno fatto parte dello scorso Csm. Il "resoconto" di Imposimato ha più dettagli "pettegoli": "Forleo sottolineò che Blandini era iscritto a Unicost e forse aveva avuto l'appoggio di D'Alema per la nomina a pg. Le suggerii di andare da lui con un registratore".
Veltri. Forleo: "Due settimane fa mi telefonò Veltri e mi disse che era disposto a testimoniare che Imposimato gli aveva detto, alla presenza di un'altra persona, tale Oliviero, credo Beha (un giornalista, ndr.) che aveva saputo da certe persone a lui note che c'erano delle pressioni forti su Delli Priscoli per farmi avere un provvedimento disciplinare. Disse che quelle di Imposimato non erano né presunzioni, né congetture".
(5 dicembre 2007)
Forse il silenzio (cit.) deriva dal fatto che tutta la questione sia assolutamente interna alla magistratura.
D'altra parte se un giudice si permette di affermare bellamente in TV "che ha ricevuto pressioni da ambienti istituzionali" per non indagare su questo e quell'altro (+ o -) e poi una volta sentita sull'argomento dice che non è vero nulla, che è stata fraintesa ecc. ecc. ecc. il minimo che possa succedere è che vengano presi provvedimenti a suo carico.
Se poi vogliamo dargli una connotazione politica per forza facciamolo pure ......
Neutrofilo, normofilo, fatalistofilo: il politically correct della meteo
27/11: fuori a calci i pregiudicati. Liberazione finalmente.
riporto...
Guido Rossi. Dice Imposimato: "La Forleo mi parlò del comportamento deontologicamente censurabile di Guido Rossi, ex presidente di Telecom, il quale, essendo creditore di Unipol e avendo denunciato Unipol, era stato nominato difensore da D'Alema e aveva presentato una memoria in difesa di lui e Latorre".
Blandini. La Forleo: "Prendo atto dell'imbarazzo di Blandini ad ammettere che c'era stata "una chiamata" di D'Alema a terzi. Quando vidi i testi delle intercettazioni Unipol trovai conferma che ve ne fossero di compromettenti per i rapporti tra i membri del Pd. Chiesi a Blandini, nel suo ufficio e senza preavvisi telefonici, di fare il nome di chi aveva ricevuto la segnalazione per conto di D'Alema, ma lui, con enorme imbarazzo, mi rispose che ero ingenua e confondevo le confidenze con le cose che si devono dire. Mi accusò di essere andata a spifferare una confidenza. Lo implorai di fare i nomi e gli dissi che forse avrei fatto bene a munirmi di un registratore. A Imposimato, tra le tante supposizioni, dissi che a ricevere la "chiamata" di D'Alema poteva essere stata la Romei Pasetti, amica di Blandini e di Lanfranco Tenaglia che aveva preso posizione contro la mia ordinanza". Sia la Pasetti che Tenaglia, deputato ex diellino, hanno fatto parte dello scorso Csm. Il "resoconto" di Imposimato ha più dettagli "pettegoli": "Forleo sottolineò che Blandini era iscritto a Unicost e forse aveva avuto l'appoggio di D'Alema per la nomina a pg. Le suggerii di andare da lui con un registratore".
Secondo me la Forleo non doveva andare in televisione e risolvere le sue problematiche internamente alla magistratura.
Ma noto che, quando si arriva ad indagare abbastanza in alto, a prescindere dalla parte politica di chi viene sottoposto a indagini, chi indaga ha sempre problemi ad andare avanti.
Era già successo ai tempi di Mani Pulite...
Nessun tocchi baffetto &C.![]()
Il caso De Magistris e il caso Forleo rappresentano il punto più basso della storia della giustizia e della politica di questo paese.
Roba che le leggine ad-personam di Berlusconi sono brufoli a confronto.
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