Provo a risponderti io: massima espansione da quando cominciamo a contare gli anni, a metà del XIX secolo, con la fronte al parcheggio inferiore dell'Albergo dei Forni, 2160 m di quota. A Santa Caterina probabilmente nel tardiglaciale, diciamo circa (molto circa) 12.000 anni fa. Fra le due fasi probabile completa scomparsa durante l'Optimum climatico, (vado a memoria) circa 6.000 anni fa.
Saluti, Guido![]()
In estrema sintesi mi sentirei di affermare che nelle ultime pulsazioni tardoglaciali i ghiacciai della Valle dei Forni e Cedèc si univano a formare un unico grande ghiacciaio, a cui si univa a S. Caterina la grande colata valliva proveniente dalla Valle del Gavia e i ghiacciai del M. Sobretta e del M. Confinale. Successivamente, a S. Antonio si univa l'altra grande colata della Valle dello Zebrù, giungendo probabilmente fino a Bormio.
Nel Dryas recente, la colata della Valle dei Forni e del Valle del Gavia si sono spinte nuovamente fino in corrispondenza dell'abitato di S. Caterina (le due lingua probabilmente si sono fuse nuovamente anche se per un breve tratto).
Faccio conto in futuro di pubblicare un articolo in cui illustro la distribuzione delle masse glaciali nel territorio del Comune di Valfurva nel corso delle ultime pulsazioni tardoglaciali sulla scorta dei numerosissimi depositi e cordoni morenici tuttora presenti.
Il Ghiacciaio Camuno scendeva lungo tutta la valle, in particolare nell'alto sebino una diramazione andava a risalire la val Borlezza fino a Clusone, congiungendosi quasi con il ghiacciaio Seriano. Un altro ramo percorreva la val Cavallina.
Il ramo principale copriva tutto il lago d'Iseo per fermarsi in Franciacorta.
Qua trovi una piantina...
http://forum.meteonetwork.it/showthread.php?t=34950
Come precedentemente comunicato, l’ipotesi (e di ipotesi si tratta, anche se con alcuni dati a supporto) ipotizzava che il ghiacciaio dell’Alta Vallecamonica, giunto nei pressi di Edolo, deviava il suo corso verso l’attuale Passo dell’Aprica.
In effetti dal punto di vista geo-morfologico, lo sperone del Monte Colmo ad Est e quello del Piz Tri ad Ovest potevano costituire un ostacolo di tutto rispetto per il ghiacciaio che, dall’alta valle, giungeva nella piana di Edolo, trovando sicuramente meno ostacoli nel fluire ad Ovest (Aprica) e congiungersi con quello valtellinese.
Ciò è evidente se ci si immedesima (!!!) nell’ alto ghiacciaio camuno che, sfociando presso Edolo, si trova (-va?) una barriera evidente nel proseguimento verso Sud, mentre più agevole è (era?) il percorso verso la depressione dell’Aprica.
Solo in seguito si sarebbe aperto il passaggio diretto verso Sud e quindi i due tratti della Valle non erano in comunicazione.
Dalla pubblicazione:
CAI – Comitato scientifico – Da Bergamo al Tonale – Itinerario geologico di Pompeo Casati e Francesco Pace. 1972
Quote:
Tale ipotesi è suffragata dal fatto che la formazione conglomeratica oligo-miocenica comasca, deposta allo sbocco della grande valle ora occupata nel suo tratto inferiore dal lago di Como, contiene ciottoli di Tonalite. Qualora si dimostrasse la provenienza di questi ciottoli dall’Adamello, l’ipotesi verrebbe avvalorata. A favore di questa sembra deporre anche un secondo fatto: la conformazione conglomeratica miocenica del Montorfano bresciano, deposta in ambiente analogo alla gonfolita comasca, contiene solo ciottolame di rocce prealpine, provenienti da di età mai anteriore al Retico medio (quali sono le formazioni ubicate per lo più nella parte di quello che è oggi il lago di Iseo).
Giova tuttavia una certa cautela: si suppone infatti che lungo la linea Insubrica si siano verificati anche nel Terziario importanti movimenti orizzontali in senso orario o anti-orario.
Unquote.
In tempi recenti, in occasione delle prospezioni per la costruenda vasca di ri-pompaggio della nuova centrale di Edolo, sono stati trovati notevoli/potenti depositi lacustri nella piana edolese.
L’evoluzione delle ns vallate alpine sembra essere più complessa di quanto possa apparire….
Fabri
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