Ho visto la luna affacciarsi sul Fitalia in questi giorni.
Timida, schiva, ha fatto capolino da dietro i monti,
illuminando le notti anonime.
Ho visto giornate di scirocco in cui da versante a versante
cambiava tutto: il vento che ora taceva ora ti schiaffeggiava, ora
ululava ora spariva, e il cielo da nero pece a blu cobalto,
e il mare che schizzava sale o placava la sua rabbia.

Ho visto i tetti aguzzi di Longi spuntare dal nulla da dietro i rovi.



Ho visto uomini a cavallo scendere e trebbiare, come una volta.
Una Sicilia antica, indomita, ruvida, montana, sotto il sole implacabile di
metà luglio. Ho sentito narici l'odore di strade sterrate e sconosciute, e il sapore di cibi antichi. Scene del genere non se ne vedono quasi più.

Ho visto Mirto addormentarsi cullata dalla nebbia, nelle giornate umide e fresche.

E di nuovo la luna. L'ho vista salire scalza sul crinale e riscendere e poi risalire.


Ho visto le maioliche mirtesi svettare sul paesino, dominandolo.

Ho visto lo stau addensarsi su Malò, e creare una scia di nubi che come batuffoli avvolgevano il borgo dirimpettaio.

Ho visto case dirupate, mentre nel primo pomeriggio le strade tacciono e solo le campane suonano la loro malinconia.

E panorami sempre diversi, e giorni sempre nuovi, e il mondo attorno a me che attraverso i suoi colori cambia per restare uguale.
Ho visto piante sporgere dalle case, e altalene abbandonate nella canicola.
Ho sentito le cicale che gridavano la loro gioia di assistere a uno spettacolo della natura.

Mi sono svegliato la mattina, ho aperto la finestra,
dischiuso gli occhi ancora assonnati, respirato a pieni polmoni
l'aria pura della mia collina.
E al tramonto ho visto Filicudi volare sopra il mare e planare, atterrando a pelo d'acqua. E addormentarsi nell'infinito.