Oggi sto rileggendo Cesare Beccaria "dei delitti e delle pene", un volumetto che sembra così antico eppure così tremendamente moderno.
Cito "vedremo che le leggi, che pur sono, o dovrebbero essere patti di uomini liberi, non sono state per lo più che lo strumento delle passioni di pochi, o nate dalla fortuita e passeggera necessità; non già dettate da un freddo esaminatore della natura umana, che in sol punto concentrasse le azioni di una moltitudine di uomini, e le considerasse in questo punto di vista: la massima felicità divisa nel maggior numero".
Dicembre 1996: la perfezione
Febbraio 2012: l'apoteosi
Febbraio 2018: la sorpresa
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