Io ho modificato leggermente la mia opinione perchè non avevo approfondito la questione dell'Africa subsahariana, pensavo che i 4 miliardi previsti nel 2100 fossero meglio distribuiti e non concentrati su alcuni paesi del continente. La mia è una discussione più sui mezzi e anche su cosa fare per affrontare una situazione che comunque vede (probabilmente e realisticamente come scenario minimo) almeno 3 miliardi di africani nel 2100.
E' un po' come mi pongo sulla questione del GW: cercare non solo di fare il possibile nel prevenirlo (ma nei limiti di quel che è concreto e realistico fare almeno secondo il mio punto di vista), ma anche studiare strategie per reagire ad un eventuale aumento delle temperature sui +2,5/+3° dalla preindustriale (scenario che, personalmente, ritengo per ora il più probabile anche se non è il più invitante).
Ma per quale motivo dovrebbe essere così importante che scenda la popolazione indiana?
Non so perché tu sia convinto che un calo del numero assoluto di abitanti sia utile a migliorare le prospettive economiche, è una idea totalmente priva di senso.
Gli indicatori rilevanti ai fini dello sviluppo economico sono i rapporti di dipendenza, ovvero la quantità di persone che non sono in età da lavoro rispetto a quelle che lo sono.
L'India ha già ottenuto un enorme miglioramento dell'indice di dipendenza giovanile e ulteriori cali di natalità darebbero un contributo minimo, mentre farebbero peggiorare drasticamente quello di dipendenza senile nel lungo termine, quest'ultimo è peraltro un problema che cominciano già ad avere in Cina come conseguenza della politica del figlio maschio unico.
In ogni caso le variazioni del tasso di natalità quando si raggiungono livelli bassi non cambiano più la traiettoria della popolazione così drasticamente, possono valere un 10% di variazione della popolazione in 50 anni o qualcosa del genere, quindi veramente poca roba. Essendo dinamiche esponenziali le variazioni del tasso di natalità hanno impatti enormi per valori elevati, molto piccoli attorno a 2 (il punto di equilibrio della popolazione è poco sopra 2).
Quindi la sovrappopolazione come la intendi tu non è assolutamente un problema, aumentare la popolazione da 400 milioni a 1,5 miliardi in 70 anni lo è stato ma ormai una popolazione di 1,5 miliardi è una realtà e dovranno costruire una infrastruttura adeguata per sopportarla, un calo rapido non è né percorribile dal punto di vista demografico né auspicabile in termini economici.
Ultima modifica di snowaholic; 16/04/2022 alle 12:14
Ottimo il paragone con i valori di R delle pandemie, mi limito solo a precisare che il limite non è esattamente 2 ma appena sopra, in particolare per le societa con un forte squilibrio di genere come Cina ed India (il tasso di fertilità è il numero di figli per donna, se le donne sono meno di metà delle coorti di popolazione in età fertile deve essere più alto).
Come prima approssimazione pensare a 2 come il valore soglia va benissimo, quando si guardano casi reali è bene tenere a mente che ci sono anche altri fattori e ad esempio in India anche 2,2 è meno di quanto serva per tenere costante la popolazione.
Il punto focale che volevo sottolineare è quello, poi ora non si possono fare i miracoli d'accordo.
Vorrei capire però meglio la questione legata al problema della natalità in Italia: ma se fra 15/20 anni esisterà solo la pensione contributiva e il sistema retributivo di fatto sparirà, non si dovrebbero evitare i problemi derivanti dallo squilibrio tra popolazione giovane e popolazione meno giovane? Voglio dire, ognuno dovrebbe avere la pensione che ha pagato con i suoi contributi...o mi sfugge qualcosa?
Teoricamente una persona che lavora potrebbe crearsi una rendita finanziaria autonomamente senza versare niente all'inps, alla quale attingere da vecchio.
Il problema sono i milioni di persone che non lavorano che invece di crearsi una rendita accumulano debiti (sia verso i privati che verso l'ADE e l'INPS, inoltre non solo non si versano i contributi personali ma non di rado non si versano i contributi dei dipendenti).
In un mondo ad alta produttività ed automazione, efficienza della cosa pubblica e bassa disoccupazione, con gli individui che si mantengono attivi anche in età avanzata avendo l'intelligenza di adottare stili di vita sani (l'oculista da cui va mia madre apposta a roma per la maculopatia è un luminare che continua a lavorare, visitare e risolvere problemi, oltre a fatturare....è del 1932...; in generale i professionisti continuano a lavorare anche dopo la pensione) il problema diventa relativo.
Il problema è invece pesantissimo in un mondo (l'Italia?) a bassa produttività, ad alta disoccupazione, nulla cultura finanziaria, scarsa aderenza alle terapie (chiedere ai medici che ne capiscono, no i zangrilli) e spreco delle risorse pubbliche.
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Il contributivo è solo un diverso metodo di calcolo della pensione, che viene comunque pagata attingendo alle imposte di chi lavora in quel momento. Con il contributivo (semplificando molto il discorso) hai assegni più bassi e proporzionati al rapporto tra anni di contributi e anni di pensione previsti, ottieni sostenibilità finanziaria ma solo perché il sistema diventa molto meno generoso.
La capacita di pagare la pensione dipende comunque dai rapporti di dipendenza, quanti lavoratori hai per supportare l'intera popolazione.
Se tu ad esempio hai un numero di lavoratori pari a quello dei pensionati e contributi al 33% significa che con i contributi versati in quel momento potresti pagare pensioni pari mediamente ad un terzo di uno stipendio medio (scenario perfettamente realistico con i trend attuali).
Ma i problemi vanno ben oltre le pensioni. Molto banalmente con un rapido calo della popolazione in età da lavoro (ne perderemo quasi 10 milioni entro il 2050) è estremamente difficile mantenere un buon livello di crescita economica e anche garantire il servizio del debito pubblico. Quando poi cala la popolazione ti ritrovi ad avere tutto sovradimensionato (case, infrastrutture, strade ecc) ma i costi di manutenzione non calano, anzi devi gestire il problema di paesi e città fantasma che si svuotano, demolizione degli edifici in eccesso e così via.
L'aumento della popolazione ha dei costi, perché devi investire per soddisfare i suoi bisogni, ma quando comincia a calare quegli investimenti non li recuperi, hai solo costi ulteriori che ricadono un numero decrescente di persone.
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