
Originariamente Scritto da
Jadan
Il tutto per dire due cose: da noi in Italia (in questo, in Europa, siamo un po' un caso limite) il concetto di dovere civico è assente. Ordine nelle code? Figurarsi! (Parentesi: sono stato di recente a Dublino. Dovevamo prendere un autobus e ci è passato sotto il naso. Poco male: io e mia moglie ci mettiamo alla fermata, vicino al cartello in attesa. Chiacchierando tra noi. Ad un certo punto ci voltiamo: dietro di noi s'era formata una fila ordinatissima e lunghissima. Arriva l'autobus e nessuno che "frega" la precedenza.) Pagare le tasse? Ma per caritÃ*! Rispettare un piano regolatore? Ma s'è visto mai? E' così via. Insomma: l'insofferenza agli obblighi civici è atavica. Esistono gli obblighi personali o familiari (sarebbe il cartello A4 che dicevo) ma quelli civici no. Quindi l'insofferenza "epidermica" verso gli obblighi la riconsidererei. Ci sono obblighi cretini, e vanno soppressi, laddove è possibile. Ma obbligo non è una parolaccia.
2) Il tempo va per forza sprecato? E se, per esempio, si potessero fare 6 mesi di Protezione Civile, insegnando come comportarsi in caso di (fin troppo frequenti) calamitÃ* naturali? E se si facessero corsi di pronto intervento per aiutare un "incidentato"? E se si potesse insegnare qualcosa riguardante la conservazione e la manutenzione del territorio? O dei beni monumentali? E se dopo 2/3 mesi di corso si mandassero questi ragazzi a prendersi cura di un bosco, di un monumento, di un fiume, di una costa? E' veramente così assurdo e vessatorio, come concetto? Non partite dall'immagine delle fotocopie in un Comune. Pensate magari a quei comuni di montagna spopolati che non hanno fisicamente persone che raggiungano gli anziani isolati per portare le medicine o, più semplicemente, un chilo di pane fresco o il giornale. Ragioniamoci: è questo che dico.
Riguardo alle gonne di mammÃ*. No, il militare da solo non basta: difatti sto parlando di una generazione coetanea o poco meno della mia che il militare l'ha avuto. Ma sembra a me che le cose stiano peggiorando. Sentendo miei coetanei ora genitori, mi vengono raccontate, sui propri figli (soprattutto figli di cittÃ*), cose che mi fanno rizzare i capelli in testa. Colpa in parte dei figli (che fanno i comodoni), in parte dei genitori che, illudendosi di avere ancora dei bimbetti, allontanano il momento in cui dovranno fare i conti con l'amara realtÃ* costituita dal tempo passato. Si vuole rimanere tutti giovani, in una famiglia Mulino Bianco: mammÃ* bella e sorridente, papÃ* atletico e auterovole, figli (a volte paiono - le figlie - più anziane della madre) spigliati e a la page. Ci si identifica in questa famiglia salvo il fatto che nella realtÃ* spesso il papÃ* c'ha la panza ed è in pensione, la mammÃ* c'ha le rughe e i figli i primi capelli bianchi.
Non so se un periodo ben strutturato in cui il ragazzo può uscire da quest'inferno artificiale può aiutarlo a conoscere meglio le vastitÃ* (non solo e non tanto geografiche) del mondo. Me lo auguro.
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