Caso Cogne/ Annamaria Franzoni si offre come baby sitter: "Si fidano di me"
VenerdÃ* 05.05.2006 17:00

Annamaria Franzoni, la mamma di Cogne condannata in primo grado a 30 anni di reclusione perché ritenuta colpevole dell'omicidio di suo figlio, il piccolo Samuele Lorenzi, è diventata una baby sitter. Lo racconta il quotidiano Il Giorno, in edicola oggi, che riferisce dell'attivitÃ* della Franzoni.

Annamaria è tornata al suo paese natale, Ripoli Santa Cristina in provincia di Bologna, sulle pendici dell'Appennino toscoemiliano. Raccoglie attorno a sé anche una dozzina di bambini, "secondo le giornate" dice, che accudisce mentre le madri vanno in cittÃ* a lavorare o dal parrucchiere. Promette loro dolcetti, bibite, li porta in giro ai giardinetti di Ripoli. E parla: racconta dell'incarico di fiducia che le è stato attribuito "all'unanimitÃ*" dalle sue compaesane, mentre una mamma sottolinea che manda sua figlia "dalla Franzoni perché lÃ* si diverte", mentre un'altra parla della sua casa come "punto di riferimento".

Poi Annamaria mette le mani avanti e chiede una cosa: "Vorrei avere un po' di vita privata". E non si meraviglia della fiducia che le mamme ripongono in lei, perché "io con i bambini sto benissimo. Anzi: sono sempre stata bene. Tra i bimbi sono nata, tra i bimbi sono cresciuta, tre bimbi li ho messi al mondo". Ma il ricordo di Samuele si fa pressante, e con un groppo in gola ammette: "L'ho perduto e mi manca, mi manca tantisssimo". E si difende: le mamme devono fidarsi di lei perché "chi mi conosce sa perfettamente che io non ho alcuna responsabilitÃ* in quanto è successo", e che "non spetta a me giudicare". Però "mi sembrerebbe più giusto chiedere un parere a loro, alle mamme che mi lasciano i figlioletti" perché "non avrebbero nessuna difficoltÃ* a spiegare i motivi del loro comportamento".

Poi la Franzoni si chiude a ricchio: "Non mi sembra il momento di rilasciare un'intervista. E neppure il tema mi pare quello giusto", l'unica cosa che si sente di dire è che "per quanto mi riguarda, cerco di fare una vita normale". E quantomeno "ci provo: che altro posso fare?".
Un'ultima battuta, una triste considerazione: "Non è facile soprattutto perché ti manca un figlio. E allora provo sentimenti contrastanti". Quali? "Da un lato è bello vedere i bambini che crescono e che hanno l'etÃ* che avrebbe Samuele, ma dall'altro avverto un immenso dolore e un'infinita tristezza". E il giallo continua.