"...La pratica d'ospedale non sta solo nell'assistere a complicate operaziorn intestinali, nell'incidere peritonei, nel pinzare lobi polmonarÃ*, nell'amputar piedi, non sta davvero soltanto nel chiuder gli occhi ai morti o nel tirar fuori bambini per farli venire al mondo. La pratica d'ospedale non è soltanto questo: buttare con noncuranza nel secchio smaltato gambe e braccia intere o tagliate a metÃ*. Non sta nel continuare a correr dietro come un cretino al primario e all'assistente e all'assistente dell'assistente, far parte del codazzo durante le visite. Né può consistere solo nel nascondere la veritÃ* ai pazienti e nemmeno nel dire: «Il pus naturalmente si scioglierÃ* nel sangue e Lei sarÃ* completamente guarito». O in centinaia d'altre simili fandonie. Nel dire: «AndrÃ* tutto bene!» - quando non c'è più nulla che possa andar bene. La pratica d'ospedale non serve soltanto a imparare a incidere e a ricucire, a far fasciature e a tener duro. La pratica d'ospedale deve anche fare i conti con realtÃ* e possibilitÃ* extracorporee. Il compito che mi è stato affidato di osservare il pittore Strauch mi costringe a occuparmi di questo tipo di realtÃ* e di possibilitÃ*. A esplorare qualcosa d'inesplorabile. A scoprirlo sino a un certo sorprendente grado di possibilitÃ*. Come si scopre un complotto. E può darsi che l'extracorporeo - e con questo non intendo l'anima - che cioè quel che è extracorporeo senza essere l'anima della quale non so proprio se esista, anche se mi aspetto che esista, può darsi che a questa ipotesi millenaria corrisponda una millenaria veritÃ*; può benissimo darsi che l'extracorporeo, vale a dire quel che è senza cellule, sia proprio ciò da cui trae la sua esistenza il tutto e non viceversa, e che non sia semplicemente l'uno conseguenza dell'altro."