Per noi sicuramente,per loro di meno...Qui,in posti dove se ne sono andati quasi tutti,ci sono un sacco di immigrati che lavorano nell'edilizia,come boscaioli,parecchie ragazze e signore che fanno le badanti anche in situazioni di grande isolamento.A tal punto che stavamo parlando con amici miei che per tirar su l'economia di questi posti,dato che se lanci un progetto non trovi nessuno che lo realizzi,bisognerebbe coinvolgere un po' di famiglie di immigrati...oltre agli italiani che volessero starci,ma son rari.Il vecchietto che gestisce lo spaccetto nel paese più vicino ha una vasta corrispondenza con le ragazze che dopo esser state qui per questa o quella famiglia di anziani,tornate in patria gli mandano la foto del figlio che hanno avuto ,magari il matrimonio lo hanno pure finanziato con i guadagni di qui.Poi,l'Italia è fatta da millenni tutta da immigrati. Io stesso,come famiglia,sono arrivato da queste parti nel sei settecento dalla Francia del nord.
bruno bournens,fraz san lorenzo,collalto sabino, rieti, lazio. 850 m s.l.m.* lat 42 09 45.0 N long 13 03 04.0 E * Foto Avatar: Zefirino, gatto Baropatico...che ora si chiama Tìtolo.
...vero,ma le conoscenze passano attraverso scambi inter- culturali pacifici,non con la deportazioni di milioni di persone per motivi economici.si puo' essere aperti alle altre culture ,logico,arricchisce l'uomo la conoscenza dell'altro.ma non deve essere imposta con terapie d'urto come lo e' stato nella storia.progresso e immigrazione sono termini che fanno a cazzotti in una societa' che si definisce civile.
la storia poi mica va' commentata come qualcosa di ineluttabile,la storia la fa' l'uomo o no?.si poteva capire la violenza e la prevaricazione in certi momenti storici dell'umanita',ma non oggi,dove qualcuno diceva si imbriglia l'atomo.
oggi si puo' agevolare la conoscenza di altre etnie con metodi piu' umani.
non con il mettere gomito a gomito forzatamente milioni di persone senza nessuna preparazione psicologica all'evento(parlo sempre di gente semlice,non di elementi da salotto che non vivono la quotidianita.).
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