Citazione Originariamente Scritto da Jadan Visualizza Messaggio
Mi riallaccio a questo vecchio post. Il convegno della National Academies si è tenuto e sono disponibili gratis i PDF delle pre-pubblicazioni. Non li ho letti e ho dato solo una scorsa all'abstract che linko qua sotto. Mi pare che, per dirla con sapienza oxfordiana, non ci sia trippa per gatti. I procedimenti di geoingegneria sono stati divisi in due categorie: quelli che sequestrano CO2 e quelli che incrementano artificialmente l'effetto albedo. I primi sono costosi, richiedono molto tempo per essere sviluppati e, alla fin fine, il loro costo è circa pari a quello della limitazione dell'uso di combustibili fossili. I secondi (albedo) presentano troppi punti interrogativi per le ricadute che possono avere.
In conclusione: non è in vista (cioè per i prossimi decenni) nessuna soluzione tecnica. Unica strada: ridurre le emissioni.
Il tutto se ho capito bene, in attesa di leggere queste pubblicazioni quando avrò un po' più di tempo.

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Qui entriamo nel "mio" campo, nel senso di quello dove mi sto specializzando a Vienna. Non credo che la frase in grassetto tenga in conto le reali possibilita' di sostituire i combustibili fossili, e che dunque si proceda ad un mero calcolo finanziario che e' bellissimo sulla carta, quanto inutile nella realta'. Ecco le quattro ragioni che, sul momento, mi vengono in mente per dirlo:
- i c.f. sostengono almeno il 70% della produzione energetica mondiale (elettricita', trasporti, usi domestici ecc.); nel restante, grosse quote sono date dalle biomasse (letteralmente, centinaia di milioni di persone tra Africa ed Asia che ancora bruciano legna e carbonella in casa) e dall'idroelettrico; una transizione rapida e massiccia a fonti a scarsa o nulla (nominalmente) emissione di anidride carbonica appare dunque tanto difficile quanto costosa;
- con le attuali tecnologie rinnovabili, sia per problemi di costi e di tecnologie, sia per gli enormi spazi richiesti, non si andra' da nessuna parte senza costruire mega-centrali solari ad esempio nel Sahara ed in Arabia; col nucleare, vi sarebbero grossi problemi industriali nel sostenere una crescita tanto brutale del numero di centrali in costruzione, oltre al fatto che e' una "base load" e non una fonte flessibile;
- il progresso tecnologico, con il sostegno delle politiche a favore dell'efficienza energetica, funziona davvero nel ridurre le emissioni per unita' di PIL, e ad un costo relativamente basso; l'impatto storico e' gia' sensibile, ma non arriveremo ad eliminare i c.f. nemmeno in questa maniera; anzi, pure nei trasporti, per gli evidenti limiti tecnologici (capacita' delle batterie ecc.) il futuro e' nei motori ibridi e non in quelli elettrici, piu' una quota maggiore di biocarburanti;
- le teorie tanto in voga fino a pochissimi anni fa, sui limiti fisici dei c.f. che si sarebbero presto raggiunti (es. il picco del petrolio), si sono dimostrate totalmente errate, per non dire campate per aria, in ogni maniera (tecnologica, geologica, economica) e sono gia' finite nel dimenticatoio almeno per i grandi enti che emettono i report energetici annuali (IEA, EIA, OPEC, BP, Shell, ma perfino Greenpeace); anche se pure prima non e' che avessero mai dimostrato grande credibilita'.
Insomma, immaginare un mondo "fossil fuels-free" e' molto bello, ma alquanto improbabile almeno nei prossimi decenni. Comunque lo immaginavo, che prima o poi dalle temperature, si passava alle "politiche"...