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Risultati da 1 a 10 di 41
  1. #1
    Vento moderato L'avatar di Estate
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    Predefinito ma cosa volete che cambi?

    Io voterò per SB per via di una stima che ho verso di lui come imprenditore ma sono quasi sicuro che poco cambierÃ* per l'Italia che considero un paese fortemente a rischio "Argentina".
    I conti statali sono così mal messi che dovrebbe ritornare Gesù per metterli a posto.
    Le grandi banche mondiali ci danno giÃ* per spacciati.Ho un'amico che lavora a Londra in ambienti finanziari di alto livello e lì , in molti , dicono che il crack è un "quando" non un "se".

    Parere di Goldman & sachs:

    DAVOS — Nonostante l'impennata del petrolio, la minaccia del terrorismo e i mille conflitti, il sole dell'economia continua a splendere: la forte crescita registrata a livello mondiale negli ultimi tre anni non ha precedenti nel Dopoguerra. Ma quel sole non scalda tutti: l'Italia ha perso le opportunitÃ* che le si sono presentate. Ormai conta solo per «cibo e calcio».
    È il primo giorno del Forum di Davos e in una saletta di un albergo difeso come una fortezza, Jim O'Neill, Managing Director e capo della ricerca economia di Goldman Sachs International, sta illustrando a un piccolo gruppo di giornalisti l'«outlook» 2006 della grande banca d'affari americana (nel cui vertice è appena entrato Mario Monti, mentre Mario Draghi l'ha lasciata per la Banca d'Italia).
    L'atmosfera è conviviale e l'economista spazia da un continente all'altro con analisi nitide e originali. Nel 2050 quella cinese sarÃ* di gran lunga la maggiore economia mondiale mentre il primo Paese europeo, la Germania, sarÃ* superato anche da India, Brasile e Russia. L'India, comunque, crescerÃ* meno di quanto si aspetta chi ammira le sue universitÃ* e le sue tecnologie. Ci sono isole d'eccellenza, è vero, ma la scolarizzazione media è a livelli infimi e, tra gli 87 Paesi in via di sviluppo, l'India occupa il terzultimo posto quanto a penetrazione dei personal computer. Solo Bangladesh e Pakistan stanno peggio.
    O'Neill si concede anche qualche riflessione sulla difficoltÃ* di mettere in sintonia economia e politica. Parla della Cina, un treno in corsa alimentato da una immensa riserva di lavoro a basso costo, ma che ha anche tratto un beneficio economico dal fatto di essere governata in modo non democratico. E si sofferma sulla Germania che ha dato il benservito a Schröder e probabilmente non ha capito che le coraggiose riforme varate negli ultimi anni stanno letteralmente tirando il Paese fuori dal pozzo nel quale era caduto. «L'economia tedesca — spiega O'Neill — è tornata ad essere molto competitiva. Oggi è come il Giappone di due anni fa, pronto al balzo. Una crescita che avverrÃ*, probabilmente, a spese di Italia e Francia».
    Davanti alla curiositÃ* del cronista italiano che chiede perché stavolta Berlino non funzionerÃ* da «locomotiva», O'Neill squaderna una raffica di tabelle: «Guardi qui come sta calando il costo del lavoro per unitÃ* di prodotto: è un recupero di competitivitÃ* formidabile. Francia e Italia, soprattutto l'Italia, sono rimaste molto indietro. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma in Germania c'è stata una vera rivoluzione. Sembrava un Paese rigido, incapace di modificare le regole del suo mercato del lavoro. Poi il governo si è fatto coraggio e l'Ig Metall, il principale sindacato, ha deciso di accettare la logica della flessibilitÃ*: lavorare più a lungo senza incrementi retributivi per essere più competitivi. Così un Paese che sembrava condannato, oggi è in ripresa e presto toglierÃ* ossigeno a Francia e Italia, giÃ* in difficoltÃ* per la concorrenza asiatica e dell'Est europeo».
    Parigi e Roma ora scoprono che i cugini tedeschi hanno imparato a produrre a costi più contenuti: «Dal 1990 al 2003 la Francia aveva ininterrottamente recuperato terreno sui tedeschi, ma negli ultimi due anni la situazione si è di nuovo capovolta a suo sfavore».
    E l'Italia? Il giudizio di O'Neill è duro: «L'unica luce che vedo è l'arrivo di Draghi alla Banca d'Italia. Per il resto, le cose che sapeva fare bene il vostro Paese ora le fanno a costi più bassi India e Cina, ormai forti anche nelle produzioni di qualitÃ*. Se nelle manifatture di fascia alta l'Italia non riesce nemmeno ad avere costi competitivi con la ricca Germania, cosa le rimane da offrire? Solo cibo e un po' di calcio interessante ». L'uomo di Goldman Sachs dimentica alcune cose, ad esempio l'elicottero (italiano) sul quale volerÃ* il presidente degli Stati Uniti. E sul calcio sembra avere una preparazione approssimativa. Ma i suoi giudizi taglienti sull'Italia non sono molto diversi da quelli che circolano tra i convegnisti di Davos.
    puntiamo ancora a 7 mesi con almeno 1 over 30°C , come nel 2011!

  2. #2
    diego72
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Citazione Originariamente Scritto da candalostie
    I conti statali sono così mal messi che dovrebbe ritornare Gesù per metterli a posto.
    Ma lui è MEGLIO.

  3. #3
    Vento forte L'avatar di Fabio68
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Citazione Originariamente Scritto da candalostie
    Io voterò per SB per via di una stima che ho verso di lui come imprenditore ma sono quasi sicuro che poco cambierÃ* per l'Italia che considero un paese fortemente a rischio "Argentina".
    I conti statali sono così mal messi che dovrebbe ritornare Gesù per metterli a posto.
    Le grandi banche mondiali ci danno giÃ* per spacciati.Ho un'amico che lavora a Londra in ambienti finanziari di alto livello e lì , in molti , dicono che il crack è un "quando" non un "se".

    Parere di Goldman & sachs:

    DAVOS — Nonostante l'impennata del petrolio, la minaccia del terrorismo e i mille conflitti, il sole dell'economia continua a splendere: la forte crescita registrata a livello mondiale negli ultimi tre anni non ha precedenti nel Dopoguerra. Ma quel sole non scalda tutti: l'Italia ha perso le opportunitÃ* che le si sono presentate. Ormai conta solo per «cibo e calcio».
    È il primo giorno del Forum di Davos e in una saletta di un albergo difeso come una fortezza, Jim O'Neill, Managing Director e capo della ricerca economia di Goldman Sachs International, sta illustrando a un piccolo gruppo di giornalisti l'«outlook» 2006 della grande banca d'affari americana (nel cui vertice è appena entrato Mario Monti, mentre Mario Draghi l'ha lasciata per la Banca d'Italia).
    L'atmosfera è conviviale e l'economista spazia da un continente all'altro con analisi nitide e originali. Nel 2050 quella cinese sarÃ* di gran lunga la maggiore economia mondiale mentre il primo Paese europeo, la Germania, sarÃ* superato anche da India, Brasile e Russia. L'India, comunque, crescerÃ* meno di quanto si aspetta chi ammira le sue universitÃ* e le sue tecnologie. Ci sono isole d'eccellenza, è vero, ma la scolarizzazione media è a livelli infimi e, tra gli 87 Paesi in via di sviluppo, l'India occupa il terzultimo posto quanto a penetrazione dei personal computer. Solo Bangladesh e Pakistan stanno peggio.
    O'Neill si concede anche qualche riflessione sulla difficoltÃ* di mettere in sintonia economia e politica. Parla della Cina, un treno in corsa alimentato da una immensa riserva di lavoro a basso costo, ma che ha anche tratto un beneficio economico dal fatto di essere governata in modo non democratico. E si sofferma sulla Germania che ha dato il benservito a Schröder e probabilmente non ha capito che le coraggiose riforme varate negli ultimi anni stanno letteralmente tirando il Paese fuori dal pozzo nel quale era caduto. «L'economia tedesca — spiega O'Neill — è tornata ad essere molto competitiva. Oggi è come il Giappone di due anni fa, pronto al balzo. Una crescita che avverrÃ*, probabilmente, a spese di Italia e Francia».
    Davanti alla curiositÃ* del cronista italiano che chiede perché stavolta Berlino non funzionerÃ* da «locomotiva», O'Neill squaderna una raffica di tabelle: «Guardi qui come sta calando il costo del lavoro per unitÃ* di prodotto: è un recupero di competitivitÃ* formidabile. Francia e Italia, soprattutto l'Italia, sono rimaste molto indietro. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma in Germania c'è stata una vera rivoluzione. Sembrava un Paese rigido, incapace di modificare le regole del suo mercato del lavoro. Poi il governo si è fatto coraggio e l'Ig Metall, il principale sindacato, ha deciso di accettare la logica della flessibilitÃ*: lavorare più a lungo senza incrementi retributivi per essere più competitivi. Così un Paese che sembrava condannato, oggi è in ripresa e presto toglierÃ* ossigeno a Francia e Italia, giÃ* in difficoltÃ* per la concorrenza asiatica e dell'Est europeo».
    Parigi e Roma ora scoprono che i cugini tedeschi hanno imparato a produrre a costi più contenuti: «Dal 1990 al 2003 la Francia aveva ininterrottamente recuperato terreno sui tedeschi, ma negli ultimi due anni la situazione si è di nuovo capovolta a suo sfavore».
    E l'Italia? Il giudizio di O'Neill è duro: «L'unica luce che vedo è l'arrivo di Draghi alla Banca d'Italia. Per il resto, le cose che sapeva fare bene il vostro Paese ora le fanno a costi più bassi India e Cina, ormai forti anche nelle produzioni di qualitÃ*. Se nelle manifatture di fascia alta l'Italia non riesce nemmeno ad avere costi competitivi con la ricca Germania, cosa le rimane da offrire? Solo cibo e un po' di calcio interessante ». L'uomo di Goldman Sachs dimentica alcune cose, ad esempio l'elicottero (italiano) sul quale volerÃ* il presidente degli Stati Uniti. E sul calcio sembra avere una preparazione approssimativa. Ma i suoi giudizi taglienti sull'Italia non sono molto diversi da quelli che circolano tra i convegnisti di Davos.

    tutto bene, ma i problemi (secondo il mio parere) non si risolvono solo con il costo del lavoro basso. Secondo me c'è un altro fattore molto importante:

    sono gli investimenti in tecnologia, in ricerca, nell'universitÃ*. Questo da una marcia in più al paese. E lo dimostra il fatto che Francia e Germania che hanno attualmente un costo del lavoro più alto del nostro sono nettamente più forti di noi proprio perchè investono di più.

    ricondurre i problemi solo al costo del lavoro è valido per il tessile, per l'industria manifatturiera che non necessita di investimenti particolari.

    Il fatto è che noi per anni ce ne siamo strafregati di questo pensando che il piccolo è bello, vendendo le grandi industrie (chimiche, farmaceutiche, elettroniche...). Per caritÃ*, le piccole industrie ci servono, ma non solo quelle
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  4. #4
    Uragano L'avatar di C.R.
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Vabbè...se allora non deve cambiÃ* niente, Buttamose ar cesso e tiramo la
    Catena! Altro che Elezioni!....

    ...Ma che discorso è ? !? ?!? ?! ?

    E poi, se le cose vanno MALE, non è che lo fanno "Automaticamente"...è a causa
    di Politiche SBAGLIATE....

    Cl.
    "S'è la notizia fossi confermata sarò zio."

  5. #5
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Ci ha ragione il tuo amico.
    Siamo tremendamente più vicini alla situazione dell'Argentina di qualche anno fa che ai Paesi Europei.


    Ma noi non andremo in bancarotta. Siamo italiani, con gabole e sotterfugi la scamperemo.

    Come sempre.
    #NousAvonsDéjàGagné

  6. #6
    Uragano
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    G & S esagera un po' (l'Italia non è proprio così a zero nelle produzioni di alto livello, anche se gli investimenti sono infimi) ma non è così lontano dalla realtÃ*. Finchè i governi continueranno a non investire in sviluppo e ricerca (cercando di coinvolgere le imprese, magari) la situazione andrÃ* sempre peggio; non avevano investito per nulla nè il csx prima nè il cdx adesso e quel che è peggio in campagna elettorale non sento mai parlare di questi argomenti ma sempre di stupidaggini, perchè stupidaggini sono, quali tasse e giustizia. Argomenti importantissimi, per caritÃ*, ma tutto tranne che decisivi per il futuro di questo paese.



  7. #7
    Uragano L'avatar di FunMBnel
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Citazione Originariamente Scritto da candalostie
    Io voterò per SB per via di una stima che ho verso di lui come imprenditore ma sono quasi sicuro che poco cambierÃ* per l'Italia che considero un paese fortemente a rischio "Argentina".
    I conti statali sono così mal messi che dovrebbe ritornare Gesù per metterli a posto.
    [...]
    Tu giustamente voti per chi ti pare e piace.

    Ma se i conti dello Stato sono "a rischio Argentina" la colpa è solo e soltanto di QUESTO GOVERNO visto che, a quanto mi risulta, 5 anni fa erano a posto.

    Mi rendo conto che qualcuno cerchi di far passare il messaggio "5 anni fa ci avete lasciato conti scassati con deficit al 3.1% debito in calo tra 109 e 110% e avanza primario oltre il 5%, mentre noi oggi li abbiamo a posto perchè l'UE ha detto che sono a posto con il 4.1% di deficit (salito pare al 4.4% nel primo trimestre 2006), il 108% di debito e l'avanzo primario allo 0.5%".
    Ma una semplice analisi di questo periodo dovrebbe chiarire chi sta cercando di veicolare una palese contraddizione.

  8. #8
    Uragano L'avatar di FunMBnel
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    A margine: mesi fa "Le Scienze", copiando quanto successe negli USA alla vigilia delle ultime elezioni, ha mandato 10 domande ai 2 candidati premier inerenti le "iniziative scientifiche" che avrebbero tenuto le 2 coalizioni nei prossimi 5 anni.
    Dovevano essere pubblicate nell'ultimo numero.

    SB e la CdL non hanno risposto (magari non hanno fatto in tempo ........)

  9. #9
    Vento moderato L'avatar di Estate
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Citazione Originariamente Scritto da Massimo Bassini
    Tu giustamente voti per chi ti pare e piace.

    Ma se i conti dello Stato sono "a rischio Argentina" la colpa è solo e soltanto di QUESTO GOVERNO visto che, a quanto mi risulta, 5 anni fa erano a posto.

    Mi rendo conto che qualcuno cerchi di far passare il messaggio "5 anni fa ci avete lasciato conti scassati con deficit al 3.1% debito in calo tra 109 e 110% e avanza primario oltre il 5%, mentre noi oggi li abbiamo a posto perchè l'UE ha detto che sono a posto con il 4.1% di deficit (salito pare al 4.4% nel primo trimestre 2006), il 108% di debito e l'avanzo primario allo 0.5%".
    Ma una semplice analisi di questo periodo dovrebbe chiarire chi sta cercando di veicolare una palese contraddizione.
    Mi sembra di ricordare che il governo Berlusca si ritrovò con conti pubblici truccati di un paio di decine di migliaia di miliardi...
    puntiamo ancora a 7 mesi con almeno 1 over 30°C , come nel 2011!

  10. #10
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    Predefinito Re: ma cosa volete che cambi?

    Citazione Originariamente Scritto da Massimo Bassini
    Tu giustamente voti per chi ti pare e piace.
    Precisazione : la mia visione preferita sarebbe

    Triveneto indipendente.
    Sistema bancario stile Svizzera
    Attrazione di investimenti esteri con politica economica simile all'Inghilterra.

    Così rilancerei almeno le mie zone.
    puntiamo ancora a 7 mesi con almeno 1 over 30°C , come nel 2011!

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