Le acque si stanno un po' agitando, in maniera inaspettata.

Ieri Repubblica aveva ospitato un articolo del suo collaboratore D'Avanzo che era andato pesantino con Travaglio. In linea di massima sono d'accordo con quanto dice Inocs qua sopra: erso e sono più dalla parte di Travaglio che di quella di D'Avanzo perché il rapporto politico è fiduciario, non penale. Insomma: io di un politico mi devo fidare non faccio il PM o il giudice. Magari quel venditore di auto non andrà mai in galera o sarà riconosciuto colpevole, ma se io so che ha avuto a che fare con mafiosi io da lui un'auto usata non la compro.

Ciò detto oggi Repubblica ospita la replica di Travaglio:

http://www.repubblica.it/2008/05/sez...travaglio.html

e la controreplica di D'Avanzo

http://www.repubblica.it/2008/05/sez...ti-verita.html


Anche qui sono d'accordo con Travaglio ma...

ma il finale dell'articolo di D'Avanzo è velenosissimo. Al curaro. Lo riporto per chi non ha link ai giornali:

Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del "metodo Travaglio" e delle "agenzie del risentimento". Di una pratica giornalistica che, con "fatti" ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. E' un paradigma professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target (gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra). Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo.

8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei "cuscini". Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un'ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l'avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia.

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio.
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

In buona sostanza l'accusa di D'Avanzo è di una pesantezza totale: Travaglio frequentava (e si faceva pagare vacanze da) mafiosi nel 2002....

Si attendono repliche di Travaglio. Per il momento non mi pare che siano venute.