Citando il grande Paolo VI (lo stesso che affermo che il fumo di Satana era entrato in Vaticano)
""La piu grande vittoria del Demonio é farci credere che non esiste"...
Ultima modifica di lukan; 25/05/2013 alle 08:29
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[I].......un inverno senza neve è un come un bel fiore che non sboccia mai.......[/I]
Quello che morì dopo 30 giorni però fu Giovanni Palolo I
“Sopra le nuvole il meteo è noioso”
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In riferimento alla tua ultima frase sottolineata......
Per fortuna certe deviazioni del passato in certe gerarchie ecclesiali sono solo "storia"(S.Inquisizione, guerre, sottomissioni di popoli, ecc, ecc....)
E' successo purtroppo quando l'uomo(i cattolici suddetti) si è discostato dall'Amore di Dio(anche oggi purtroppo il "peccato" colpisce a volte nella chiesa stessa), tanto ben "esplicitato" da Gesù Cristo venuto nel mondo.-
Non credo che oggi tu ti senti "influenzato" dalla "chiesa" che vuole decidere per te.
Non è tempo di dittature, con imposizioni sui singoli. Specie su temi socio-religiosi.-
A meno che...........
si pretenda che i Cristiani, la Chiesa, siano relegati in sacrestia, che non abbiano la LIBERTA', di esprimere il loro modo di vivere, la loro Fede in pubblico, nelle piazze, nelle scuole, nella politica(politica= servizio per il popolo), in ogni ambito della società......
A meno che si pretenda che la Chiesa(senza costringere nessuno), dica chiaramente la sua sui problemi etici, culturali, sociali, con documenti, esortazioni, encicliche, lettere Pastorali,....
Personalmente spero che questa nettezza di posizione della stessa, rimanga sempre, ed anzi sia sempre più netta.-
Il volere tacitare questa voce sarebbe grande ingiustizia, volere togliere degli "aiuti", non imposti, a chi questi aiuti necessitano.-
"se il sale diventa insipido, sarà da gettato in terra e calpestato"(usato per qualche buon principio[politico o sociale], per un moralismo inutile e dannoso, o lasciato nell'indifferenza assoluta).
Per questi valori molti hanno dato la vita, e la stanno dando. Alcuni in un silenzio fattivo, altri sulle "barricate" spendendo la loro "faccia" per Cristo e per i più deboli, e per la società tutta(il tutto indicando con la loro vita una "strada", sempre senza costringere alcuno).-
Ciao Cla,
Giorgio![]()
Amante della Natura:Monti,meteo,mare,una piccola margherita.....
Non posso che dir grazie a tanto Artefice!
Bella domanda.
I cristiani usano rispondere che noi siamo Suoi figli ed eredi.
Ma anche che coloro che erediteranno la Terra saranno solo i miti,si legge nel discorso cristiano delle Beatitudini.
Non "conquisteranno la Terra",la erediteranno.
Infatti,nella recente beatificazione dei Martiri di Otranto,qualche commentatore cristiano ha osservato che,se dopo secoli si parla ancora di loro e non di coloro che espugnarono e saccheggiarono la loro città,ebbene sì,hanno avuto la loro parte di eredità.
Montanelli-ateo-diceva che ci sono vite umane che lasciano una lunga scia luminosa ed altre che si perdono nell'oscurità.
La rivoluzione morale portata dalla religione cristiana delle origini è stata l'estensione dell'amore anche ai nemici.Il concetto di amore e di fratellanza non è nato con il Cristianesimo:c'è in Socrate come in Cristo.
Ma nell'insegnamento attribuito a Cristo c'è il quid pluris rivoluzionario,incarnato dai primi martiri cristiani:l'amore per coloro che ci odiano.Non l'amicizia,che è sentimento morale che presuppone la reciprocità,essendo intrinsecamente relazionale.
Ama i tuoi nemici significa:lascia,in un angolo del cuore,un sentimento benevolo,una fiammella anche per coloro che ti odiano.
Non il pio,non il sacerdote ma lo spergiuro samaritano.
Costui ebbe compassione dello sventurato derubato,lo senti"prossimo",ossia vicino a sè.
Fondamentalmente,la compassione umana si basa sul senso di prossimità.Ovvero:riconosco me stesso in colui che soffre.Lo vedo simile a me.Un cristiano direbbe:riconosco in lui Cristo messo in croce.E infatti per i cristiani Cristo è vero uomo.
La sofferenza umana è la sfida più difficile per qualunque fede religiosa.
E' IL CRASH-TEST delle religioni rivelate.
"Dieci anni fa, è uscito un libro,
pubblicato da Adelphi, intitolato
Yossi Rakover si rivolge
a Dio
. L’autore, Zvi Kolitz, immagina di ritrovare
e di pubblicare il te
stamento spirituale che
un giovane rabbino ha lasciato,
sigillato in una bottiglia, nelle
ultime ore del ghetto di
Varsavia poco prima di suicidarsi per non cader
e nelle mani dei nazist
i. Questo testo è al
tempo stesso una preghiera e un
a bestemmia rivolta a Dio, accusa
to di non aver evitato lo
sterminio di un intero popolo.
Ci sono alcune frasi che vorrei
citarvi. Per esempio questa:
«
Se tu Dio pensi con queste prove di allontanarmi
dalla giusta via, ti
avverto, Dio mio e Dio
dei miei padri, che non ti serv
irà a niente. Mi puoi offendere,
mi puoi colpire, mi puoi
togliere ciò che di più prezioso
e caro posseggo al mondo, mi pu
oi torturare a morte, ma io
crederò sempre in te
». Oppure quest’altra: «
Credo nel Dio d'Israele,
anche se ha fatto di
tutto perché non credessi in Lu
i [...] Chino la testa dinanzi
alla sua grandezza, ma non
bacerò il bastone con cui mi percuote
».
Ho voluto citare questo libro perché si tratta
di una evidente rilettura del libro biblico di
Giobbe. In effetti, se lo leggete, vi accorger
ete che ci sono molte analogie tra i due libri.
D’altra parte, sappiamo tutti che il libro di Giobbe affronta uno dei temi più difficili con cui
l’essere umano deve confrontarsi: non tanto la so
fferenza (che già basta e avanza!), ma la
sofferenza senza motivo, la sofferenza dell’innocente che sembra una punizione divina. A
questo tema se ne aggiunge un al
tro: il silenzio di Dio, il
suo nascondimento. Ci sono, nel
libro di Giobbe, alcune affermazioni che ci f
anno venire i brividi; per esempio, quando
Giobbe chiede a Dio: «
che cosa ti ho fatto, aguzzino dell’uomo?
» (7,20). Oppure: «
perché
mi hai fatto uscire dal grembo?
Sarei morto senza che occhio
mi vedesse e sarei come se
non fossi mai esistito, condotto dall’utero alla tomba
» (10,18-19). Come si vede, parole
molto forti, ma soprattutto parole che sm
entiscono il luogo comune che parla della
“pazienza di Giobbe”. Altro che pazienza: Gi
obbe è «l’impaziente che sfida Dio» (questo il
titolo di uno studio biblico tenuto qualc
he anno fa dal pastore Ricciardi)".
Quando leggo queste cose mi viene in mente una riflessione. In genere l'opera rivela qualcosa dell'artista. Osservando ad esempio i quadri di Picasso si può dedurre qualcosa sulla sua personalità. Idem per Van Gogh. Ora mi chiedo, se l'universo e la vita umana sono l'opera prodotta dall'artista Dio, questo Dio, che permette che la vita stessa si fondi sulla morte e sulla sofferenza, che personalità può avere?
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Stazione meteo http://www.wunderground.com/weathers...p?ID=ILAZIOFO2
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