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  1. #361
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    intanto in ucraina viene abolita la festa del primo maggio...

  2. #362
    Uragano
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da original pio Visualizza Messaggio
    intanto in ucraina viene abolita la festa del primo maggio...
    E come mai?

  3. #363
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Stefano De C. Visualizza Messaggio
    E come mai?
    Ucraina, abolito il Primo Maggio. Sostituito da festa nazista |
    chissa', forse al governo(dopo un colpo di stato) abbiamo gente che ....
    Ultima modifica di original pio; 28/03/2014 alle 22:45

  4. #364
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Rws Visualizza Messaggio
    Vergogna! Questo è un nobel per la pace...

    Obama: Crimea, nessuna analogia con l'Iraq. Obama, che era contrario alla
    guerra in Iraq, oggi a Bruxelles ha comunque respinto ogni analogia con la situazione in Ucraina: "Anche in Iraq - ha detto a Bruxelles - l'America ha cercato di lavorare all'interno del sistema internazionale. Non abbiamo reclamato o annesso il territorio dell'Iraq, né abbiamo preso le sue risorse per il nostro profitto. Al contrario, abbiamo concluso la guerra e lasciato l'Iraq al proprio popolo, in modo che un Iraq pienamente sovrano possa prendere decisioni sul suo futuro".
    vangelo

  5. #365
    Burrasca L'avatar di Ciccio Scozzese
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Intanto il buon Vladimiro butta lì, tra il serio e il faceto, che la Transnistria farà a breve la fine della Crimea.
    "Se le sciocchezze fossero materia imponibile, alcuni personaggi subirebbero aliquote confiscatorie"

    Ciao Tub.

  6. #366
    Rws
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina


  7. #367
    Rws
    Ospite

    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    In Europa intanto

    La Germania e il gas russo.
    Intanto a Berlino il ministro dell'Economia e vice cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel ha detto che non c'è "alternativa sensata" alle forniture di gas russo ed è improbabile che Mosca blocchi le forniture dirette verso l'Europa a causa della crisi in Ucraina. "Anche nei momenti più bui della guerra fredda la Russia ha rispettato i suoi contratti", ha detto ancora Gabriel durante un convegno secondo quanto riporta il Neue Osnabruecker Zeitung.

  8. #368
    Rws
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    E ricordiamo sempre che questo

    South Stream - Wikipedia

    è considerato fortemente a rischio.

    Saipem si aggiudica appalto di 2 miliardi per il gasdotto South Stream - Il Sole 24 ORE

    Scaroni pessimista sul South Stream: "Futuro fosco con l'Ucraina" - Repubblica.it

    Vediamo un po, la Russia ha solo da perdere, noi pure, chi ci guadagna?

  9. #369
    Rws
    Ospite

    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Ma tu guarda, mi ero quasi completamente bevuto la storia dello shale gas.
    Non che ora abbia qualche certezza, però però...

    ComeDonChisciotte - L'ESPORTAZIONE DELLA STUPIDITA'

    DI RICHARD HEINBERG
    Resilience.org

    Il Congresso questa settimana sta convocando alcune audizioni sulla possibile revoca del divieto alle esportazioni di petrolio da parte degli Stati Uniti, istituita nel 1970 per promuovere l'autosufficienza nazionale di energia, e ha invitato un certo numero di “esperti” con dubbi legami con l’industria petrolifera e del gas per convincerli del fatto che è una buona idea. Dopo la quasi annessione della Crimea da parte della Russia, i politici americani vogliono tagliare il più grande patrimonio geopolitico del presidente russo Vladimir Putin. Se gli Stati Uniti fornissero all'Europa grandi quantità di carburante, ciò ridurrebbe la dipendenza del continente dalla Russia, privando Putin di questi introiti tanto necessari.


    I parlamentari di entrambi i partiti stanno utilizzando le audizioni anche per sollecitare l'amministrazione Obama ad accelerare le esportazioni di gas naturale come una copertura contro la minaccia di un taglio di forniture di gas da parte della Russia verso l'Ucraina e altri paesi. Quattro nazioni dell'Europa centrale, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, hanno già fatto una richiesta formale per le esportazioni americane.
    C'è solo un piccolo problema che riguarda queste brame ardenti e queste buone intenzioni. Fondamentalmente, gli Stati Uniti non hanno petrolio o gas da esportare.
    Certo, la nostra nazione produce un sacco di combustibili, e le quantità sono cresciute negli ultimi anni. Ma gli Stati Uniti rimangono un importatore netto di petrolio e di gas naturale. Ripeto e sottolineo che gli Stati Uniti sono ancora importatori netti di petrolio e gas naturale.
    Nel 2013 gli Stati Uniti hanno prodotto circa 7,5 milioni di barili di greggio al giorno, ma ne hanno importati altrettanti. Anche se il ritmo di produzione nazionale sta ancora aumentando, è probabile che se aggiungeranno circa 1,5 mb/g per poi iniziare a diminuire. La probabile rapidità del declino è una questione controversa: la Energy Information Administration prevede un lungo pleateau e poi una lenta diminuzione, mentre la nostra analisi interna al Post Carbon Institute indica un calo più rapido. In entrambi i casi, è estremamente improbabile che l'America potrà mai ridiventare un esportatore netto di petrolio.
    L'anno scorso gli Stati Uniti hanno prodotto 24,28 trilioni di piedi cubici di gas naturale, una quantità record. Tuttavia, abbiamo ancora importato 2,5 trilioni di piedi cubici di gas (l’11 per cento del consumo totale). L'andamento del ritmo della produzione di gas degli Stati Uniti si è stabilizzato e (secondo la nostra analisi) è probabile che inizi a declinare nei prossimi anni, proprio quando saranno messi in funzione i nuovi terminali per l’esportazione di di gas naturale liquefatto (GNL).
    Invece, sono state fatte affermazioni straordinarie sul potenziale del petrolio e del gas negli Stati Uniti, ora che l'industria ha sviluppato ilfracking e le tecniche di perforazione orizzontale nelle formazioni shale in Texas, North Dakota, Pennsylvania, e altrove. Ma, come ho sostenuto nel mio libro Snake Oil: How Fracking’s False Promise of Plenty Imperils Our Future, queste affermazioni sono assolutamente esagerate. Una valutazione molto più accurata delle prospettive del settore deriva dalla sua pubblicazione in anteprima dell'Oil & Gas Journal, che parla di riduzione delle riserve stimate che si avvicinano ai 35 miliardi di dollari per i quindici principali operatori shale. Il Journal cita "[…]le analisi recenti di Energy Aspects, una società di consulenza per le materie prime, indicano sei anni di progressivo peggioramento della performance finanziaria di 35 società indipendenti focalizzate sul gas e il petrolio shale negli Stati Uniti." Questo peggioramento della performance finanziaria arriva nonostante l’aumento della produzione e il passaggio, dal 2010, dalle perforazione di gas naturale a quelle di combustibili liquidi a maggior valore aggiunto (greggio e GNL).
    L’Oil & Gas Journal cita l'analisi di Ivan Sandrea, un associato di OIES e collaboratore di primo piano di Ernst & Young London, che suggerice che "se non verranno migliorate le performance finanziarie, i mercati dei capitali non sosterranno le continue trivellazione necessarie per mantenere la produzione da risorse non convenzionali." Sandrea prevede che "alcuni operatori dell’industria dovranno ristrutturare e concentrarsi maggiormente sulle zone che hanno le risorse più appetibili, forse pari al 40 % delle attuali stime."
    Quindi, cosa dovremmo riuscire a esportare?
    In realtà, il parlare di esportazioni di petrolio e di gas non è stato provocato da un eccesso di capacità produttiva o da acume geopolitico, ma solo dalla vecchia ricerca del profitto. L'industria petrolifera statunitense attualmente è inguaiata dalla mancata corrispondenza tra la qualità del petrolio che viene sempre più prodotto nella nazione (greggio leggero dai giacimenti di Bakken e di Eagle Ford) e le qualità che le nostre raffinerie possono accettare (qualità più pesanti di greggio, ad esempio quelle delle sabbie bituminose del Canada). L’abolizione dei vincoli legali all’esportazione di petrolio per gli Stati Uniti aiuterebbe i raffinatori a risolvere questo problema temporaneo.
    Nel frattempo, l'industria americana del gas naturale soffre per i bassi prezzi interni di vendita, problema la cui colpa è unicamente dell’industria stessa. Nel corso degli ultimi anni, le aziende di shale gas hanno prodotto in eccesso, per poter aumentare il valore dei loro asset(licenze di trivellazione per milioni di ettari) , facendo così scendere i prezzi sotto ai costi effettivi di produzione. Se un po’ del gas naturale degli Stati Uniti potrà essere esportato grazie ai terminali GNL che sono in costruzione, ciò farebbe aumentare i prezzi sul mercato interno. Tuttavia, potrebbe anche rendere vane le reiterate promesse del settore sul tenere bassi i prezzi, promesse che hanno attirato l'industria chimica per ricostruire gli impianti di produzione nazionali e che hanno sedotto le imprese che producono elettricità per passare dalla combustione del carbone a quella del gas naturale, ma comunque erano solo parole.
    Questa è la verità sul pandemonio che si sta alzando sulle esportazioni di gas e petrolio. Per quanto riguarda invece l'idea di fare tremare Vladimir Putin nei suoi stivali grazie allo tsunami di greggio e gas naturale dall'America, lasciate perdere. Putin sta infatti probabilmente tremando, ma dalle risate.
    Forse l'America invece dovrebbe prendere in considerazione l'esportazione della stupidità. È una risorsa che sembra davvero essere in surplus.
    ****************************
    RICHARD HEINBERG
    Resilience.org

    Link: Export Stupidity

  10. #370
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    Predefinito Re: Evoluzione della crisi ucraina

    Citazione Originariamente Scritto da Rws Visualizza Messaggio
    Ma tu guarda, mi ero quasi completamente bevuto la storia dello shale gas.
    Non che ora abbia qualche certezza, però però...

    ComeDonChisciotte - L'ESPORTAZIONE DELLA STUPIDITA'

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    Il Congresso questa settimana sta convocando alcune audizioni sulla possibile revoca del divieto alle esportazioni di petrolio da parte degli Stati Uniti, istituita nel 1970 per promuovere l'autosufficienza nazionale di energia, e ha invitato un certo numero di “esperti” con dubbi legami con l’industria petrolifera e del gas per convincerli del fatto che è una buona idea. Dopo la quasi annessione della Crimea da parte della Russia, i politici americani vogliono tagliare il più grande patrimonio geopolitico del presidente russo Vladimir Putin. Se gli Stati Uniti fornissero all'Europa grandi quantità di carburante, ciò ridurrebbe la dipendenza del continente dalla Russia, privando Putin di questi introiti tanto necessari.


    I parlamentari di entrambi i partiti stanno utilizzando le audizioni anche per sollecitare l'amministrazione Obama ad accelerare le esportazioni di gas naturale come una copertura contro la minaccia di un taglio di forniture di gas da parte della Russia verso l'Ucraina e altri paesi. Quattro nazioni dell'Europa centrale, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, hanno già fatto una richiesta formale per le esportazioni americane.
    C'è solo un piccolo problema che riguarda queste brame ardenti e queste buone intenzioni. Fondamentalmente, gli Stati Uniti non hanno petrolio o gas da esportare.
    Certo, la nostra nazione produce un sacco di combustibili, e le quantità sono cresciute negli ultimi anni. Ma gli Stati Uniti rimangono un importatore netto di petrolio e di gas naturale. Ripeto e sottolineo che gli Stati Uniti sono ancora importatori netti di petrolio e gas naturale.
    Nel 2013 gli Stati Uniti hanno prodotto circa 7,5 milioni di barili di greggio al giorno, ma ne hanno importati altrettanti. Anche se il ritmo di produzione nazionale sta ancora aumentando, è probabile che se aggiungeranno circa 1,5 mb/g per poi iniziare a diminuire. La probabile rapidità del declino è una questione controversa: la Energy Information Administration prevede un lungo pleateau e poi una lenta diminuzione, mentre la nostra analisi interna al Post Carbon Institute indica un calo più rapido. In entrambi i casi, è estremamente improbabile che l'America potrà mai ridiventare un esportatore netto di petrolio.
    L'anno scorso gli Stati Uniti hanno prodotto 24,28 trilioni di piedi cubici di gas naturale, una quantità record. Tuttavia, abbiamo ancora importato 2,5 trilioni di piedi cubici di gas (l’11 per cento del consumo totale). L'andamento del ritmo della produzione di gas degli Stati Uniti si è stabilizzato e (secondo la nostra analisi) è probabile che inizi a declinare nei prossimi anni, proprio quando saranno messi in funzione i nuovi terminali per l’esportazione di di gas naturale liquefatto (GNL).
    Invece, sono state fatte affermazioni straordinarie sul potenziale del petrolio e del gas negli Stati Uniti, ora che l'industria ha sviluppato ilfracking e le tecniche di perforazione orizzontale nelle formazioni shale in Texas, North Dakota, Pennsylvania, e altrove. Ma, come ho sostenuto nel mio libro Snake Oil: How Fracking’s False Promise of Plenty Imperils Our Future, queste affermazioni sono assolutamente esagerate. Una valutazione molto più accurata delle prospettive del settore deriva dalla sua pubblicazione in anteprima dell'Oil & Gas Journal, che parla di riduzione delle riserve stimate che si avvicinano ai 35 miliardi di dollari per i quindici principali operatori shale. Il Journal cita "[…]le analisi recenti di Energy Aspects, una società di consulenza per le materie prime, indicano sei anni di progressivo peggioramento della performance finanziaria di 35 società indipendenti focalizzate sul gas e il petrolio shale negli Stati Uniti." Questo peggioramento della performance finanziaria arriva nonostante l’aumento della produzione e il passaggio, dal 2010, dalle perforazione di gas naturale a quelle di combustibili liquidi a maggior valore aggiunto (greggio e GNL).
    L’Oil & Gas Journal cita l'analisi di Ivan Sandrea, un associato di OIES e collaboratore di primo piano di Ernst & Young London, che suggerice che "se non verranno migliorate le performance finanziarie, i mercati dei capitali non sosterranno le continue trivellazione necessarie per mantenere la produzione da risorse non convenzionali." Sandrea prevede che "alcuni operatori dell’industria dovranno ristrutturare e concentrarsi maggiormente sulle zone che hanno le risorse più appetibili, forse pari al 40 % delle attuali stime."
    Quindi, cosa dovremmo riuscire a esportare?
    In realtà, il parlare di esportazioni di petrolio e di gas non è stato provocato da un eccesso di capacità produttiva o da acume geopolitico, ma solo dalla vecchia ricerca del profitto. L'industria petrolifera statunitense attualmente è inguaiata dalla mancata corrispondenza tra la qualità del petrolio che viene sempre più prodotto nella nazione (greggio leggero dai giacimenti di Bakken e di Eagle Ford) e le qualità che le nostre raffinerie possono accettare (qualità più pesanti di greggio, ad esempio quelle delle sabbie bituminose del Canada). L’abolizione dei vincoli legali all’esportazione di petrolio per gli Stati Uniti aiuterebbe i raffinatori a risolvere questo problema temporaneo.
    Nel frattempo, l'industria americana del gas naturale soffre per i bassi prezzi interni di vendita, problema la cui colpa è unicamente dell’industria stessa. Nel corso degli ultimi anni, le aziende di shale gas hanno prodotto in eccesso, per poter aumentare il valore dei loro asset(licenze di trivellazione per milioni di ettari) , facendo così scendere i prezzi sotto ai costi effettivi di produzione. Se un po’ del gas naturale degli Stati Uniti potrà essere esportato grazie ai terminali GNL che sono in costruzione, ciò farebbe aumentare i prezzi sul mercato interno. Tuttavia, potrebbe anche rendere vane le reiterate promesse del settore sul tenere bassi i prezzi, promesse che hanno attirato l'industria chimica per ricostruire gli impianti di produzione nazionali e che hanno sedotto le imprese che producono elettricità per passare dalla combustione del carbone a quella del gas naturale, ma comunque erano solo parole.
    Questa è la verità sul pandemonio che si sta alzando sulle esportazioni di gas e petrolio. Per quanto riguarda invece l'idea di fare tremare Vladimir Putin nei suoi stivali grazie allo tsunami di greggio e gas naturale dall'America, lasciate perdere. Putin sta infatti probabilmente tremando, ma dalle risate.
    Forse l'America invece dovrebbe prendere in considerazione l'esportazione della stupidità. È una risorsa che sembra davvero essere in surplus.
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    Link: Export Stupidity
    Poche volte ho visto tante sciocchezze riassunte in un solo articolo. L'Europa stessa ha riserve di shale gas in abbondanza (anche l'Ucraina, guarda caso), così come ci sono riserve abbondanti e neppure esplorate in Sudamerica e in Africa...gli USA non premono certo per esportare il proprio gas dato che serve per il loro stesso fabbisogno, come del resto hanno dichiarato piu volte.

    List of countries by recoverable shale gas - Wikipedia, the free encyclopedia
    Versante est dell'alto Casentino - 550mslm - Arezzo - 43°46'30'' N - 11°44'35'' E
    Estremi dal 1/12/05: Minime: -13.4°C (20/12/09) +18.9°C (14/7/11)
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