
Originariamente Scritto da
Hydraulics
D'accordo Clayco, inutile continuare con il fioretto: passiamo alla mazza chiodata (metaforicamente parlando).
E' una cosa diversa da quella espressa nell'altro messaggio, dove sembrava che il principale motivo di realizzazione delle linee AV fosse la riduzione delle emissioni.
Comunque, proviamo a procedere con ordine.
I numeri che conosco sono
abbastanza diversi, soprattutto l'ultimo.
Soia: 36.9% (44 è per la farina)
Fagioli: 23.6%
Carne: 20% (valore medio, non attaccarti alla bresaola)
Il fatto che "non si butti via nulla", nel nostro contesto centrato sulla percentuale di proteine, non ha alcuna rilevanza. Credo nessuno di noi mangi pennelli con setole di maiale al burro e salvia come sostituto della bistecca.
Qui (inizio pagina) si legge che la resa alla macellazione è circa del 60%.
Le celle frigorifere per la conservazione della carne invece sono gratis, e come noto le bestie macellate si trasportano e confezionano da sole. Per i legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli) esiste ad esempio l'essiccazione, che è comoda e ha un costo praticamente nullo: si trovano i sacchetti in tutti i supermercati.
Hmmm, no, neanche per idea.
Sono 85 kg per
l'Italia (pdf); 100 kg negli
USA.
Il primo è un
ottimo raccolto,
qui si parla di una media di 9 in Italia, con possibilità di arrivare a 10-12 abbastanza comunemente: ti concedo 12 t/ha.
L'umidità del silomais invece è completamente sbagliata: è la
percentuale secca ad essere fra il 30 e il 35%, quindi la produzione di silomais è pari a circa 24 t/ha.
Inoltre dal tuo discorso sembrerebbe quasi che i bovini mangino solo silomais, mentre non è vero:
questa pubblicazione (pdf) riporta a pag.7 la dieta del vitellone di oltre 400 kg in 3 regioni, e guarda un po'! queste simpatiche bestiole si ingozzano quotidianamente di mangimi per una quantità che va da
5.5 a 7.5 kg. In tutto buttano giù dai 10 ai 20 kg di roba al giorno (secondo link che ho fornito, in fondo alla pagina). Dato che nella stessa pagina, in basso, scrivono che l'aumento di peso giornaliero è di 1.30 kg, ne deduciamo che l'ICA (indice di conversione dell'alimento) è poco più di 10.
La cifra viene sostanzialmente confermata da
questo documento (pdf) - presentato al
World Italian Beef Cattle Congress e quindi sicuramente non di parte - dove, fra le altre cose, si legge che il contenuto in proteine della dieta è poco meno del 16%. Niente male per dei semplici ruminanti che secondo le tue parole si dovrebbero bucolicamente cibare
Dato che la percentuale di proteine medie nella carne è pari a 20, i bovini convertono proteine vegetali in animali in un rapporto che, con buona approssimazione, è 1 a 10.
E' anche corretto dire che al diminuire delle dimensioni dell'animale allevato questo rapporto migliora, arrivando ad essere circa 1:3 per i polli (ma il tuo articolo se la prende con Rifkin e le sue critiche ai bovini); in altri termini, all'aumentare delle dimensioni diminuisce l'efficienza, e questo si verifica anche per i diversi stadi di allevamento, ad esempio vitello (migliore) > vitellone > manzo (peggiore).
Sul raffronto di terre necessarie, un articolo liberamente accessibile (ovviamente peer review) dove si trova un buon numero di informazioni è
Quantification of the environmental impact of different dietary protein choices di Lucas Reijnders and Sam Soret,
American Journal of Clinical Nutrition, Vol. 78, No. 3, 664S-668S, September 2003
dal quale mi sembra doveroso riportare questo breve tratto
Il broiler è il nostro "pollo da batteria".
Questi valori sono coerenti con quelli che ho sempre trovato nella letteratura scientifica di settore: l'estensione di terreno necessaria nei due casi è in un rapporto che va da 1:5 fino a 1:20 a seconda delle ipotesi, a parità di contenuto proteico e calorico, proporzione in larga parte dovuta al fatto che, appunto, gli animali non mangiano solo erba di campo ma gli si dà una buona percentuale di proteine integrative. Se prendiamo un valore medio pari a 10 considerando la soia, passando ai legumi si scende fino a 1:5, dato che il loro contenuto proteico medio è circa la metà (18/20% contro il 37%); e con questo è risolto il problema dell'equivalenza proteica anche qualitativamente.
Insomma, comunque la si voglia mettere, le terre non sono le stesse.
Potremmo continuare la discussione passando all'analisi energetica e oltre, ma credo che questo OT sia durato anche troppo a lungo: ho risposto solamente per fare chiarezza sulla questione ed evitare che qualcuno, leggendoti, possa credere che inserire o meno carne in una dieta richieda l'impiego di uguale terreno ed energia e sia ininfluente sulle emissioni di GHG. La letteratura in merito è sterminata, ma soprattutto non mi risultano documenti scientificamente consistenti che mostrino risultati nella direzione opposta.
Clayco, gli allevatori non sono i responsabili di tutti i mali del mondo, ma non possono nemmeno essere fatti passare come dei benefattori dell'umanità come stai cercando di fare. Secondo me hai pienamente ragione a prendertela per leggi e regolamenti insensati, e a lamentarti per campagne a tratti francamente eccessive; fai invece
molto male a scrivere documenti e messaggi zeppi di errori e con tesi indifendibili - dai quali non si capisce se ignori semplicemente le cose o parli in malafede - perché la tua credibilità scende fino a rasentare lo zero assoluto essendo tu uno del settore.
Grazie comunque per avermi dato l'opportunità di rispolverare documenti che erano sepolti da tempo nella mia biblioteca, informatica e non.

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